…quando l’alzheimer non ruba l’amore eterno…la perfetta imperfetta…un racconto d’amore…

LA PERFETTA, IMPERFETTA

Ti ho scelta come si sceglie un fiore tra milioni di altri bellissimi fiori, ti ho scelta per il tuo profumo di fresco e di pulito, come era la tua anima, ti ho scelta ma poco avrei potuto fare se tu non mi avessi guardato, dando al mio cuore speranza, ti ho scelta e ancora oggi dopo tanti anni ti risceglierei senza nessun’ombra di dubbio. Ma tu amore mio dove sei?

E’ una bellissima giornata di maggio, i colori dalla finestra sembrano un quadro dipinto di Monet, con le sue sfumature, il verde brillante, il cielo con qualche nuvola, tanta pace attorno. Sorseggio il mio caffè in solitaria mentre attendo il tuo risveglio, oggi voglio portarti al lago, lì dove eravamo soliti andare a sedere sulla panchina, tenendoci per mano in silenzio, mentre cercavamo di incrociare i pensieri, un gioco il nostro che ci faceva ridere, quasi mai pensavamo alle stesse cose, ma quelle poche volte che succedeva, erano sempre pensieri legati a noi due, al nostro passato e a ciò che ci aveva unito, e tu ti arrabbiavi quando i miei pensieri erano distratti, magari dal fatto che da lì a poco sarebbe iniziata la partita.

Non ti è mai piaciuto il calcio ed ora mi rendo conto, di quanto hai sopportato in tutti questi anni di supplizio forzato nelle mie serate sportive. Facevi finta di compiacermi, lo so, non sei mai stata brava a mentire, ti sforzavi e la dimostrazione erano quelle due rughette tirate ai lati della bocca, la tua bellissima bocca.

Non ti sei mai lamentata, forse avresti dovuto farlo, almeno ora avrei qualcosa a cui aggrapparmi per trovarti almeno un difetto. Si perché ora io non riesco a trovarti difetti. Forse li hai, forse li hai avuti, ma io innamorato perso me li sono persi tutti strada facendo.

Mi ricordo ancora quella volta che sono riuscito a portarti allo stadio, pioveva, eri spaventata da tutta quella gente, dalle urla dei tifosi, dallo spazio, cercavi per compiacermi, di fingere  entusiasmo ma peccato che sbagliavi sempre i tempi, eri dolcissima, tenera e smarrita nel tuo impermeabile giallo, sembravi un pulcino bagnato e ti stringevi a me guardandomi con i tuoi occhioni innamorati, penso che in quel momento, nessun uomo sulla terra potesse amare una donna come io stavo amando te.

Hai deciso di stare a casa, di occuparti di me e dei nostri figli Carlotta e Davide, volevi vederli crescere senza perdere neanche un respiro, hai lasciato il tuo amato lavoro da insegnante di sostegno e hai preso noi per mano sostenendoci uno per uno, in ogni nostra esigenza.

A ripensarci oggi, mi sento un po’ anzi molto in colpa per tutti i carichi che hai dovuto sopportare, ma non c’è stato un solo giorno in cui il sorriso non abbia sfiorato il tuo viso.

Litigavamo spesso, soprattutto per i ragazzi, ma dovevamo comunque e sempre fare pace, non sopportavi i silenzi e i musi lunghi, non volevi che andassimo a dormire con gli “insoluti interiori” come li chiamavi tu. Ma soprattutto non riuscivamo a dormire se il tuo viso non poggiava nell’incavo della mia spalla –  “cinque minuti e poi mi sposto”  -mi dicevi, ma poi ti addormentavi e io dolcemente ti adagiavo sul cuscino baciandoti la fronte e molte volte restavo a guardarti follemente preso dal movimento del tuo respiro e dal battito del tuo cuore nella notte.

Per me eri bella, lo sei ancora ora, la più bella creatura dell’intero universo, ma anche se così non fosse stato, nulla poteva importarmi i miei occhi vedevano solo una meravigliosa creatura la “perfetta imperfetta” come ti chiamavo io, ed eri mia.

Di te amavo il tuo modo di inventarti ogni giorno, non sei mai rimasta passiva, corso di cucina, con noi come cavie, yoga, per aiutarti a meditare e trovare la tua pace interiore, dipingevi, oddio a volte forse troppo, come quella volta che ti lanciasti nella camera dei ragazzi, trasformando le pareti in una foresta piena di animali, ricamavi, cucivi i vestiti per carnevale, e poi il giardino, le tue meravigliose rose, e le torte, i ragazzi ne andavano matti, e a dire il vero pure io.

Di te ho amato forse prima di tutto la tua testa, quel modo di esprimerti, di ragionare di voler vedere oltre le cose, il tuo modo perfetto di conservare ogni ricordo ogni pensiero positivo, si perché quelli negativi li eliminavi subito, ricordavi ogni cosa, ricordavi ogni parola, ogni luogo, e ogni volto.

Io dimenticavo persino la lista della spesa sul tavolo figurati. Ma tu nonostante tutto non mi rimproveravi mai, mi dicevi “l’ho scritta io vuoi che non me la ricordi? Si in effetti mi sono chiesto molte volte perché ti ostinavi a scriverla se tanto sapevi perfettamente a mente ciò che dovevamo comprare. ”Esercizio mentale scrivo e ricordo” – dicevi – già ho sposato un genio io, mica vattelapesca.

Comunque il fatto che alle parole crociate vincevi sempre tu, un pochino mi dava fastidio devo ammetterlo, alcune volte mi sono sentito alienato mentre tu non mi davi manco il tempo di leggere le domande. Oggi sono alienato dal dolore per non poterti chiedere risposte a domande che non so farti.

Mi fanno male queste mattine, alcune mi fanno male ancora di più, te ne sei andata dal mio mondo, e io per non morire sono dovuto entrare nel tuo, il mio cuore è come un sacchetto di coriandoli, pieno di colori, si i nostri, ma frantumato in mille piccoli pezzi, ogni giorno ne prendo una manciata e la spargo nell’aria con la speranza che tu possa raccogliere qualche frammento, che un barlume di reminiscenza torni a farti sorridere, torni a farmi guardare da te con gli occhi dell’anima, dell’amore, della vita…la nostra.

  • Buongiorno Maria, dormito bene?
  • Buongiorno Papà –
  • Ti ho preparato la colazione, oggi voglio portarti al lago, ti ricordi il lago?
  • Grazie, no io non sono mai stata al lago
  • Si ci sei stata ti ci ho portato l’altra settimana non ricordi?
  • No papà io non sono mai stata al lago

Non insisto mi arrendo. Ho imparato ad arrendermi ormai. Piccole cose, piccoli passi.

  • Perché andiamo al lago?
  • Voglio parlare con te sulla panchina, una panchina speciale, voglio raccontarti la storia di Andrea e Maria, li conosci?
  • No chi sono? Lei si chiama come me?
  • Si lei si chiama come te, ed ha due splendidi ragazzi Carlotta e Davide e pure due nipotini Mirko e Angela due angeli bellissimi
  • Che bello papà e io li conosco?
  • Si te li ho fatti vedere ieri sono venuti a trovarti, ti ricordi quei due ragazzi di ieri? E i bambini che ti hanno portato i dolci?
  • No io ieri ero a Messa, non c’ero io, peccato però, mi piacciono i bambini.
  • Non fa nulla Maria torneranno, torneranno ancora e ancora li vedrai Maria.
  • Ora finisci la colazione e preparati che usciamo.
  • Bello e dove andiamo?
  • Al lago Maria, al lago.

So che può sembrare un paradosso, ma il fatto che non mi abbia escluso completamente dalla sua vita, anche se con un diverso ruolo, mi fa sentire vivo, mi fa sentire ancora parte del suo universo, mi fa ancora sperare in quei pochi momenti in cui, prendendomi la mano, sento che passo da padre a marito, da marito nuovamente a padre, sento che il suo cuore mi appartiene e che io appartengo a quella parte nascosta nella sua testa che non morirà mai. Voglio credere che sia così perché l’amore è senza fine.

Oggi la giornata è bellissima, il sole caldo passa attraverso i rami degli alberi di olivi che circondano il lago, il silenzio è spezzato solo dal canto degli uccelli, la quiete è rassicurante e io sono fiducioso, oggi sento che forse Maria torna a trovarmi, spero, credo, ne ho bisogno.

Prima di uscire Maria ha letto i post it appesi sulla parete, sono i suoi non li ho mai staccati, speravo che leggendoli e rileggendoli qualcosa potesse rammentare, ma come tutte le mattine ha commentato: “però quante cose ha da fare la mamma oggi” e poi “ma la mamma non può più fare tutte queste cose, la mamma è andata via. Nascondo una lacrima.

Siamo in silenzio, oggi non ho la forza di raccontarti di noi, oggi non ho la forza di essere respinto, oggi ho solo bisogno di starti vicino e guardare il lago, respirare il tuo profumo e guardarti negli occhi, rubarti frammenti di anima e portarli a me, tenerti per mano e sentire il calore della tua pelle, oggi ho bisogno d’amore Maria, oggi ho bisogno di te.

Non so più cosa pensi, cosa provi, non so più dove hai messo il mio amore, eppure ce lo siamo detti Maria, – ti amerò finché morte non ci separi – perché mi hai lasciato solo? Perché?

La tua mano accarezza la mia, non mi illudo, ma ti sento, sento l’amore, non quello di una figlia, ma quello di una donna, la mia, sei tu amore mio, sei tu, sei tornata, sei accanto a me. La tua mano stringe la mia, i tuoi occhi guardano dentro i miei, il tuo amore ricompone i pezzi sparpagliati del cuore, i battiti fanno eco nello spazio immenso che ci circonda, ti sento Maria, ti sento e sei di nuovo mia:

  • Andrea, portami a casa, ho tante cose da fare oggi. Andrea ti amo.
  • Si vita mia ti porto a casa, le facciamo insieme tutte le cose…io ti amo ancora di più se possibile.
  • Stringimi Andrea non farmi andare via
  • Ti stringerò tutte le volte che vorrai, tutte le volte che tornerai, tutte le volte che me lo chiederai e anche quando non lo farai. Ti stringo Maria perché il mio mondo è attorno alle mie braccia, il mio mondo sei tu.

Siamo a casa Maria è di nuovo andata via, in quel mondo che solo lei conosce, ma non mi importa, domani la riporterò al lago e se anche non mi riconoscerà se per lei sarò suo padre, se non mi terrà per mano, io sarò lì ed ogni giorno l’amerò come il primo giorno, e ogni volta la corteggerò, la proteggerò, la  riporterò a me, e ogni volta la sposerò come se fosse la prima volta e questo folle amore non avrà fine, fino al giorno in cui l’ultima stella dell’universo si spegnerà e tutt’attorno regnerà il buio.

Ma anche lì amore mio la tua luce saprà far brillare ogni galassia e il mio amore per te ti seguirà nell’infinito. patty5

Amore

…pioggia a catinelle…medici a pecorelle…il coraggio di uscire dagli schemi

Come si può pensare anche solo per un attimo che possano esistere diverse interpretazioni nella dignitosa, e sottolineo dignitosa, figura di medico. Il medico, colui che con tanti anni di sacrifici e di studi arriva a prendersi cura di esseri umani. Una figura quasi celestiale alla quale affidiamo la nostra vita.

Il medico che con il giuramento di Ippocrate si impegna a “salvare vite umane” ad ogni costo contro ogni burocrazia, imposizione, ottusità, compromesso, vendita, conflitti, interessi, speculazioni, malavoglia, indifferenza e molte volte ignoranza voluta.

Il medico che dovrebbe superare le barriere della sua vita stessa per allungare i percorsi delle povere anime che pendono dalle sue scelte e dalle sue decisioni. Dov’è il “medico” sano?

Oggi fortunatamente nella sfortuna di una “pandemia” sono spuntati i fiori, quelli che nella resilienza si fanno strada in un muro di cemento e sfondano le pareti dell’ipocrisia e del pensiero di gregge. Medici con la “M” maiuscola che hanno capito che il senso della loro vita non è una scrivania e dei dati riportati a caso sui giornaletti o sulle tv compiacenti, Medici che pur rischiando in prima persona di essere radiati hanno portato dentro la loro esistenza tante anime che fanno ormai parte di loro. VITE UMANE SALVATE CONTRO OGNI REGOLA E OGNI PAURA.

Un applauso non basta, e neanche quello chiedono, ciò che vorrebbero e che altri medici capissero finalmente il vero senso della vita e smettessero di stare seduti dietro una scrivania a prescrivere Tachipirina e vigile attesa. E’ bello guardare dall’alto in basso nella speranza, che di fronte al un futuro giudizio divino, ci venga riconosciuto un merito per il nulla, è molto più difficile non aspettarsi nulla portandosi dal basso verso l’alto con semplici gesti di altruismo.

Non servono belle parole o pinocchiate spuntate all’occasione nei discorsi farlocchi di esseri che della propria vita non conoscono neanche il senso, servono fatti reali e concreti che portino forse a pagarne le conseguenze su questa terra ma sicuramente accorciano il tempo di attesa nel purgatorio celeste.

Tutte le anime passano dal purgatorio, alcune direttamente all’inferno, ma il tempo di attesa verso il paradiso è relativamente basso per coloro che nell’imperfezione umana (considerando che solo Dio è perfetto) hanno dato sè stessi per gli altri. Ama il prossimo tuo come te stesso.

Oggi tutto questo viene capovolto in: “AMA PIU’ TE STESSO CHE IL PROSSIMO”, soprattutto da coloro. che con un sacro e ineguagliabile giuramento, hanno deciso di stare alla destra del Padre per aiutarlo a preservare l’uomo dalle sue stesse manovre di inquinamento e di difficile gestione umana.

Chiedo, a chi si professa medico, che in quanto tale dia dimostrazione d’ altruismo oberando la propria vita di un lavoro, forse non retribuito, forse non richiesto, forse fuori dagli schemi di massa schiava di ideali da impiegato statale, ma pieno di empatia, altruismo e coraggio, riempiendo ogni giorno la propria esistenza anche solo con un “grazie di esistere”.

Fortunatamente esistono e sono i medici di Terapiadomicialiarecovid19 su facebook grazie a i quali Pinocchio ha perso il naso ed è diventato finalmente il ragazzo che sapeva ascoltare e decidere con il  proprio cuore.patty5

…rubateci tutto, ma non i sentimenti…la nuova malattia si chiama anaffettività da Covid

Ciò che oggi fa paura e sta annientando la popolazione non è questo cattivissimo virus di cui parlano ormai tutti e al quale diamo ogni colpa, ma sapete veramente qual è il vero nemico? L’ Anaffettività.  Ci stanno portando verso una ricomposizione delle parti del nostro cervello, annullando completamente la parte emotiva e affettiva dalle componenti basilari dell’essere umano.

La distanza, la paura, la mancanza di abbracci, di comunicazione verbale e fisica, rendono l’uomo non più essere perfetto dal punto di vista umano, ma essere perfetto dal punto di vista di perfezione robotizzata e conforme a una visione aliena molto simile a quei film che guardavamo già 20 anni addietro.

I sentimenti sono una grande potenza, talmente grande che chi comanda conosce perfettamente il pericolo dello spargimento di emozioni, delle unioni affettive, della comunicazione tattile, dell’amore in tutte le sue forme.  I sentimenti hanno condizionato le guerre, le lotte, i percorsi di vita, le decisioni importanti, le scelte, la storia. Quindi il primo obiettivo per poter vincere una guerra è annullare i sentimenti, magari se possibile aumentare, con un abile manipolazione psicologica le fragilità interiori trasformandole in paure e rabbia, da sfogare in ogni modo consentito. I social ne sono complici perfetti, liberatori, gratuiti, veri e propri colpi di kalashnikov per chi subisce e proclamazione a vincitori del nulla, a chi infierisce.

Oggi non serve neanche più la fiamma per accendere il fuoco, magicamente va da sé e si innesca ad ogni soffio anche leggero di vento, brucia così quella parte che era l’unico vero senso della vita, le emozioni e i sentimenti.

La vera lotta non è contro il virus, dal quale prima o poi ne usciremo, la vera lotta è la conservazione dei sentimenti, l’evitare a tutti i costi l’inaridimento del cuore e dell’anima rigettando ogni forma di chiusura e di violenza che cercano di imporci con l’allontanamento fisico.  La comunicazione verbale aggiunta a una forma personale di sentimenti a proiezione cosmica e a lungo raggio, possono portarci verso una visione che va oltre a tutto ciò che quotidianamente stiamo subendo.

Noi siamo la nostra unica forza per superare ogni costrizione e ogni ruberia in termini di sentimenti.

Solo credendo sempre nei veri valori e nella potenza dell’affettività, anche a distanza, possiamo sconfiggere i demoni della depressione e dell’aridità di ciò che custodiamo in quel meraviglioso angolo di cervello che oggi è ancora la nostra arma più potente. Patty 5

Le moderatrici gruppi fb…quelle che pensano di dirigere una multinazionale…la notorietà farlocca.

Con l’avvento della tecnologia molte persone hanno finalmente trovato il modo per aprirsi una vetrina di notorietà appropriandosi di ruoli che una volta erano riservati a persone, non dico tanto, ma minimamente acculturate o per lo meno dotate di un carisma o un’empatia particolarmente spiccata tale da portare con merito il tanto decantato titolo. Sto parlando dei moderatori di gruppi nati nell’ultimo decennio sui social.

Queste persone, non tutte e tendo a specificare giusto per, prendono questo ruolo come se all’improvviso fossero diventate elementi indispensabili per l’umanità, approfittando del loro ruolo per fare il bello e il cattivo tempo a secondo dei loro movimenti ormonali giornalieri. Pochezza dell’essere allo stato puro, ma non è questo che mi turba, ciò che trovo estremamente inaccettabile è che di fronte ai confronti o ad opinioni che possono in qualche modo ledere il loro ego smisurato esse non reggono un confronto e si rifugiano dietro un tasto chiamato blocca. Siamo purtroppo circondati da influencer che non sanno neanche pronunciare il loro stesso nome, e da amministratori ai quali non farei manco fare le pulizie di condominio, figurati affidargli le anime altrui, poi ci sono i moderatori che si attribuiscono indebitamente il potere di premere un pulsante il famoso già nominato “blocca” e che l’unica cosa che dovrebbero bloccare sono i neuroni vaganti del loro cervello vuoto.

Moderatore ovvero moderare ogni discussione o dibattito non pertinente alle finalità del gruppo, moderatore colui che fa da riferimento e fa da sostegno a colui che ha creato un gruppo. Gruppo unità di persone che si confrontano e si appoggiano per avere sostegno soprattutto nei gruppi di malattia.

Cosa non è chiaro. FORSE SI DOVREBBE CAPIRE CHE IO SONO IO E NON SONO DIO. Ma queste persone non hanno controllo sul loro delirio di onnipotenza. E la cosa più eclatante è che si credono importanti quando sono impotenti di fronte alla loro ignoranza-

Belli i tempi dei gruppi di famiglia, delle riunioni in cortile, delle sedie da cortile, belli i tempi del diamoci una mano perché in fondo nessuno è immune alle difficoltà della vita. Oggi per sentirsi famosi basta fare l’amministratore o il moderatore e sentirsi “3 metri sopra il cielo” che manco Moccia poteva immaginare che un titolo così avrebbe potuto dare il brivido della notorietà alla moderatrice senz’anima. Patty5

L’elaborazione del lutto e le ripercussioni sul sistema immunitario

Il lutto è al primo posto nelle cause che condizionano e scatenano il sistema immunitario, questo perché oltre alla difficoltà mentale della perdita esiste la difficoltà fisica di reggere una variazione così improvvisa e in un certo qual senso dolorosa. Il dolore deriva soprattutto dalla consapevolezza che qualcosa cambia nella routine alla quale, anche se con molte difficoltà, si riesce a dominare. La perdita viene associata al fatto di non poter avere più in maniera tangibile e tattile la presenza della persona che viene a mancare. Nella razionalità del pensiero dovremmo tutti considerare il fattore della perdita in quanto essa fa parte del cerchio della vita ma, essendo l’uomo un essere dotato di emozioni, non potrà mai accettare su se stesso questo processo mentale compiendo una scissione emotivo-mentale-fisica

Il lutto ha nell’immediato un impatto fisiologico devastante, poiché essendo composto da mente e anima inevitabilmente colpisce il corpo e questo crea dei danni principalmente al sistema immunologico che agisce a seconda degli stimoli che percepisce da fattori esterni ed interni alla persona. In questo specifico caso i primi segnali partono dalla testa che essendo impegnata nel dolore, non produce più le sostanze necessarie per tenerlo a bada. Nelle persone “sane” l’effetto provoca uno stato di frustrazione e di malessere generale, nelle persone immunodepresse il rischio è che si scateni la malattia poiché essa si  nutre principalmente della debolezza e della incuranza della persona. Inoltre nei soggetti che non sanno di avere una predisposizione per malattia autoimmune potrebbe essere la causa scatenante introducendo il soggetto in un percorso a lui sconosciuto con conseguenze negative nel già complesso stato di frustrazione psicologica.

Non esiste un manuale per l’elaborazione del lutto, esso è molto soggettivo con delle variabili di resilienza che dipendono molto dalle situazioni che circondano il soggetto in essere. Dopo il primo momento di sconforto e dolore, subentra purtroppo la parte più difficile “l’assenza”.
Essa viene rimembrata costantemente dal cervello quasi a martellamento costante, con l’aggravante dei ricordi, degli oggetti, del profumo e di ogni cosa che porta la mente a infliggere piccole scaglie di dolore nell’anima, unica parte non controllabile dell’essere umano.

Il sistema immunitario recepisce ogni emozione, dalla fatica al dolore, dalla tristezza alla violenza fisica nel non potersi prendere cura dello stesso, tutto questo inficia il suo vero ruolo di dominatore in chi già soffre di patologie legate appunto al sistema immunitario (artrite reumatoide, lupus, morbo di crohn, sjogren, e molte altre).

E’ pressoché inevitabile che prima o poi ci si trovi di fronte a questa realtà non vivendo nell’immortalità quindi superando il primo difficile momento e realizzando che la vita deve andare avanti con o senza quella persona (anche se detto così sembra alquanto cruento) inizia la ricerca dell’essenza ovvero quella forza che chi ci ha lasciato ha determinato il nostro modus operandi e la nostra quotidianità. Il ripristino delle normali funzioni, della cura di se stessi e della concentrazione nella ricerca di piccoli particolari da alla nostra mente quel respiro necessario per renderci conto che nonostante tutto dobbiamo andare avanti e non soltanto per noi stessi ma anche per chi non è più accanto a noi.

Una domanda importante è “cosa avrebbe voluto da noi” ecco questa domanda così dolente perché richiama l’assenza è invece determinante per affrontare il primo scalino della resilienza e forse anche il metodo più semplice per accennare un sorriso che vale per il nostro sistema immunitario più di ogni medicina al mondo. Patty 5

Anche gli Angeli perdono le ali…e diventano umani…

Tutto avrei potuto pensare nella vita tranne che un minuscolo e insidioso essere potesse farmi perdere quelle certezze costruite giorno dopo giorno nel tortuoso percorso della mia esistenza. ho combattuto con armi, lacrime sangue e unghie contro tutte le avversità e ho iniziato a farlo a 20 anni per me stessa per proseguire nel tempo per gli altri. Ho scelto di dedicare la mia vita alle persone prendendo in prestito il ruolo di “Tata Matilda” accompagnando per mano tutti coloro che avevano bisogno di essere confortati nell’anima e nella crescita, per poi lasciarli camminare sicuri da soli. Ho conosciuto il dolore ma anche la gioia, ho imparato che la morte non è la fine di qualcosa ma il cerchio che chiude una vita e da questo ne ho ricavato un personale manuale che mi ha aiutato ad elaborare anche il lutto come forma di rinascita e non di chiusura.

Ma oggi sono smarrita, tutto ciò che sta accadendo è innaturale e sfido chiunque ad essere in grado di elaborare o metabolizzare un evento così drammatico e infausto. Quello che da sempre è stato un dono l’Empatia ora mi sta soffocando perché proprio come gli angeli, ho perso le ali…

Ebbene si ho perso la fiducia, la forza e la determinazione che mi hanno sempre contraddistinto ma, non verso la vita, ma verso l’essere umano che sempre più avido si è trasformato in carnefice senza neanche più avere l’accortezza di mascherarsi.

Siamo sempre stati sotto scacco ma ora è palese che lo siamo e che non possiamo neanche far nulla per chiudere la partita e cominciarne un’altra se non alle loro condizioni.

E quando sento parlare di scelte su caschi salvavita quando per mesi ho sentito parlare di banchi con le rotelle, è li che mi cascano le ali, per non dire altro, e mi arrendo di fronte alla pochezza che le persone danno alla vita di un essere umano. Poi vedo la signora di Mondello che dichiara che non ce ne COVIDDI mentre ho persone in ospedale intubate tra la vita e la morte e mi parte l’embolo, così come quando vedo i pronto soccorsi vuoti, e certo prima ci andavano tutti anche per un unghia incarnita, ora sono vuoti perché secondo voi? No non ce ne COVIDDI ma la paura si vero? Quindi l’unghia incarnita me la tengo e me la curo a casa.

Non ci sto rivoglio la vita che avevo, piena di lotte quotidiane, di attacchi del lupus e di incognite ma era vita con le persone che ti parlavano senza abbassare la testa, che ti stringevano la mano senza paura dei mille batteri, che ti abbracciavano in cerca di conforto che anche solo ti salutavano…voglio la vita perchè per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta e dobbiamo essere noi a tenercela stretta…lei è benedetta…

Ed io rivoglio le ali, o quel qualcos’altro che mi è cascato, perché ancora un angelo non lo sono diventato. Patty5

La bella e la bestia e il miracolo della vita… racconto vincitore Tu il mio tutto…Apollo edizioni

 

L’unico motivo per cui decisi di chiudere quella finestra e riprendermi in mano la vita fu il pensiero fisso e costante di credere che nell’avversità del momento, che mi aveva travolto e sconvolto la vita, ci fosse un sogno che nessuno poteva permettersi di infrangere.

Dietro l’infausta sentenza, di una vita mai più normale, di rinunce, di possibili e travagliate situazioni fisiche incombenti, di anormalità e sofferenze, di sconvolgimento totale di un’esistenza, che fino a quel momento era stata spensierata ed idonea a una ragazza di vent’anni, c’era una determinata e inviolabile certezza, a tutto avrei potuto rinunciare ma non ad essere madre.

Tutte le difficoltà che sopraggiunsero furono colpi di lancia infuocati, che pian piano presero possesso del mio corpo, che giorno dopo giorno veniva dilaniato e plasmato nella volontà di una malattia che era un’incognita quotidiana e non dava modo di capire dove essa depositava con malignità la sua presenza.

Vagava all’interno delle mie vene, nel mio sangue, distruggendosi autonomamente in una lotta interiore con sé stesso, un’autoimmunità cieca e crudele che agiva come una furia ribelle senza risparmiare colpi, trasformandomi in ciò che voleva lei “la Bestia” Anni di paure e lotte, mai una resa, pezzi che volavano via e soglie del dolore che aumentavano per sopravvivere e un pensiero costante e fisso occupava la mia mente creando un unico punto debole, il mio tallone d’Achille ma nello stesso tempo il carburante che mi impediva di fermare la corsa folle verso ciò che mi impediva di morire dentro.

Disposta a tutto e consapevole di tutti i rischi, sicura di non arrecarne e prostrata all’incognita malevolenza del male che si era impossessato della mia linfa vitale, sferrai un colpo da maestra al fianco della bestia sottoponendomi a una chemioterapia che lo portò a una latente resa temporale che mi permise di prendere tempo, rendendolo innocuo e dormiente, così da poter agire di soppiatto nel mio obiettivo. Un piccolo fagiolino cresceva dentro di me. Il sogno stava diventando realtà e con esso aumentarono la forza e la determinazione di portare fino in fondo il progetto di vita, la Tua,

Nove mesi in cui lo spazio tempo non ebbe misura, dove tutto venne cancellato e superato dalla positività che avvolgeva come un manto di speranza il cuore e l’anima, dove quel legame che ogni giorno maturava nel ventre faceva da scudo ad ogni avversità, ad ogni tentativo anche minimo di turbare quel miracolo della natura e della volontà che cresceva attaccato con tutte le sue forze dentro la tana, che con amore proteggeva  una vita che sarebbe poi stata la mia salvezza per tutti gli anni che mi aspettavano su questa terra,

Sapevo che il momento peggiore sarebbe stato dopo il parto, cesareo naturalmente e di ciò non mi importava nulla, sapevo che non correvi rischi ed eri sano, sapevo altresì che avrei potuto avere delle conseguenze, che la bestia avrebbe potuto volersi vendicare e risvegliarsi arrabbiata colpendomi in un momento di fragilità reclamando l’attenzione su qualche parte del mio corpo e chiedendo il pagamento della sua benevolenza momentanea,

Di fronte alle tue manine, al tuo viso, ai tuoi piccoli piedini, ai tuoi sorrisi e i tuoi pianti affamati, alle tue guance rosa e al tuo profumo di buono, la paura non ebbe il sopravvento e la forza creò uno scudo emotivo talmente inviolabile che la bestia si arrese a tanto amore e rimase dormiente nel suo angolo buio fermando il tempo della vendetta.

Sono passati 23 anni, lo scudo ha ceduto diverse volte, ho dovuto lottare, lasciare pezzi di me per strada, superare ostacoli fisici ed emotivi, cadere e rialzarmi, piangere e gioire ogni giorno della mia vita senza sapere se fosse l’ultimo ma ci sei tu amore mio, la mia forza e la mia medicina.

Non ho avuto il coraggio di ritentare e darti un fratello, sfidare la bestia è un atto di coraggio che merita anche una riflessione altruistica e responsabile. Ho vinto una battaglia ma potevo perdere la guerra e tu avevi bisogno di me come io oggi ho bisogno di te,

Tu sei il mio tutto, colui che mi fa alzare al mattino nonostante i dolori, tu che fai splendere le giornate uggiose e di sconforto, tu che mi dai ossigeno per respirare la vita che volevano rubarmi, tu sei l’universo in cui navigo sicura, tu sei il riflesso di ciò che io non ho potuto essere e tu sei l’eroe che ha sconfitto la bestia e che ogni giorno mi proteggi da lei.

La mia vita ha senso solo perché oggi tu sei il senso della mia vita, ed è per questo che ogni volta che ti guardo ho la certezza che i miracoli esistono, esistono davvero.

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Topinambur e l’amore al formaggio…racconto vincitore premio Jucunde Docet per bambini

 

Topinambur era un topo buffo e grassottello, ghiottissimo di formaggio, viveva in una gastronomia per scelta e per golosità. Era Re di una corte con diversi topi servitori che mandava in missione esplorativa prima di impugnare lui stesso la forchetta per ogni missione “FORMAGGIO”

Aveva capito che se non voleva essere cacciato via a scopate dal suo regno, doveva accontentarsi degli avanzi che venivano raccolti in una ciotola.

Nella gastronomia lavorava una ragazza giovane e bella. Era lei che metteva a fine serata gli avanzi di formaggio nella ciotola. Si chiamava Lisa e la sua voce era un canto dolce e soave e Topinambur passava il tempo ad ascoltarla. Aveva l’impressione che lei l’osservasse quando si affacciava dalla tana. Forse era solo una fantasia, umani e i topi non sono mai andati molto d’accordo.

Un giorno mentre aspettava l’ora della chiusura per andare a recuperare il suo bottino sentì il pianto disperato pianto della bella Lisa. Il cuore gli si accartoccio, non sapeva cosa fare.

Avrebbe voluto consolarla con parole gentili o prendere a pugni chi l’aveva fatta piangere, ma non poteva farlo lui era un topo e lei una splendida fanciulla triste. Sbadatamente fece cadere una scopa, la ragazza si voltò spaventata, ma lui lo era ancora di più.

  • Non temere, so chi sei, sei il mio topo ruba formaggio. Non ho paura di te sei così dolce ed educato.

Topinambur non ci credeva, lei l’aveva nutrito con gentilezza pur sapendo che era un topo!

  • Oh piccolo topo grassottello, sono sicura che mi capisci. Tu mi ascolti quando canto.
  • Certo che ti capisco e vorrei poterti dire tante cose. Oh, se solo potessi parlare! – pensò Topinambur.
  • Oggi sono molto triste e il mio cuore soffre tanto. Mi sono innamorata di Tommaso, lui mi guardava e io sentivo le farfalle e sognavo: io e lui su di un cavallo bianco come Cenerentola.

Ma oggi Rosa, con la sua bocca rosso ciliegia e le sue unghie laccate, l’ha invitato alla sua festa, e lui era tutto rosso in viso. Che dolore! Sono scappata senza riuscire a fermare le lacrime

Non è vero, non è vero io l’ho visto, ho visto come ti guardava, ho visto come arrossiva quando vi incrociavate qui nello stanzino, ho visto come ascoltava il tuo canto estasiato, ho visto l’amore io.

In quel momento la porta si apri, Tommaso entrò e si chinò su Lisa ancora in lacrime e la strinse. I loro cuori battevano forte facendo tremare muri, ma nessuno dei due aveva il coraggio di fare qualcosa.

Topinambur chiamò tutta la squadra di topi, spinsero un grosso scatolone dietro le spalle del ragazzo obbligandolo ad avvicinarsi sempre di più e finalmente lui la baciò. I topi squittirono e solo Lisa girò il capo e, per un attimo, guardò il suo amico topo e gli fece un sorriso dolce come il miele.

Topinambur era felice e aveva un’amica speciale che da quel giorno non piangeva più, anzi era tanto felice che gli dava doppia razione di formaggio e gli dedicava tante dolcissime canzoni.

E così tra canzoni, cuori innamorati e formaggio vissero tutti insieme felici e contenti.

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…La perfetta imperfetta…racconto finalista premio Bukowski…

Ti ho scelta come si sceglie un fiore tra milioni di altri bellissimi fiori, ti ho scelta per il tuo profumo di fresco e di pulito, come era la tua anima, ti ho scelta ma poco avrei potuto fare se tu non mi avessi guardato, dando al mio cuore speranza, ti ho scelta e ancora oggi dopo tanti anni ti risceglierei senza nessun’ombra di dubbio. Ma tu amore mio dove sei?

E’ una bellissima giornata di maggio, i colori dalla finestra sembrano un quadro dipinto di Monet, con le sue sfumature, il verde brillante, il cielo con qualche nuvola, tanta pace attorno. Sorseggio il mio caffè in solitaria mentre attendo il tuo risveglio, oggi voglio portarti al lago, lì dove eravamo soliti andare a sedere sulla panchina, tenendoci per mano in silenzio, mentre cercavamo di incrociare i pensieri, un gioco il nostro che ci faceva ridere, quasi mai pensavamo alle stesse cose, ma quelle poche volte che succedeva, erano sempre pensieri legati a noi due, al nostro passato e a ciò che ci aveva unito, e tu ti arrabbiavi quando i miei pensieri erano distratti, magari dal fatto che da lì a poco sarebbe iniziata la partita.

Non ti è mai piaciuto il calcio ed ora mi rendo conto, di quanto hai sopportato in tutti questi anni di supplizio forzato nelle mie serate sportive. Facevi finta di compiacermi, lo so, non sei mai stata brava a mentire, ti sforzavi e la dimostrazione erano quelle due rughette tirate ai lati della bocca, la tua bellissima bocca.

Non ti sei mai lamentata, forse avresti dovuto farlo, almeno ora avrei qualcosa a cui aggrapparmi per trovarti almeno un difetto. Si perché ora io non riesco a trovarti difetti. Forse li hai, forse li hai avuti, ma io innamorato perso me li sono persi tutti strada facendo.

Mi ricordo ancora quella volta che sono riuscito a portarti allo stadio, pioveva, eri spaventata da tutta quella gente, dalle urla dei tifosi, dallo spazio, cercavi per compiacermi, di fingere  entusiasmo ma peccato che sbagliavi sempre i tempi, eri dolcissima, tenera e smarrita nel tuo impermeabile giallo, sembravi un pulcino bagnato e ti stringevi a me guardandomi con i tuoi occhioni innamorati, penso che in quel momento, nessun uomo sulla terra potesse amare una donna come io stavo amando te.

Hai deciso di stare a casa, di occuparti di me e dei nostri figli Carlotta e Davide, volevi vederli crescere senza perdere neanche un respiro, hai lasciato il tuo amato lavoro da insegnante di sostegno e hai preso noi per mano sostenendoci uno per uno, in ogni nostra esigenza.

 

A ripensarci oggi, mi sento un po’ anzi molto in colpa per tutti i carichi che hai dovuto sopportare, ma non c’è stato un solo giorno in cui il sorriso non abbia sfiorato il tuo viso.

Litigavamo spesso, soprattutto per i ragazzi, ma dovevamo comunque e sempre fare pace, non sopportavi i silenzi e i musi lunghi, non volevi che andassimo a dormire con gli “insoluti interiori” come li chiamavi tu. Ma soprattutto non riuscivamo a dormire se il tuo viso non poggiava nell’incavo della mia spalla –  “cinque minuti e poi mi sposto”  -mi dicevi, ma poi ti addormentavi e io dolcemente ti adagiavo sul cuscino baciandoti la fronte e molte volte restavo a guardarti follemente preso dal movimento del tuo respiro e dal battito del tuo cuore nella notte.

Per me eri bella, lo sei ancora ora, la più bella creatura dell’intero universo, ma anche se così non fosse stato, nulla poteva importarmi i miei occhi vedevano solo una meravigliosa creatura la “perfetta imperfetta” come ti chiamavo io, ed eri mia.

Di te amavo il tuo modo di inventarti ogni giorno, non sei mai rimasta passiva, corso di cucina, con noi come cavie, yoga, per aiutarti a meditare e trovare la tua pace interiore, dipingevi, oddio a volte forse troppo, come quella volta che ti lanciasti nella camera dei ragazzi, trasformando le pareti in una foresta piena di animali, ricamavi, cucivi i vestiti per carnevale, e poi il giardino, le tue meravigliose rose, e le torte, i ragazzi ne andavano matti, e a dire il vero pure io.

Di te ho amato forse prima di tutto la tua testa, quel modo di esprimerti, di ragionare di voler vedere oltre le cose, il tuo modo perfetto di conservare ogni ricordo ogni pensiero positivo, si perché quelli negativi li eliminavi subito, ricordavi ogni cosa, ricordavi ogni parola, ogni luogo, e ogni volto.

Io dimenticavo persino la lista della spesa sul tavolo figurati. Ma tu nonostante tutto non mi rimproveravi mai, mi dicevi “l’ho scritta io vuoi che non me la ricordi? Si in effetti mi sono chiesto molte volte perché ti ostinavi a scriverla se tanto sapevi perfettamente a mente ciò che dovevamo comprare. ”Esercizio mentale scrivo e ricordo” – dicevi – già ho sposato un genio io, mica vattelapesca.

Comunque il fatto che alle parole crociate vincevi sempre tu, un pochino mi dava fastidio devo ammetterlo, alcune volte mi sono sentito alienato mentre tu non mi davi manco il tempo di leggere le domande. Oggi sono alienato dal dolore per non poterti chiedere risposte a domande che non so farti.

Mi fanno male queste mattine, alcune mi fanno male ancora di più, te ne sei andata dal mio mondo, e io per non morire sono dovuto entrare nel tuo, il mio cuore è come un sacchetto di coriandoli, pieno di colori, si i nostri, ma frantumato in mille piccoli pezzi, ogni giorno ne prendo una manciata e la spargo nell’aria con la speranza che tu possa raccogliere qualche frammento, che un barlume di reminiscenza torni a farti sorridere, torni a farmi guardare da te con gli occhi dell’anima, dell’amore, della vita…la nostra.

  • Buongiorno Maria, dormito bene?
  • Buongiorno Papà –
  • Ti ho preparato la colazione, oggi voglio portarti al lago, ti ricordi il lago?
  • Grazie, no io non sono mai stata al lago
  • Si ci sei stata ti ci ho portato l’altra settimana non ricordi?
  • No papà io non sono mai stata al lago

Non insisto mi arrendo. Ho imparato ad arrendermi ormai. Piccole cose, piccoli passi.

  • Perché andiamo al lago?
  • Voglio parlare con te sulla panchina, una panchina speciale, voglio raccontarti la storia di Andrea e Maria, li conosci?
  • No chi sono? Lei si chiama come me?
  • Si lei si chiama come te, ed ha due splendidi ragazzi Carlotta e Davide e pure due nipotini Mirko e Angela due angeli bellissimi
  • Che bello papà e io li conosco?
  • Si te li ho fatti vedere ieri sono venuti a trovarti, ti ricordi quei due ragazzi di ieri? E i bambini che ti hanno portato i dolci?
  • No io ieri ero a Messa, non c’ero io, peccato però, mi piacciono i bambini.
  • Non fa nulla Maria torneranno, torneranno ancora e ancora li vedrai Maria.
  • Ora finisci la colazione e preparati che usciamo.
  • Bello e dove andiamo?
  • Al lago Maria, al lago.

So che può sembrare un paradosso, ma il fatto che non mi abbia escluso completamente dalla sua vita, anche se con un diverso ruolo, mi fa sentire vivo, mi fa sentire ancora parte del suo universo, mi fa ancora sperare in quei pochi momenti in cui, prendendomi la mano, sento che passo da padre a marito, da marito nuovamente a padre, sento che il suo cuore mi appartiene e che io appartengo a quella parte nascosta nella sua testa che non morirà mai. Voglio credere che sia così perché l’amore è senza fine.

Oggi la giornata è bellissima, il sole caldo passa attraverso i rami degli alberi di olivi che circondano il lago, il silenzio è spezzato solo dal canto degli uccelli, la quiete è rassicurante e io sono fiducioso, oggi sento che forse Maria torna a trovarmi, spero, credo, ne ho bisogno.

Prima di uscire Maria ha letto i post it appesi sulla parete, sono i suoi non li ho mai staccati, speravo che leggendoli e rileggendoli qualcosa potesse rammentare, ma come tutte le mattine ha commentato: “però quante cose ha da fare la mamma oggi” e poi “ma la mamma non può più fare tutte queste cose, la mamma è andata via. Nascondo una lacrima.

Siamo in silenzio, oggi non ho la forza di raccontarti di noi, oggi non ho la forza di essere respinto, oggi ho solo bisogno di starti vicino e guardare il lago, respirare il tuo profumo e guardarti negli occhi, rubarti frammenti di anima e portarli a me, tenerti per mano e sentire il calore della tua pelle, oggi ho bisogno d’amore Maria, oggi ho bisogno di te.

Non so più cosa pensi, cosa provi, non so più dove hai messo il mio amore, eppure ce lo siamo detti Maria, – ti amerò finché morte non ci separi – perché mi hai lasciato solo? Perché?

La tua mano accarezza la mia, non mi illudo, ma ti sento, sento l’amore, non quello di una figlia, ma quello di una donna, la mia, sei tu amore mio, sei tu, sei tornata, sei accanto a me. La tua mano stringe la mia, i tuoi occhi guardano dentro i miei, il tuo amore ricompone i pezzi sparpagliati del cuore, i battiti fanno eco nello spazio immenso che ci circonda, ti sento Maria, ti sento e sei di nuovo mia:

  • Andrea, portami a casa, ho tante cose da fare oggi. Andrea ti amo.
  • Si vita mia ti porto a casa, le facciamo insieme tutte le cose…io ti amo ancora di più se possibile.
  • Stringimi Andrea non farmi andare via
  • Ti stringerò tutte le volte che vorrai, tutte le volte che tornerai, tutte le volte che me lo chiederai e anche quando non lo farai. Ti stringo Maria perché il mio mondo è attorno alle mie braccia, il mio mondo sei tu.

Siamo a casa Maria è di nuovo andata via, in quel mondo che solo lei conosce, ma non mi importa, domani la riporterò al lago e se anche non mi riconoscerà se per lei sarò suo padre, se non mi terrà per mano, io sarò lì ed ogni giorno l’amerò come il primo giorno, e ogni volta la corteggerò, la proteggerò, la  riporterò a me, e ogni volta la sposerò come se fosse la prima volta e questo folle amore non avrà fine, fino al giorno in cui l’ultima stella dell’universo si spegnerà e tutt’attorno regnerà il buio.

Ma anche lì amore mio la tua luce saprà far brillare ogni galassia e il mio amore per te ti seguirà nell’infinito. patty5

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un…due…tre…positivo… racconto da antologia Il nostro caro diario al tempo del Coronavirus PAV edizioni

 

Aiuto, aiuto

  • Amore che succede? Che hai fatto, perché stai piangendo?
  • Il virus, il virus
  • Il virus cosa, cosa vuoi dire, ti prego calmati non piangere, non capisco
  • Il virus mi ha colpita, sto male, sto malissimo
  • Stai male? hai la febbre. Dolori… non respiri… mio Dio dimmi mi stai facendo venire l’ansia…
  • No, no non sto male… non ho la febbre. Respiro, ora ho il naso intasato, ma respiro
  • Ma perché dici che il virus ti ha colpito? … perché piangi in questo modo? Sei spaventata… lo sono anch’io, ma amore siamo stati attenti… non usciamo da più di un mese. Non avere paura
  • Il virus mi ha preso qui, proprio al centro del cuore.
  • Al cuore? Ma che stai dicendo.
  • Sì, proprio al centro del cuore, dove conservo i ricordi più belli, i pensieri preziosi, le persone che amo. Questo virus mi ha portato via le cose importanti e non riesco a ritrovarle. Mi mancano, mi manca tutto gli abbracci, le carezze, la famiglia, la libertà. Sto morendo, sto morendo dentro.
  • Mi hai fatto venire un colpo!!!!! Già vedevo l’ambulanza ed io impotente lì a sperare… nella mano di Dio per rivederti. Non puoi farmi spaventare così, non potrei vivere senza di te e tu devi calmarti, nulla ti è stato portato via. Ci sono io e ci sono i ricordi, e ci sarà l’arcobaleno, la famiglia, gli alberi, il sole e gli abbracci, devi solo crederci e calmarti.
  • Vieni qui accanto a me e metti la tua mano sul mio cuore, ascolta il mio battito è per te, ruba il suo ritmo e rendilo tuo, trasporta il cassetto della memoria al cuore e poi viceversa e respira amore, respira con tutto il fiato che hai.

Eravamo al mare ricordi, quel giorno ti eri fatta due trecce come una bambina spiritosa, il sole accarezzava la tua pelle bionda e sudata e i tuoi occhi erano del colore del mare, ridevi ed eri sciocca perché quella mattina ti eri svegliata di buon umore e con una leggerezza dentro che annullava ogni età e ogni limite. Stavi seduta sulla riva e mi hai chiesto il secchiello e la paletta, non avevamo un secchiello e una paletta, non avevamo bambini ma tu mettesti il broncio ed io ti comprai il secchiello e la paletta e nel dubbio anche un set completo di formine, mi sentii scemo, ma ti amavo talmente tanto che non osavo contraddirti, soprattutto quella mattina dove il sole era un brutto anatroccolo al tuo confronto.

  • Facciamo un castello – mi dicesti
  • Un castello?
  • Si un castello dove tu mi porterai a vivere e dove ci saranno tanti cavalli, fiori, animali e bambini.

Già i bambini, tasto dolente.

  • Non ho la più pallida idea di come si fa un castello, da piccolo al massimo facevo la pista per le palline, non ho mai fatto un castello.
  • Non può essere difficile, lo fanno tutti i bambini con i loro papà il castello delle principesse
  • Eri talmente convincente e piccola in quel momento che mi prestai a quel gioco così infantile, ignorando il mondo attorno perché tu eri il mio mondo.

Vedi li eravamo io e te e lo siamo ancora in un ricordo indelebile, e come tale viene fuori devi solo cercare il cassetto e aprire la strada alle emozioni, eravamo io e te e lo siamo ancora nulla è cambiato, nessuno ci ha rubato i ricordi, respira amore e porta i ricordi a rattoppare quell’angolo del cuore che ora ti fa male.

 

  • Mi ricordo del mare e di quella giornata così buffa e di te che non sapevi da che parte iniziare, e la torre, che dopo mille tentativi sei riuscito a fare, ma che sembrava più quella di Pisa per quanto era storta, e le risate, la sabbia da per tutto e il ragazzo del cocco bello.

Sai mi ricordo, ora mi ricordo, ho trovato il cassetto e il cuore mi fa meno male.

Vedi nessuno può rubarti i ricordi, sono dentro di te, questo che poteva essere nascosto come quelli più intensi e importanti, sono storia, la tua, la nostra, quella di chi l’ha vissuta con noi, sono ciò che noi siamo ora, sono la nostra valigia del cuore.

E poi amore, se ti guardi allo specchio puoi vedere tutto il tuo passato perché è lì davanti a te e si riflette nella donna che sei, ogni espressione, ogni ruga, ogni sfumatura racconta il passato, la vita i momenti belli e pure quelli brutti, le lotte e le gioie, gli amici, la famiglia, le persone, le cose ed io che ancora percorro e voglio percorrere la tua strada fino alla fine del tempo.

  • E ora, ora mi stanno rubando il tempo, ora mi hanno fatta prigioniera come posso aggiustare questo pezzo di cuore, il mio presente chiuso, come posso prendere lembi d’amore per curarlo, lo so ho il tuo amore ma mi manca l’amore del mondo, delle persone, della vita stessa e sanguino profondamente perché vorrei avere ancora quelle emozioni, mi mancano come mi mancano le mie nonnine, la passeggiata al parco, il sorriso delle persone e gli alberi si mi mancano gli alberi.
  • Tu sei una persona fortunata, hai nella tua valigia un sacco di cose belle, tu conosci gli alberi perché li hai guardati, hai guardato i tramonti, hai sorriso alle persone e hai accudito le tue nonnine, hai passeggiato nel parco annusando i fiori e hai visto la natura germogliare, hai amato il mare e il suo rumore, la montagna e il suo silenzio, il ticchettio della pioggia sotto le lenzuola e l’odore dell’erba bagnata, hai riso e pianto guardando un film. Tu amore mio sei ricca, di quella ricchezza che molti vorrebbero oggi avere, perché mai hanno dato valore a ciò che tu hai sempre amato. Tu sei il presente e nessuno può rubarti ciò che sei e che dai anche con la lontananza. Quando tutto questo sarà finito le persone ti ameranno ancora di più perché sapranno comprendere che tutto quello che raccontavi loro era ciò che loro hanno imparato oggi, e guarderanno il mondo con occhi diversi con i tuoi stessi occhi e finalmente capiranno l’importanza di ogni piccola cosa.
  • Tu dici così perché mi ami, ma se invece la gente cambiasse in peggio, se dopo tutta questa clausura diventassero tutti più cattivi, diffidenti, lontani, in fondo non potremmo più abbracciarci per tanto tempo, dimmi come può esserci amore senza abbracci, senza baci, senza fiducia, mi fa male pensare a questo, mi rende triste e insicura.

Questa sera ti ha preso proprio male, comunque no non potrà essere così perché peggio di prima non potremmo stare, è vero ci saranno le distanze, le mascherine, un po’ di diffidenza, pochi e intimi abbracci, niente strette di mani, che poi io non le ho mai sopportate, tra l’altro, ma ci saranno i “prego”, gli “scusi” le file e il rispetto, la cura dell’ambiente, la solidarietà. Ci saranno gli sguardi che racconteranno tutto e la gente imparerà a guardare non il colore di un rossetto ma il profondo degli occhi.

Ci saranno meno sprechi e meno file per l’ultimo modello di cellulare, ci saranno le parole quelle che non hai mai scambiato con il tuo vicino.

  • Voglio crederti, si voglio proprio credere che sarà cosi, perché è il mondo che vorrei, quello che ho sempre voluto, perché se penso al contrario non tutto non avrebbe senso, anche questa reclusione forzata non avrebbe senso. Quindi si amore voglio credere che tu mi stia dicendo tutto questo non solo per consolarmi ma perché ci credi, e se ci credi tu ci credo pure io e riparo un altro pezzo di cuore.
  • Ora vieni che abbiamo una cosa importante da fare o te ne sei scordata?
  • Oddio è vero che stupida mi sono fatta prendere dalla paura e dall’ansia e non mi ricordavo più che oggi potrebbe essere un giorno importante. Non so se sono pronta, oggi non potrei sopportare una delusione, oggi potrei anche crollare del tutto. Ho ancora il pezzo di cuore con il futuro che sanguina.
  • Rimandare sarebbe peggio, e poi anch’io ho bisogno di sapere. Ho bisogno di ossigeno. Credimi non sono un supereroe sono solo un uomo, innamorato ma pur sempre un uomo,

 

Minuti interminabili scandiscono il ritmo accelerato di due cuori impazziti, il silenzio che già regna da giorni e giorni diventa quasi come se stessimo avvolti in un’ovatta, completamente isolati ove ogni respiro sembra una tromba e ogni battito un tamburo.

Io e te. Noi due, una casa, e fuori il covid19 il nemico.

  • Io non ho il coraggio guarda tu…
  • No guardiamo insieme io non ci capisco nulla
  • Uffa però, ho la vista annebbiata e le mani che tremano
  • Rilassati dammi la mano, chiudiamo gli occhi e al tre guadiamo insieme

UNO DUE TRE…POSITIVO…

  • Ecco il futuro, ecco chi aggiusterà il tuo pezzo di cuore mancante, ecco chi ti farà smettere di piangere ecco chi ti darà la forza per ricominciare.

Questo è un dono di Dio, questo è il nutrimento per la tua anima.

E se un domani vorrai raccontargli come e quando è stato concepito, raccontagli che il mondo si è fermato per permettere a lui di venire al mondo e che nel silenzio due anime l’hanno talmente desiderato da sconfiggere le paure e un terribile mostro chiamato CORONAVIRUS. patty5

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ordinabile sul sito PAV EDIZIONI i proventi  saranno devoluti alla Protezione Civile per la lotta contro il Coronavirus.