Il mistero del gruppo 0 RH negativo, modificazione genetica o aliena

Una percentuale pari al 15% della popolazione mondiale è diversa dal restante 85%. Le differenze sembrano sostanziali in quanto riguardano il fisico, la mente e persino la spiritualità dell’individuo.   Questi individui hanno tutti gruppo sanguigno 0 RH (-) ovvero gruppo sanguigno unico.

L’origine del gruppo sanguigno 0 RH Negativo (-) è un argomento affascinante e controverso allo stesso tempo, quindi, non proprio facile da trattare, tenuto anche conto dello scetticismo generale verso le tesi a sostegno delle varie teorie che cercano di fornire una risposta.

Ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino ma quando l’obiettivo di una ricerca è la verità ogni elemento, anche il più insignificante deve essere analizzato, anche quando si tratti di una semplice coincidenza.

La ricostruzione teorica dell’evento che è alla base dell’origine del gruppo 0 RH(-) che mi piace trattare in queste quattro righe, seppure anch’essa con evidenti carenze di elementi chiave che possano confermare alcune delle ipotesi che la supportano, tratta l’argomento partendo da dati reali inconfutabili che vanno a creare la grande curiosità sull’evento, anche se più che di curiosità, potremmo parlare di bisogno di verità assoluta, da sempre obiettivo del pensiero umano.

Partiamo dal dato che una percentuale pari al 15% della popolazione mondiale è diversa dal restante 85%. Le differenze sembrano sostanziali in quanto riguardano il fisico, la mente e persino la spiritualità dell’individuo.

Questi individui hanno tutti gruppo sanguigno 0 RH (-) ovvero gruppo sanguigno unico.

Perché unico? Ebbene, il sangue di questi individui è privo dell’antigene RHESUS  che caratterizza l’85% della popolazione mondiale e che rappresenta il diretto gruppo discendente che accomuna l’uomo alla scimmia (specie dotata anch’essa di questo antigene).

Quindi possiamo affermare che per almeno il 15% della popolazione mondiale la teoria di Darwin sull’Evoluzione della specie, non vale.

Breve parentesi: questo articolo non vuole assolutamente mettere in dubbio le convinzioni e le credenze di ognuno di noi ma semplicemente porre l’attenzione su una delle ricostruzioni teoriche sull’origine di quello che rimane un mistero ancora irrisolto, il gruppo 0 RH Negativo.

Quindi parliamo di questa ipotesi un po’ fantascientifica, partendo dall’Homo Erectus abitante del pianeta Terra 1,5 milioni di anni fa.

Tutto sarebbe partito dall’invasione della terra da parte di una specie ”Aliena” proveniente da NIBIRU, un pianeta del sistema solare a rischio estinzione a causa dell’eccessiva esposizione solare, dalla quale si proteggevano “a scudo” con un metallo di cui il nostro pianeta Terra è ricco, ORO.

Giunti sulla Terra, che per questi Alieni rappresentava un giacimento vitale, il problema principale fu come estrarre questo oro. La soluzione la trovarono  nell’Homo Erectus che sottomisero facilmente al loro potere, essendo dotati di tecnologie e intelligenza superiori, schiavizzandolo per i loro bisogni. Le difficoltà di controllo di questa specie terrestre, indusse gli alieni ad intervenire geneticamente sperimentando prima ed iniettando poi, un sangue diverso da quello di cui era dotato l’Homo Erectus, un sangue che intervenendo sull’assetto genetico lo modificava, rendendo H.E. docile e ammaestrabile.

Questa teoria, oggi viene osteggiata o ancora peggio ignorata, senza tenere conto che segni evidenti di questa manipolazione genetica (Aliena o no che dir si voglia), si ritrovano secoli e secoli dopo l’Homo Erectus, sull’antico Uomo di Cro-Magnon risalente a 40.000 anni fa e sulla popolazione basca di Spagna e Francia, luoghi in cui la popolazione con alto tasso di percentuale RH negativa veniva studiata con esperimenti, test e investigazioni di ogni genere, in ambito genetico e riproduttivo.

Prima della scoperta, nel 1900 dei gruppi sanguigni, il tema sangue era poco compreso con conseguenze a volte tragiche.

Fu durante la guerra civile americana, nel 1861/65 quando almeno 600.000 persone persero la vita, che nacque la necessita di fare trasfusioni di sangue per cercare di salvare le vite dei soldati feriti. I medici militari non ebbero altre opzioni se non quella di iniettare sangue di individui sani e robusti nelle vene dei feriti per cercare di salvare le loro vite. In alcuni casi tutto funzionava alla perfezione, ma in altre occasioni invece, si otteneva esattamente l’effetto opposto, dopo la trasfusione il paziente moriva. Una roulette russa insomma.

Le ragioni di questa differenza di reazione dei pazienti alle trasfusioni di sangue, erano ovviamente sconosciute e quindi le trasfusioni divennero l’ultima risorsa per cercare di salvare una vita umana visto i rischi che comportava.

Solo nel XX secolo, era l’anno 1900, il biologo austriaco Karl Landsteiner   avrebbe scoperto i gruppi sanguigni A, B e 0, che gli valse il premio nobel per la medicina nel 1930. Successivamente due colleghi di Landsteiner avrebbero scoperto il gruppo AB e lo stesso Landsteiner   avrebbe aggiunto ai suoi meriti la scoperta del fattore Rh (e fu anche il primo ad identificare nel 1908, il virus della poliomelite). Un grande scienziato dunque, che passo alla storia per aver cambiato la storia della medicina.

Inutile dire che la sua scoperta fu straordinaria in quanto mise in luce il fatto che il siero sanguigno, ovvero, la porzione liquida che comprende le cellule ematiche, non è identica in tutti gli esseri umani, dimostrando così che il sangue non è tutto uguale, da questa scoperta ci si rese conto delle varie incompatibilità che portarono alla morte nelle trasfusioni del passato.

Ci vollero comunque quarant’anni per scoprire dopo vari esperimenti sulle scimmie, precisamente sui macachi rehesus, compatibili al 93 per cento con l’essere umano e proprio per questo usati come modello per innumerevoli test genetici.

Landsteiner cominciò a iniettare il sangue dei macachi in altri animali con il solo risultato di ottenere dei coaguli che però porto alla scoperta di un antigene o comunemente detto proteina, fino ad allora completamente sconosciuto alla comunità scientifica. Tutto questo non tantissimo tempo fa nel 1940 probabilmente periodo dei genitori di molti di noi.

Si scoprì così l’antigene che venne appunto chiamato RH direttamente dal nome RHESUS a cui faceva riferimento e cioè i macachi. Ma la cosa incredibile è che alcuni individui e non un numero esiguo, circa il 33 per cento, era sprovvisto di questo fattore e da qui la scoperta degli RH NEGATIVI.

I gruppi sanguigni vennero denominati in A B AB e 0 quindi 4 gruppi. Ci si rese conto che nel gruppo 0 mancava l’antigene, inoltre si comprese che si trattava di un sangue universale, ma non compatibile con altri gruppi, ovvero, il donatore con gruppo RH NEGATIVO poteva donare il suo sangue a tutti (individui con gruppo A, B, AB, 0 RH + e -) ma poteva ricevere solo sangue del gruppo Rh negativo, quindi poteva ricevere solo sangue da un donatore con lo stesso gruppo sanguigno.

La mancanza dell’antigene, ovvero la non conoscenza, non comporto solo problemi per le trasfusioni, ma fu anche la causa di molti aborti spontanei. Ma di questo vi parlerò in un altro articolo specifico sul gruppo 0 rh negativo e le sue caratteristiche.

Parlare di una mutazione aliena, quindi, non è una teoria che possiamo sostenere alla leggera, potremmo altresì pensare a una mutazione, così come coloro che hanno la pelle chiara o scura, i capelli biondi o neri, queste mutazioni sono dovute a un pigmento ben determinato la melanina, quindi non possiamo escludere che anche il fattore sanguigno possa aver subito una mutazione genetica spontanea di adattamento a fattori ambientali esterni e quindi non necessariamente indotta da un intervento alieno.

Continuando le mie ricerche storiche mi imbatto in quelli che dovrebbero essere gli RH regnanti ovvero: baschi spagnoli e francesi. A loro ancora oggi è fortemente legata la “leggenda” che li porta ad essere il risultato di una manipolazione genetica della razza umana compiuta appunto da potenti extraterrestri evoluti e che RH regnati abbiano fatto parte di un progetto segreto. Le loro origini risalirebbero a circa 2,6 milioni di anni prima di Cristo, epoca paleolitica fino al 10.000 a.c. L’argomento, di certo, molto affascinante mi porterebbe a scrivere non un articolo, ma un intero libro, quindi mi fermo qui, augurandomi che qualcuno di voi decida di approfondire questa affascinante teoria.

Le caratteristiche fisiche dei baschi, corporatura muscolosa, ampie spalle, braccia massicce e forti ci riporta ai Cro-Magnon con caratteristiche simili agli stessi baschi e allora la domanda nasce spontanea: anche i Cro-Magnon erano rh negativi? Quasi sicuramente si.

Ciò si evidenzia dal fatto che ancora oggi nelle aree dove si rileva il maggior numero di soggetti rh negativo (Canarie e le montagne dell’Atlante-Marocco) gli uomini Cro-magnon proliferarono. Tutto questo da scoperte effettuate da studiosi che fecero risalire questo popolo intorno a 30.000 anni fa questo naturalmente ci porta a pensare che la modificazione genetica di cui sopra avvenne proprio con loro. Un approfondimento in merito a questa antica popolazione vale la pena di farlo, esso è veramente un mondo affascinante per risalire all’evoluzione dell’uomo, considerando che a detta degli studiosi, furono proprio loro gli artefici della scomparsa dell’uomo di Neanderthal e questo a scopo di preservare la specie “Aliena”.

Esistono a questo proposito numerose leggende che ci portano a riflettere su come avvenne l’estinzione sulla terra di alcune specie animali (dinosauri e altre specie). Queste ci riportano al cosi detto spirito di conservazione che potrebbero aver avuto gli extraterrestri per salvare il loro numero crescente di rh negativi, andando a manipolare con un virus letale le altre razze e creando così la loro estinzione.

Ora se dobbiamo rapportarci alle leggende, con poche basi pratiche ma molto teoriche, la storia ci indirizza inevitabilmente verso un gruppo leggendario di potenti entità conosciute con il nome di Annunaki, nel cuore delle antiche culture mesopotamiche (sumeri, assiri e babilonesi).

Si dice che, prima che un gigantesco diluvio devastasse la terra e uccidesse milioni di persone, una potente razza di esseri leggendari discese sulla terra dal cielo, giganti alti dai 2,5 ai 3 metri, rettili bipedi, che avevano il potere di cambiare forma. Questa storia ancora oggi appartiene alle credenze e alle tradizioni dei sumeri. Ma chi erano in realtà gli Annunaki, insegnanti, giudici, esperti in tecnologia, specie di Dei, non venerati in senso religioso, ma per la loro superiorità intellettiva? la cui collocazione, appunto, come anticipato all’inizio, era sul pianeta NIBIRU? Quindi, ritorniamo all’inizio, dove saremmo stati invasi da un popolo alieno a rischio estinzione.

Niburu è un pianeta che si avvicina alla terra ogni 3600 anni e ogni volta in maniera pericolosa provocando danni considerevoli. I motivi per i quali gli Annunaki scelsero la terra furono: la ricerca dell’oro, elemento fondamentale per salvare il loro pianeta e allungare la loro esistenza. A questa ulteriore informazione ci si è collegati nel tempo con la famosa pietra filosofale e la bianca polvere d’oro che secondo le loro teorie sarebbe stato il veicolo della “luce della vita” cioè la formula dell’immortalità e poteri soprannaturali…Higlander insomma per capirci.

Ma anche la Bibbia cita di vite straordinariamente lunghe, Matusalemme e il suo nipote Noè vissero infatti, quasi 1000 anni. Che gli sia stata data la bianca polvere d’oro da generosi Annunaki?

Un passo della Bibbia Giovanni 6:50-51, riporta: “questo è il pane che discende dal cielo perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Ecco, tutto questo ci fa pensare che nella sovrapposizione tra scienza e religione gli Annunaki avessero bisogno di questa polvere d’oro per sopravvivere più a lungo di ogni altra specie, mentre gli umani facendo forza sulla fede si accontentarono di quello che poi divenne il tempo dovuto, che all’epoca era di circa 120 anni.

La storia sarebbe ancora molto lunga per arrivare fino ai giorni nostri e agli esperimenti, dalla nascita dell’uomo a quella della donna tramite una sua costola, dalle discendenze ai rapimenti alieni oggi testimoniati da alcune persone, passando poi alle sperimentazioni della Nasa su soggetti ritenuti appetibili per le loro ricerche della verità assoluta e delle manipolazioni genetiche per la creazione dell’essere perfetto.

Un dato su tutti e non a caso, voglio riportarvelo: la più alta percentuale di RH negativi si riscontra in personaggi importanti della storia e dell’attualità, soprattutto nelle monarchie. La famiglia reale britannica per esempio, con la regina Elisabetta in testa che è di sangue 0 RH negativo e dall’alto dei suoi 92 anni suonati gode tutt’oggi di ottima salute.

Potrei parlarvi di questo argomento per giorni e, in ogni caso, non ne verremmo a capo, ognuno ha la sua teoria, la sua fede, le sue credenze, i suoi punti di riferimento. Una cosa però è certa la curiosità non vuol dire modificare il proprio punto di vista, ma semplicemente dare una visione più ampia a ciò che oggi la scienza ancora non riesce a spiegare in maniera certa e tangibile.

Se siete riusciti ad arrivare fino in fondo a quest’articolo, meritate di essere puniti e quindi vi comunico che ne seguirà un altro, a breve, sulle caratteristiche del gruppo O RH negativo e gli eventuali nessi tra alcune patologie fisiche ed emotive.

Per ora ciò che posso dirvi e che io più che aliena mi sento felice che il mio gruppo sanguigno possa dare un goccio di vita a tutti nessuno escluso.

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Le malattie autoimmuni e il dolore dell’anima

La cura del proprio corpo e della propria anima è condizione essenziale per far sì che la macchina possa superare la “revisione” e continuare a viaggiare in sicurezza.

Cosa sapete sulle malattie autoimmuni? Bisogna partire sempre dalle origini delle cose per scoprire, che le conseguenze che da esse ne derivano, sono purtroppo nefaste per la nostra salute e il nostro equilibrio psicofisico.

Il nostro corpo è una macchina perfetta che regge unicamente su una combinazione di variabili a seconda delle origini, dell’ambiente ma soprattutto dalla genetica e dall’ ereditarietà dei fattori che possono comunque influire sull’ insorgenza di malattie presenti nel nostro organismo ma silenti anche per tutto il corso della nostra esistenza.

Noi possiamo essere una delle cause scatenanti.

L’ignoranza di base delle componenti basiche del buon funzionamento del nostro organismo, purtroppo restano tali, o per lo meno non vengono prese in considerazione fino a quando il problema diventa attivo e quindi per forze di causa maggiore deve essere affrontato.

A quel punto il problema diventa malattia e come tale deve essere adeguatamente affrontato con cure e farmaci che inizialmente vanno ad aggredire il nemico per porre fine alle sofferenze che esso crea con la sua venuta.

Poi si inizia inevitabilmente un percorso a scelta, la medicina come unico mezzo di contrasto, o la medicina associata a una consapevolezza di poter modificare o per lo meno alleggerire il percorso di ciò che sembra un labirinto senza uscita.

La cura del proprio corpo e della propria anima è condizione essenziale per far sì che la macchina possa superare la “revisione” e continuare a viaggiare in sicurezza.

Viaggereste voi senza olio nel motore? No! Brucerebbe tutto, e senza benzina? Non potreste andare da nessuna parte.

Quindi è necessario che alla base di tutto ci sia una buona manutenzione e una corretta cura e attenzione di ciò che ci appartiene. In questo caso il nostro corpo.

Ritengo necessario essere seguiti da medici, non sono per le cure fai da te, ma il lavoro più duro ed importante deve comunque sempre partire dalla nostra testa e dall’autostima che abbiamo o che dobbiamo costruire nella nostra mente.

La forza è la determinazione nel voler capire i segnali del corpo, può portarci ad avere il pieno potere di azione nell’ ottenere una buona qualità della vita anche convivendo con una patologia che sembra non essere risolvibile.

Non dico che sia facile, e non dico che sia da tutti, ma come tutte le cose difficili, si inizia piano piano con piccoli gesti quotidiani che possono alleggerire la parte interiore e in molti casi questo basta per rendere meno gravosa l’afflizione del dolore.

Lo stress è nemico della maggior parte delle patologie.

Oggi infatti è diagnostico. In altri termini viene riportato nelle diagnosi mediche come se fosse facile non essere stressati al giorno d’oggi. Ma non deve essere un motivo di accomodamento per giustificare un qualsiasi sintomo fisico.

Esistono fattori molto a rischio per lo stress, il lutto e la separazione ad esempio sono al primo posto nella fascia di stress psicofisico, sono fattori destabilizzanti che scombussolano il sistema immunitario predisponendo chi ha la predisposizione al un tilt fisico e molte volte nell’insorgenza di malattie autoimmuni latenti.

Prendersi cura di sé stessi è un lavoro a tempo pieno senza soste, esiste però una remunerazione a tutto ciò, ed è poter comandare con la propria mente il nostro corpo alleggerendo con la positività dolori e ansie.

Come fare?

Semplice incominciando ad informarsi sulla propria patologia, capire quali cose ci fanno bene e quali potrebbero essere dannose, curare il proprio aspetto sempre nonostante la nostra mente subisca una sorta di rifiuto. Nutrire il nostro corpo con alimenti che possano essere più genuini possibili senza dovervi per questo mortificare per qualcosa a cui voi fa piacere mangiare. Ricordate sempre che ogni rinuncia se viene fatta contro voglia è inutile perché va a sortire esattamente l’effetto boomerang, eliminate con il corpo e colpite con la mente.

Quindi ogni rinuncia deve partire lentamente dalla vostra testa come se fosse una sorta di premio per il vostro corpo e non una sofferenza. Il movimento è importante ma non dovete scalare le montagne o fare body building, semplicemente iniziare a camminare, magari con le cuffiette e una musica che aiutino a non pensare e a disintossicare entrambi gli elementi.

Truccatevi, siate belle per voi stesse, e guardatevi allo specchio sorridendo.

Il mondo se ne accorgerà e se così non fosse voi avrete comunque acquistato punti di autostima che vi serviranno per i momenti più complicati.

Accendete il motore della vostra esistenza e basta scuse, volere è potere e nulla può contro una mente e un corpo che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda all’unisono come una sinfonia d’amore, quello vero, quello per la vita. La vostra.

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…le malattie autoimmuni… e la sessualità

Tutte le malattie autoimmuni croniche e reumatiche sono caratterizzate da un andamento cronico con remissioni e peggioramenti, molte volte possono creare anche stati di disabilità con evoluzioni invalidanti. Tutto questo influisce oltre che nel fisico anche nella gestione psicoemotiva e sessuale dell’individuo. Mentre per la parte psicologica ci si aiuta con sedute da psicoterapeuti competenti, per la parte sessuale esiste ancora oggi un tabù e comunque è un passaggio ignorato completamente dai medici che hanno in cura un paziente cronico.

L’impatto sessuale varia a seconda della patologia e non deve essere intesa solo nell’atto sessuale in se ,ma come nei soggetti sani, la sessualità è multifattoriale ovvero comprende vari fattori che vanno dal quelli biologici, a quelli psicoemotivi, sia in senso affettivo di coppia, sia in senso culturale e sociale.  Essendo inoltre multisistemica poiché comprende anche il sistema nervoso, vascolare, ormonale, muscolare, metabolico e persino immunitario, in molti casi è veramente debilitante.

Tutto questo influisce notevolmente sulla sessualità e la maggior parte dei pazienti non si trova a proprio agio nel parlare dell’argomento con estranei e purtroppo neanche nella coppia, portando così in molti casi veri e propri punti di rottura dovuti soprattutto all’alterazione della qualità di vita della coppia stessa.

La mancanza di comunicazione porta inevitabilmente e stati di depressione. Il tutto ha delle variabili a secondo della patologia ma sta di fatto che di base rimane sempre qualcosa che condiziona la quotidianità e a sua volta la vita di coppia.

Nell’artrite reumatoide che è caratterizzata dalla distruzione progressiva delle articolazioni comportando vari stati di disabilità, la maggiore difficoltà che si riscontra è dovuta al processo degenerativo della motilità delle anche e delle ginocchia , la dispareunia  che può essere anche associata alla sindrome di Sjiogen, dolore . alle articolazioni e affaticamento, questo porta inevitabilmente alla diminuzione del desiderio sessuale, una riduzione della frequenza e una avversione per lo stesso. I pazienti con Ar soffrono in percentuale maggiore di depressione.

soluzione: comunicazione con il partner e ricerca di posizione che possa agevolare il contatto fisico senza procurare dolore o fastidio sia fisico che mentale

Nella spondilite anchilosante la parte principalmente colpita è lo scheletro assiale ovvero la colonna vertebrale partendo dall’osso sacro, toccando l’anca, salendo su per la colonna fino a compromettere le articolazioni di spalla. I sintomi principali sono i dolori alla schiena e rigidità delle articolazioni. Di questa patologia sono colpiti maggiormente i giovani ai quali però molte volte la diagnosi arriva in fase avanzata poiché il movimento tende a nascondere o addirittura far regredire il dolore. In questi casi dove sono coinvolti pazienti giovani, la vulnerabilità verso i problemi sessuali,  le limitazioni fisiche e gli stress emozionali hanno un elevata percentuale di problemi legati all’approccio verso il sesso.

soluzione: comunicazione verbale del proprio stato fisico, ricerca emotiva di un rapporto emozionale collaborativo, percorso di ricerca e studio del proprio corpo in correlazione con le esigenze di entrambi.

Sindrome di Sjogren malattia prevalentemente femminile che colpisce il tessuto ghiandolare causando secchezza delle mucose. Qui abbiamo poco da dire non esiste nulla di più fastidioso di occhi, pelle, bocca e parti intime completamente prive di umido naturale. A volte risulta anche fastidioso il solo bacio figuriamoci il resto.

soluzione : in molti casi vengono prescritti dosaggi ormonali o pillola , nei casi un cui questo non fosse possibile sempre in complicità e comunicazione esistono in commercio dei prodotti per la lubrificazione che se usati con naturalezza possono anche essere un passaggio leggero e complice della coppia.

Sclerosi sistemica caratterizzata da anomalie vascolari e fibrosi che causano vasculopatia di numerosi organi come pelle, polmoni, tratto intestinale, cuore e reni. Negli uomini è altissima la percentuale di disfunzione erettile associata alla patologia. Nelle donne secchezza, ulcere genitali e difficoltà orgasmiche, con insensibilità in molti casi, essendo associata alla sindrome di Raynaud, di capezzoli, lingua e dita. Tutto questo immagino non abbia bisogno di parole per esprimere come ci si possa sentire quando la malattia è in fase attiva.

soluzioni:  in questo caso è necessario un vero e proprio rapporto di complicità con il partner per poter trovare altri punti chiave sensibili che possano far diventare l’atto non un dovere ma un piacere per entrambi.

Nel LUPUS eritematoso sistemico, tutto l’organismo viene coinvolto sia internamente che esternamente quindi diventa difficile capire effettivamente quale punto del corpo è dolente e quale sta per essere attaccato. La stanchezza è la base principale della rinuncia a una vita sessualmente attiva.

soluzioni dosare la propria energia fisica rinunciando agli eccessi per dedicare il tempo giusto a coccole e gratificazioni con il proprio partner

Il filo conduttore di tutto resta comunque sempre il dialogo sereno sulla sessualità sia con i propri partner che con i medici che ci seguono. Una volta ottenuta questa comunicazione aperta i medici dovrebbero insegnare ai pazienti le varie opportunità per affrontare in modo sereno i problemi in essere.

Innanzitutto bisogna spezzare il circolo vizioso della depressione che tali patologie infliggono inevitabilmente, portando il paziente a non sentirsi più utile in quella che è una parte importante della vita di coppia.

Ora mi direte che non è semplice far capire quando e come vorremmo che tutto ciò avvenisse, ma il male peggiore ce lo facciamo noi considerando l’argomento ancora un tabù, non coinvolgendo il nostro partner nella nostra quotidiana lotta alla sopravvivenza, non indicando specificatamente le sensazioni di ansia e di paura  e di inadeguatezza in cui molte volte ci troviamo. Comunicare e vivere, vivere e conquistare, conquistare e combattere, combattere e ottenere.

Lo sappiamo che la vita degli autoimmuni non è facile, che starci vicino non è facile, ma chi vive con una Guerriera/o di sicuro non vedrà mai la vita in bianco e nero. patty5

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…che cosa posso fare per te?…

 

Una domanda così semplice, così naturale, così piena di significato e di amore: Una domanda che pochi fanno, molti non conoscono, tanti ignorano.

L’avidità mentale dell’individuo prevarica su  l’empatia,  su  l’amore, sulla generosità, sui gesti semplici ma fondamentali, gesti che in alcuni casi sono medicine salvavita dell’anima di chi vive realtà devastanti.

Essere compagno, marito, fratello, sorella, genitore, amico di una persona che convive con una patologia cronica invalidante è una missione importante, è qualcosa che segna l’esistenza ma rende coraggiosi coloro che sono in grado di affrontare questa sfida.

Il malato è cosciente dei propri limiti e nella maggior parte dei casi riesce ad essere autonomo e sufficientemente libero nella gestione, chi invece deve stargli accanto non può immedesimarsi nel percorso di convivenza se non entra dentro la dinamica fisica e psicologica della persona cara.

Non è una questione di sopportazione, non è essere presenti ma assenti fondamentalmente, non è esserci che solleva ogni responsabilità nella difficile quotidianità del paziente, ma è la costante manifestazione di attenzioni, non pietismo, che aiuta a non sentirsi mai soli, pur essendo autonomi.

A volte occorre essere anche duri e determinati per far sì che il soggetto non si crogioli nella condizione malato cronico iniziando così un vittimismo che a lungo andare porta sicuramente allo sfinimento di entrambe i soggetti, ma gli scossoni emotivi esistono proprio per far sì che ogni cosa possa essere affrontata con lo spirito e la determinazione di un combattente al fronte.

E’ estremamente importante che le persone che circondano un malato cronico abbiano la piena e totale consapevolezza della malattia, le forme e le sfumature, le variabili e gli estremi. Questo non vuol dire sostituire il medico o annullare la propria esistenza.

Quando si dichiara ad una persona a  cara “ti voglio bene” resta implicito che tale affermazione significa che  vogliamo il loro di bene e automaticamente il nostro nel vedere e percepire un benessere, quindi è fondamentale capire in che modo possiamo donare del bene. Un gesto, un aiuto materiale o psicologico, una carezza e a volte anche solo una parola detta al momento giusto.

Il malato cronico è sufficientemente in grado di gestire la propria patologia, ciò che lo devasta è il mondo che lo circonda, inconsapevole e ignorante di qualcosa che invece dovrebbero conoscere prima di dichiarare il loro bene.

Se non si capisce, se non si conosce, se si giudica, se non si cerca un punto di incontro…non si può voler bene ma si rende tutto più difficile e complicato per chi della propria esistenza né fa un punto di sostegno non per vivere ma per sopravvivere alla realtà quotidiana.

E’ facile stare fuori e sentirsi martiri per il solo fatto di esserci, il vero martirio è uscire da l’ignoranza e condividere ogni sfumatura dell’anima di coloro che hanno solo bisogno di essere considerati esseri combattivi e presenti.

Il malato cronico non ha bisogno di pietà, il malato cronico ha bisogno della propria dignità e di qualcuno che nel momento stesso in cui ti dice “ti voglio bene” conosca il vero significato della frase con il quale si è impegnato ad andare oltre ciò che gli occhi possono vedere.

Il malato cronico è l’arcobaleno ma solo pochi vogliono condividere una vita a colori. Peccato perché il bianco e nero non è più di moda, e i colori vinceranno la sfida con la vita senza inutili fantasmi affianco. Guerriere per sempre. Patty5

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cure alternative, cure tradizionali…non perdiamo di vista il soggetto, il complemento, e l’oggetto…

In questi giorni di forzato riposo dovuto alla classica botta di influenza bestiale post natalizia,  ho avuto modo di leggere, nei vari gruppi, e nel immenso mondo virtuale, tante filosofie di pensiero relative alla cura di alcune patologie in apparenza invalidanti o addirittura mortali, che per alcuni potrebbero essere risolte con metodologie e cure placebo, partendo appunto da un punto fondamentale che è il nostro cervello, dominio di tutti i nostri guai e le nostre infermità.

Ho sempre considerato il cervello come potente ed unico organo in grado di modificare il corso della nostra esistenza, in esso infatti vengono proiettati pensieri, emozioni, reazioni e molto probabilmente anzi quasi certamente certi malesseri sono condizionati in maniera più o meno invalidante proprio da esso, basti pensare a malattie come l’alzheimer  dove lo spegnimento e il consumo progressivo dei neuroni porta a dimenticare in maniera parziale, fino a quella totale, tutto il bagaglio conservato in quella che è la cosa più importante per l’essere umano, la memoria , quindi la famosa valigia di vita. Ma questa è una delle tante patologie, ne esistono di più gravi, invalidanti e mortali.

Ora qualcuno afferma che in qualsiasi tipo di patologia esiste una causa scatenante e che bisogna non accettare la malattia, pienamente d’accordo, ma resta il fatto che ora la malattia ce l’ho e quindi devo curarla. Tornare all’origine di ciò che l’ha scatenata, ok me l’ha scatenata lo stress e allora? Resta comunque il fatto che continuo a ribadire che ora ce l’ho. Non penso che, avere la consapevolezza di cosa mi abbia scatenato la malattia possa aiutarmi oggi a non sentirne la presenza, il peso e i dolori. Meditazione, Yoga, terapie olistiche, guru e sandokan…e aggiungiamoci pure San Gennaro, possono essere metodi di alleggerimento fisico e mentale per evitare altri tipi di conseguenze, possono aiutarci a sopportare il dolore affinché non entriamo nel giro di tossicodipendenza da antidolorifici e antiinfiammatori ma non tolgono il fatto che in una patologia cronica autoimmune, siamo solo noi i protagonisti del nostro film e del nostro destino.

Il corpo umano è come una macchina, bisogna prendersene cura, se in una macchina non mettiamo l’olio bruciamo il motore, se del nostro corpo non ci prendiamo cura, rimandiamo o non seguiamo determinate indicazioni o i segnali che ci invia, rischiamo di arrivare al punto di non ritorno, cioè doverci affidare completamente alla medicina invalidante e perpetua.

Manca comunque l’informazione, dai 16 e fino ai 25 trent’anni nessuno pensa alle malattie, a come esse possano entrare prepotentemente nella nostra vita sconvolgendola, quindi nessuno viene informato del fatto che la maggior parte delle malattie appartenenti al sistema immunitario sono provocate da un alta componente di stress psico-fisico, ed è giusto sotto un certo punto di vista, a quell’età il mondo è nelle mani di chi lo vive e ci si sente invincibili…degli immortali…quindi a nessuno viene in mente di fare esami, se non a caso per controlli generali o per singoli problemi apparentemente innocui. La predisposizione genetica viene praticamente ignorata, vuoi per ignoranza vuoi per paura. Infatti viviamo in un mondo di struzzi.

La prevenzione a questo punto è solo una bella parola che ormai sentiamo da anni e che, solo se consigliati, come nel caso dei pap-test e delle mammografie, ormai gratuiti e istituiti dalle asl delle regioni, ci sforziamo di fare, ma solo perché sono gratuiti e poco impegnativi, e a volte manco li facciamo sempre per paura o pigrizia, o per la convinzione di essere tutti oncologi esperti e con il delirio di onnipotenza acquisita mista a saccenza chiudiamo la pratica con un “Io sto benissimo”.

Quanti pianti dopo il latte versato.

Quello a cui volevo comunque arrivare con questo articolo è semplicemente la considerazione che diamo alla patologia quando questa fa ormai parte della nostra esistenza. Sappiamo che c’è, ne sentiamo la presenza nel nostro corpo, possiamo fare metodologia alternativa associata, ma dobbiamo curarci, prevenire ad ogni sintomo diverso, informarci prima di assumere qualsiasi sostanza che possa portarci a danneggiare ulteriormente altri organi del nostro già delicato sistema immunitario, non rimandare per nessun altra cosa che riteniamo più importante, perché nulla è più importante della  nostra salute, anche perché senza ogni altra cosa sarebbe impossibile da fare. Io prima di te…sembra egoistico ma non lo è, anzi è la più bella formula d’amore che io conosca.

Il mio consiglio da malata cronica è: fate pure tutti i trattamenti guru, rilassanti, meditativi, manipolanti, saune, oli , massaggi orizzontali, verticali, bagni nella vasca di Lourdes, impacchi di fanghi del madagascar , inzuppatevi direttamente dentro il latte vaccino di mucca tibetana, sparate a zero ogni vostra ansia al povero psicologo di turno, ma ricordatevi che la macchina senza benzina si ferma, noi senza i nostri maledetti medicinali rischiamo la rottamazione e senza gli incentivi.

Facciamo la guerra con l’amore aiutando, chi non sa, a capire chi, non per scelta, ogni giorno cura se stesso per le persone che ama. patty5

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…informare sulla salute…il metodo salvavita…prevenzione…

Fortunatamente oggi, a differenza degli anni passati, le campagne sulla salute sono molte e molto ben definite, agiscono a livello globale ed individuale. Esse hanno principalmente lo scopo di informare, sollecitare e persuadere gli utenti. Purtroppo non sempre viene rispettato il confine tra l’informazione sobria ed equilibrata e la disinformazione che porta all’eccesso di certezze e alla drammatizzazione.

Le campagne della salute sono uno dei tasselli principali per educare le persone al cambiamento, alla valutazione e al controllo della propria salute, ma purtroppo negli anni passati le campagne mediatiche avevano uno scopo ben preciso, quello di disseminare  messaggi ben costruiti, con un basso costo per raggiungere ogni singolo cittadino cercando, in pochi ma decisi passaggi, di cambiare le abitudini degli stessi puntando su un ampia audience e su una sorta di esorcismo celebrale.

La prima campagna sull’HIV  non ottenne certo il risultato sperato, le persone venivano cerchiate di un alone viola che divenne presto il simbolo con cui la società marchiava, non tanto per la malattia, allora ancora poco conosciuta, ma il singolo malato a causa di abitudini e comportamenti malsani, veniva così considerato a soggetto a rischio.

Le campagne mediatiche così come la sensibilizzazione giocano molto sul tipo di messaggio che si vuole dare non certamente sul terrore di chi solo a vederle o sentirne parlare fugge non sentendosi coinvolto dal problema e di conseguenza emargina chi il problema lo vive magari non per colpa sua come nel caso dell’HIV all’epoca delle trasfusioni infette.

Puntare sulla paura della gente non porta le persone a prevenire o smettere di fare alcune delle cose che sono nelle loro abitudini, ma l’informazione e la comunicazione si. Il fumatore incallito non si lascia turbare dalle foto sui pacchetti di sigarette, ma se già vengono limitati gli spazi per il fumo, a tutela di chi non fuma,  viene automaticamente imposto  un comportamento civile e  non un obbligo, e forse magari in quel caso lo stesso potrebbe fumare meno o limitarsi nei suoi spazi a vantaggio della propria salute e a quella degli altri.

Non fare gli screening , oggi pure gratuiti con il Ministero della Salute, per paura di ciò che potremmo sapere e non volere è un po’ come piangere sul latte versato. “La forte paura umana di ciò che ci aspetta nel futuro rende difficile rinunciare ai benefici promessi da interventi di screening.” scrive Iona Healt medico inglese nel suo libro contro il mercato della salute. Qui subentra il buon senso e l’amor proprio prevenire è assai meglio che curare.

La mancanza di fiducia nelle strutture sanitarie l’approccio con medici poco empatici ed alcuni altamente incompetenti, porta nonostante gli sforzi del Ministero della Sanità ad una ulteriore chiusura mentale verso ciò che invece potrebbe essere di estrema utilità in caso di patologie che raramente mostrano sintomi se non in fase acuta.

Resta comunque e sempre valido il rispetto verso noi stessi, ed è l’unica campagna utile per far sì che ogni problema  possa essere affrontato nel corso della nostra vita. Solo noi possiamo modificare le coordinate, dandoci la possibilità di attaccare prima di essere attaccati.

Quindi abbassare le barriere della paura, adottare la strategia di prevenzione, affrontare i problemi, non solo con il cuore, ma con la testa e non spaventarsi di fronte a ciò che a parole può sembrare devastante, che poi a fatti dipende sempre solo dalla nostra forza, per la  gestione e la risoluzione di un qualsiasi problema. Ed è così che si diventa guerrieri molto meglio che restare struzzi.  pm5

prevenzione

…le parole che non ti ho detto…ma che avrei voluto capissi da solo

C’è inevitabilmente una parte irrazionale che ancora spera in una fusione totale con un altro essere umano al punto di arrivare a pensare che, come due corpi si uniscono formando un unica essenza, anche le menti possano superare ogni barriera e per un incanto non apparentemente umano possano congiungersi attraversando cellule e neuroni fino ad arrivare nella parte più piccola del nostro cervello , la più importante, quella che determina ogni nostro stato d’animo, ogni emozione. Leggere nel pensiero questo è ciò che tutti vorremmo poter fare e poter ricevere.

Sarebbe tutto così semplicemente facile, IO SOFFRO, tu soffri, io rido, tu ridi, io piango, tu piangi e mi senti e capisci cosa sto provando, cosa vivo, quante cose passano dentro la mia testa ogni giorno. Mi viene in mente il film AVATAR quella completa unione, una compensazione totale di due esseri, un legame oltre la fisicità ma unico e totalizzante.

Il sogno, ma la realtà…la realtà è che molte volte non parliamo più, la frustrazione di non essere capite, ci porta a chiudere ogni collegamento con chi ci sta di fronte, si innalzano muri che quello di Berlino nulla a confronto, barriere impenetrabili, angoscia e disperazione si affacciano nella nostra vita, solitudine e rabbia diventano quotidiana dose di distruzione di massa di quel poco di autostima che ci rimane.

Tutto questo porta inevitabilmente in un unica direzione… devastazione di qualunque tipo di rapporto si possa parlare. Comunicare sta diventando più che prendere un ansiolitico o un antidepressivo. In fondo per quelli serve solo un po’ d’acqua.

Comunicare richiede tempo, voglia, argomenti, attenzione. Comunicare significa donarsi all’altra persona per un tempo seppur breve ma intenso, annullare tutto ciò che ci circonda prestando attenzione a chi in fondo ci interessa veramente. Comunicare vuol dire saper ascoltare non solo con le orecchie ma con il cuore. Comunicare  molte volte è la chiave per non perdere chi diamo per scontato, ma che scontato non è.

Quindi a meno che pensiate di essere tutti degli Avatar con poteri extracorporei tali da pensare per due, forse sarebbe il caso di cominciare a comunicare e soprattutto ascoltare ciò che tante volte non è facile dire.

Non esiste il silenzio degli innocenti, perchè chi non comunica è colpevole come chi non ascolta, non bisogna avere paura di tirar fuori anche la parte più intima dei  nostri pensieri , perchè solo così nessuno potrà mai vivere nel rimpianto rifacendo il remake del famoso film…LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO…patty5

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