La Commedia di Penelope fuori dai selfie: la verità di una Donna
Esistono libri che non si limitano a narrare una storia, ma compongono un mosaico. “La Commedia di Penelope fuori dai selfie” è esattamente questo: una scacchiera di riflessioni dove ogni capitolo è una mossa meditata contro la banalità del quotidiano. L’autrice ci conduce per mano in un viaggio che parte da una domanda elementare quanto spiazzante: “Sei sincero?”pronunciata da una bambina, per approdare alle vette della consapevolezza adulta.
Il testo si muove con agilità tra i grandi drammi collettivi, come il crollo del Ponte Morandi, e l’intimità domestica delle ricette liguri o dello charme di Simenon. Non è una narrazione lineare, ma un flusso di coscienza organizzato che rifiuta le “soluzioni logiche” per abbracciare la complessità.
Penelope, la protagonista (che è poi ognuna di noi), è un “Tenente Drogo in gonnella”: una donna che combatte quotidianamente con “reggicalze e baionetta al collo”, divisa tra la carriera, il ruolo di madre e la necessità di restare integra in un mondo che mastica e sputa identità precostituite dai social media.
La scrittura è fluida, colta e intrisa di una sottile ironia che trasforma la tragedia del quotidiano in una “commedia” divina e umana al tempo stesso. Penelope non aspetta un Ulisse pavido; lei reclama il suo libero arbitrio, la sua solitudine e la sua capacità di non omologarsi.
Il finale, segnato da una paradossale PEC che promette una seconda possibilità, ci lascia con un messaggio di speranza: dodici mesi per non sprecare il tempo, per godersi il mare in sottofondo e il silenzio di una baita, aspettando il Natale.
Dalle note di David Bowie in Black Star alla leggerezza di un pantalone a quadretti, fino al gesto estremo e altruista della donazione degli organi.
“Solo lontano dal selfie si colora davvero la vita reale.” Questa frase racchiude l’essenza dell’opera: un invito a spegnere lo schermo per riaccendere i sensi.
“La Commedia di Penelope fuori dai selfie“ è una lettura necessaria per chiunque senta il bisogno di evadere dalla comunicazione virtuale. È un libro per chi sa viaggiare con l’immaginazione e non ha paura di sviscerare il senso delle cose fino al confine di ogni limite. Da donna non posso che consigliare questa lettura forse “fuori” dagli schemi ma realisticamente umana. Patty 5










