…quando il ballo compie il miracolo dell’amore PASSO A DUE…una storia vera

Tutto inevitabilmente era scritto tra le pagine della vita come una danza silenziosa che non ha bisogno di parole, poiché essa appartiene a colei alla quale già è destinata, così come un uomo è destinato alla sua donna in un ballo che non ha fine, fatto non solo di musica e colori ma di anima e corpo ed è sempre così che la paglia prende fuoco e arde di passione se la scintilla di uno sguardo attraversa i confini del cuore. Così ho conosciuto l’amore, il mio ballo proibito.

E’bastato un riflesso, un immagine dietro le mie spalle, ho sentito un brivido lungo la schiena, eppure faceva caldo, mi stavo allenando, ero sudata. Non era freddo quello che ho provato ma qualcosa che non riuscivo a definire, ero particolarmente stanca ma mai abbastanza per saltare le lezioni di latino americano, ballare mi ha sempre dato il modo di scaricare ogni tensione, ogni ansia, ogni vuoto che sentivo dentro da molto tempo ormai.

Ho usato la danza per sfuggire dai problemi e anche quella sera stavo annullando tutto cercando di non pensare a nulla. Eppure sentivo che non era una serata come tutte le altre, qualcosa stava accadendo, ma ancora non avevo capito che forse, proprio quella sera, ciò che avevo sempre agognato, immaginandolo con la fantasia, era lì ad un passo da me.

Non mi sono girata, guardavo il suo volto riflesso nello specchio, il mio corpo non aveva peso, fluttuava leggero seguendo la musica che entrava dentro di me penetrandomi l’anima, i miei piedi sollevati dal pavimento di legno continuavano il ritmo della danza, una rumba, il ballo dell’amore.

La magia era nell’ aria, sentivo come un filo invisibile, che giro dopo giro, mi stava delicatamente avvolgendo, ed io non facevo nulla per liberamene, come se quel filo fosse destinato a legarmi non per rapirmi o farmi prigioniera, ma per avvolgermi come fosse seta, quella di un baco, preziosa e delicata, ed io ne sentivo la forza, la tenacia, il calore. Ma quando finalmente decisi di girarmi per trovare il capo del filo ciò che vidi era il nulla, ti cercai nel riflesso dello specchio e anche lì non riuscii a trovarti, l’unica cosa che mi era rimasta era il calore della mia pelle che ormai era paglia bruciata e il manto di seta nel quale mi rifugiai per i giorni a venire.

Alla lezione successiva ero agitata, se ne accorsero tutti, continuavo a guardare la porta, a fissare gli specchi, a cercare non so neanche io cosa o chi, volevo rivivere quella sensazione, volevo rivedere quel riflesso, volevo girarmi in tempo prima che svanisse, volevo essere nuovamente avvolta dal filo invisibile di seta, fu un attimo, il tempo di una giravolta e tu eri lì accanto a me, non ebbi tempo per fare nulla i miei occhi erano già dentro i tuoi. La mia anima aveva scavalcato ogni barriera ed era andata oltre ogni confine, il mio cuore batteva all’ unisono con il ritmo sfrenato di una salsa, le mie mani erano sudate e fu in quel momento che ritornai un attimo in me stessa, quando ci presentarono, anche se non era necessario, perché chiunque tu fossi stato, eri già parte di me.

“Lui è Nicolò e sarà il tuo partner dalla prossima lezione” mi disse Teresa la proprietaria.

“Va bene”. Risposi, anche se dentro di me era un benissimo, anche se tremavo all’idea di toccarlo, anche se avevo paura, si perché solo in quel momento realizzai che io non potevo, non dovevo, io ero impegnata.

Cosa diavolo stavo facendo, ero impazzita, la realtà arrivò puntuale a buttare acqua su quel fuoco, la ragione fece capolino riportandomi con la testa per terra, ma il corpo continuava a non volerne sapere, angeli e demoni tutti attorno. Quella sera usci da scuola con un peso enorme sulle spalle, coscienza e incoscienza, passione e frustrazione. Telefonai a Marco, come per volermi pulire la coscienza di qualcosa che avevo fatto, si perché il senso di colpa per tutto ciò che avevo provato e anche solo pensato, mi stava togliendo il respiro, il panico di una colpa non commessa ma che avrei voluto commettere.  Un semplice “buona notte amore”, non bastò a placare il tormento che ormai mi era entrato nell’ anima.

Cercai di non pensare, i giorni a seguire li impegnai in ogni cosa possibile pur di non pensare, ma nello stesso tempo contavo le ore al nostro incontro, il nostro primo ballo insieme e ad ogni attimo di pensiero il mio corpo vibrava incondizionatamente.

Dovevo parlare con Teresa, io con Nicolò non ci potevo ballare, lui non era il solito partner di un ballo per una sera, lui era aria, ossigeno, fuoco e passione, lui era vibrazione e ansia, lui era ormai diventato il tormento della mia anima. Mai avevo provato tali sensazioni dimenticandomi completamente del resto del mondo, della mia vita reale del mio fidanzato che fino a quel momento pensavo fosse il mio destino.

Ma il destino è beffardo, era bastata una telefonata fatta a caso una sera ad un’amica, per ritrovarmi in quella scuola, ed era bastato un incontro di sguardi attraverso uno specchio per rimescolare le carte della mia esistenza.

Non ci fu bisogno di parole, arrivai puntuale, anzi in anticipo, il cuore batteva a mille, non riuscivo ad allacciare le scarpe per il tremolio delle mani, le mie gambe ballavano già da sole, il mio sguardo cercava attraverso le tende, che dividevano la sala con l’ingresso, due occhi neri come la pece, ma profondi come l’universo. E tu arrivasti ed io mi persi.

Teresa sorrideva compiaciuta, non aveva voluto sentire le mie ragioni, forse perché non ero stata abbastanza convincente, forse perché nemmeno io lo ero con me stessa, sta di fatto che ero lì proprio dove in fondo volevo essere.

La corrente era così forte che nel momento stesso in cui la sua mano prese la mia vidi come un fulmine passare nel limitato spazio che ancora ci divideva, e quando mi tirò a sé per avvolgermi nell’ abbraccio voluttuoso della danza, già di per sé armonica magia dell’amore, tutte le mie difese si dissolsero nello spazio circostante annullando ogni dimensione, eravamo noi e tutto il mondo fuori.

Leggera come una piuma, guidata dal vento mediterraneo caldo e pungente, trasportata nell’infinito spazio dove nulla aveva più senso. L’unica cosa che aveva senso era quello che stavo provando e lentamente scomparvero tutte le inibizioni e le paure, le incertezze e i dubbi, facendo sì che io non stessi solo danzando, ma in quel momento era come se si stesse svolgendo un rituale di corteggiamento, un atto d’amore cosi come fanno gli uccelli per istinto, noi lo stavamo facendo per passione. Stavamo facendo l’amore ballando, i nostri occhi si penetravano fino ad arrivare all’ anima e il nostro cuore batteva all’unisono, la pelle trasudava calore e sudore, le gambe rispondevano indipendenti, la musica scandiva il tempo con Te quiero la rumba dell’amore.

Questa volta il destino aveva scritto bene le sue pagine, ancora non sapevo cosa sarebbe successo, ma quel momento, anche solo quel momento era un marchio indelebile nella mia anima.

Inutile dire che il destino non si può sfidare e cosi come nella leggenda del filo rosso, che lega le anime gemelle destinate ad incontrarsi in maniera indissolubile, nonostante possano esserci differenze, di età, di ceto sociale, di luogo di nascita, un filo invisibile anche molto lungo le unisce,  può aggrovigliarsi, annodarsi, percorrere tante strade, ma se due anime sono destinate a congiungersi comunque lo faranno in un modo o nell’altro e quando ogni groviglio sarà sciolto nessuno ostacolo potrà impedire le due anime di stare insieme e il legame diventerà sempre più forte, più vivo, più autentico e durerà per sempre.

Ti guardo accarezzo i tuoi capelli, e ripenso a quante cose ho dovuto affrontare da quella magica sera, il mio battito continua a seguire il tuo, sono passati 25 anni eppure sembra ieri, riesci a leggere i miei pensieri e mi sorridi, il tuo sorriso mi procura ancora brividi dentro:

Ho seguito il destino, ho abbandonato una vita che non era la mia e ho sciolto tutti i nodi del filo che mi portava a te, ho lottato, ho creduto, ho pianto, ma mai un dubbio ha attraversato la mia mente. Eri tu la mia essenza vitale.

Mi prendi la mano, mi guardi come solo tu sai fare, oltre giù in fondo fino all’anima, accendi il pc e metti una musica, no non è una rumba la nostra, ma un pezzo di Rino Gaetano a mano a mano e mi inviti a te, chiudo gli occhi solo un attimo e rivedo la sala, gli specchi, la tua presenza, riapro gli occhi no, non sto sognando sei qui davanti a me, ed io mi avvolgo nel tuo abbraccio per iniziare il nostro ballo proibito, quello che non è mai finito, e nonostante il tempo abbia segnato qualche ruga, io ti rivedo come allora e come allora inizio a fare l’amore con te con la stessa passione che rossa come il filo che ci unisce non sbiadirà mai.

Il nostro passo a due, oltre l’infinito, un amore senza fine.

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La tua mano nella mia…il cuore di una madre …racconto dedicato a Gina…

Non eri bella come il sole, ma era il sole bello come te.

Quella mattina illuminavi l’oltre al di là della finestra e il tuo sorriso era un riflesso che abbagliava le allodole che volavano libere nel cielo, una mattina di caldo afoso, era domenica, in casa il silenzio era misto ai primi trascinati passi della sveglia a rallentatore, era domenica e nessuno aveva fretta…nessuno tranne il destino.

La città attorno era in movimento e gli odori del rituale pranzo salivano su da ogni parte ed entravano prepotentemente dalle finestre, dalle porte e da ogni anfratto, un misto di cipolle e sugo, peperoni e cavoli, una tortura per chi come noi chiedeva solo e semplicemente una tazza di caffè per poter incominciare a capire il senso della propria esistenza in quella domenica di luglio.

Noi tre donne, sedute al tavolo della cucina, ognuna immersa nei propri pensieri a cercare il risveglio della mente davanti a una tazza di caffè bollente, noi così diverse ma così uguali di fronte alla vita che ci univa da sempre. Io madre e voi due le mie appendici, quel cordone che sentivo ancora vibrare dentro, ogni volta che vi guardavo che vi annusavo rubandovi l’essenza della vostra gioventù che era la mia vita che andava avanti, il mio futuro riflesso in un infinito confine inesistente.

Avevo già dato tanto alla vita, il fallimento di un matrimonio, la riconquista del vostro affetto penalizzando le mie ragioni per non dover creare un abisso emozionale, e poi la delusione, dopo, di un grande amore che forse amore non era mai stato, e poi il tempo, che passando ha lasciato grandi rughe sul viso e cicatrici nel cuore. Avevo già dato, ma forse non ancora abbastanza.

Comunque eravamo lì, a sorridere insieme in quella che era una bellissima domenica di luglio, dove il caldo si faceva sentire e dove ognuna di noi stava programmando la propria giornata di riposo.

Alice aveva deciso di passare la giornata con le sue amiche in piscina, io dal canto mio avevo bisogno di una pausa relax e quindi sarei restata a casa a farmi le coccole con un bel bagno, una maschera e tutte quelle cose che di solito non riuscivo mai a fare, insomma volevo volermi bene, mentre tu Regina avevi deciso di passare la domenica con Francesco una bella gita al mare, il tuo amore storico e unico come dicevi tu.

Quindi saremmo state tutte sparpagliate ma in qualche modo felici di fare ciò che più ci piaceva: “mamma non aspettarmi per cena, io e Fra, facciamo tardi abbiamo anche un compleanno stasera, vengo a darti il bacio quando torno” -”si amore va bene non ti aspetto ma aspetto il bacio”. Eri grande ormai, ma eri ancora la mia bambina.

Ci siamo salutate come sempre, le solite raccomandazioni e un bacio veloce, ricordo ancora quanto eri bella e quanto era bello il tuo sorriso raggiante di vita e felicità.

Fu l’ultima volta che vidi quel sorriso.

Sei sempre stata una bambina speciale, la tua dolcezza e generosità si evinsero fin da piccola, amavi le persone e le persone ricambiavano la tua empatia, sveglia intelligente portata al prossimo, non a caso dicevi sempre:  “mamma io voglio fare qualcosa per gli altri, voglio poter aiutare le persone, voglio che la mia vita non sia solo mia, ma che abbia un senso per chi ha bisogno” Sei sempre stata speciale, e non a caso avevi scelto di studiare medicina, e non è mai stato difficile per te, come se quel destino fosse stato già scritto nel libro della tua vita.

Da piccola eri un piccolo bruco, così ti chiamavo, sapevo che ti faceva arrabbiare, ma un giorno ti spiegai che non era poi così tremendo essere un bruco, che le paure nelle quali ti chiudevi ti avrebbero portato ad essere una crisalide, e questa parola ti piacque di più, e poi ti dissi che saresti diventata una meravigliosa farfalla piena di mille colori, libera e felice di volare nel cielo all’infinito. No non ci ho mai pensato, neanche per un attimo, che le farfalle muoiono, vivono intensamente, libere, colorate, splendenti uniche, ma muoiono velocemente lasciando la scia del loro volo e polvere di colore nella vita di chi può ammirale anche solo per un attimo. Il volo di una farfalla seppur breve raccoglie in esso tutta la vera essenza di una vita piena di magnificenza. L’oltre sarebbe superfluo e irrilevante rispetto all’attimo che comprende l’inizio e la fine di una vita piena di colori.

No non ci ho mai pensato, forse perché di fronte a tanta bellezza il paragone sembrava paritario, ho omesso la parte oscura non di proposito, ma perché non la vedevo, non era naturale per me andare oltre. Per me eri bellissima, piena di vita e di colori per me eri la mia farfalla libera in un volo infinito.

Mi sono accorta che stavi diventando crisalide quando indossasti per la prima volta le tue scarpette da ballo e il tuo tutù rosa, eri piccola ma stavi iniziando a prendere forma, coraggio e forza.

Eri leggera e delicata e i tuoi movimenti aggraziati attiravano l’attenzione anche del più distratto spettatore. Da te sin da piccola si evinceva un’aurea di empatia e amore che poche e rare persone possiedono, doni piccoli doni che ti rendevano unica non solo ai miei occhi di madre innamorata, ma a chiunque posasse lo sguardo su di te.

Poi sei cresciuta, troppo in fretta, lasciandomi i ricordi dentro le foto che custodisco ancora gelosamente nella scatola di latta consumata dal tempo.

E le mille foto scattate non più con la vecchia polaroid, ma con la tecnologia, le tue facce buffe e i tuoi selfie, i sorrisi e i momenti felici, gli amici, il fidanzato e la tua mamma, si io, nei momenti insieme, colazione al bar, shopping, passeggiate al sole, le tue linguacce e i miei rimproveri, tu eri bellissima io sempre con delle facce terribili, ma tu non cancellavi mai nulla, dicevi sempre che ogni attimo va preso e conservato è un attimo di vita, non può essere sprecato.

Facevi allegria con il tuo rumore le tue risate erano contagiose, ed io lasciavo a te il mio cuore ogni volta che non eri con me, usciva dal mio corpo per seguirti ovunque, così come il cuore alla fine di ogni nostro messaggio, così come il cuore che oggi è li accanto a te.

“Mamma” non è una parola a caso, ogni messaggio iniziava così, mamma è una composizione dell’anima, un dolce suono che riempie ogni spazio, mamma è poesia, mamma è amore, quante volte non gli ho dato il giusto valore, la giusta collocazione e quante volte ora vorrei sentire o leggere ancora quella parola nelle pagine della mia vita.

Ma quanto eri brava a scuola, un piccolo genio, avevi fretta, volevi imparare eri curiosa, vivace e intelligente, hai voluto fare ciò che già pensavi fin da piccola volevi studiare medicina volevi aiutare le persone e ci eri quasi anima mia.

L’università il tuo sogno, facile come tutto ciò che tu facevi anche se medicina non era poi un giro di giostra, ma tu rendevi tutto leggero come una piuma al vento, avevi un obiettivo e volevi raggiungerlo al più presto. Quanto amore attorno a te, tutti ti volevano un gran bene, e le aspettative per il tuo futuro erano già un libro scritto dentro la tua memoria.

Dal canto mio altro non mi potevo aspettare, la felicità con gli alti e bassi della vita era comunque sempre una componente viva tra di noi, perché quando si ama la vita ogni ostacolo si supera magari con un sorriso davanti a un barattolo di gelato alla vaniglia.

E noi di barattoli ne abbiamo mangiati tanti insieme.

Oggi mi chiedo se non sono stata egoista nel non accorgermi di momenti in cui presa dai miei problemi, tu forse avevi bisogno di me. Ma tu non dicevi mai nulla il tuo sorriso era sempre pronto per chiunque ne avesse bisogno. Il tuo sorriso la medicina dell’anima.

Ed è per questo che mi chiedo ingiustamente perché la vita ha voluto privarci di questa preziosa medicina, della tua presenza, del tuo sorriso, di ciò che di buono potevi dare a chi ne avesse avuto bisogno.

Ma gli angeli stanno in paradiso, non su questa terra di sofferenza e odio.

Il fatto è che non riesco a farmene una ragione da quella maledetta mattina di luglio dove il sole ha portato via con sé la parte più bella di me.

Un messaggio “mamma stiamo andando al ristorante, ci vediamo stasera…ti voglio bene…” il silenzio…

Tutto lì sulla strada si è fermato, il tempo, i sogni, l’amore, la vita, IO.

Una telefonata che non vorresti ricevere mai, la telefonata del silenzio, senza speranza tu amore mio non c’eri più. Uno scontro e un incontro quello con un’altra dimensione dove tu hai superato la barriera del tempo e mi hai lasciato qui con quell’ultimo messaggio ancora al primo posto sul cellulare.

Ora sono qui a scrivere di te, e mi chiedo se potrai mai leggermi…avrei voluto, lo vorrei ancora, sempre parlare con te. Mi nascondo per non farti sentire il dolore, perché è assai penoso, ma ci sono giorni terribili dove anche il mio sorriso non riesce a coprire questo dolore, che sembra strapparmi il cuore. Il tempo non può, nemmeno tra cent’anni, ed io ancora mi perdo tra le tue foto, nei tuoi grandi occhi verdi e rimango incantata dalla tua bellezza dentro e fuori, quella bellezza che lascia senza fiato chiunque ti abbia conosciuta.

Gli anni passeranno, ma il mio tempo si è fermato negli scatti delle tue foto dove tu resterai per sempre la mia giovane e bellissima bambina ed io cercherò di fermare il sangue che scorre inevitabilmente dalla ferita che non si chiuderà mai dentro il mio cuore.

Il perdono è una questione di comprensione e coraggio, molto coraggio, ma richiede il suo tempo, molto tempo, tutto il tempo che sto impiegando per trovare la forza di andare avanti e forse non basterà una vita…

Sai cosa mi farebbe bene amore mio, il sapere che il mondo di tutti quelli che soffrono su questa terra, non rappresenti per sempre una gabbia dalla quale fuggire. Mi farebbe bene il tuo stare bene se solo potessi guardarti ancora un attimo negli occhi e rubare l’essenza di te.

“ci devo riuscire” dicevi sempre

“ci devo riuscire” ti dico io, te lo devo anima mia, aspetterò che il tempo scorra, fino al giorno in cui rideremo insieme, davanti a un enorme barattolo di gelato alla vaniglia, mano nella mano, cuore nel cuore, come solo madre e figlia sanno fare.

Patrizia Macario

 

Dedicato a Gina Turriziani Colonna

(4 luglio 2017)mano-nella-mano-mega800-950x450

…dis…turbo…quando non pensare aiuta a guarire…uno spettacolo che fa riflettere…

 

E’ vero potrete pensare che io sia di parte, ma credetemi sono molto critica nei giudizi quando assisto o leggo qualcosa, questo indipendentemente dai protagonisti ed è questo il caso nello specifico. Ho assistito ad uno spettacolo teatrale della compagnia amatoriale IL CACTUS e il titolo era Dis…turbo, e come vi dicevo prima pur essendo di parte, mia sorella Monica è una delle protagoniste, ero pronta a tutto.

Bene questo spettacolo mi ha dato qualcosa di talmente forte che ora anche se tardi sono qui a scrivere per voi.

La trama medica psicologica offre veramente un quadro molto realistico di ciò che viviamo quotidianamente, le nostre ansie, le nostre fobie, le abitudini ma soprattutto un egocentrico sviluppo interiore delle stesse.  Siamo quotidianamente concentrati sui  nostri problemi, dolori, ansie che ci rassegniamo quasi nella condizione di patologico cronico sconnesso.

Quando viviamo i  nostri problemi nella chiusura offriamo agli stessi terreno fertile per amplificarsi dentro e fuori di noi rubandoci così parti di vita sociale e personale.

La comunicazione e l’esternazione degli stessi contribuisce a liberare quel freno che ci fa sentire diversi e isolati, l’ammissione di un problema e la convivenza con lo stesso devono essere liberatori e affrontati non come una condanna ma come una sfida contro tutto e tutti.

Se si riesce ad esternare il proprio problema avendone la consapevolezza di averlo, allora si riesce a guardare oltre senza paura del giudizio o dell’ ignoranza di chi sicuramente schernisce perché forse ha un problema più grande del nostro solo che non lo sa.

Solo chi soffre sa cos’è il dolore. E non voglio con questa frase augurare il dolore o la malattia a nessuno, ma mi piacerebbe che messaggi come questo passassero più spesso, perché è facile giudicare senza sapere ma è difficile e molto più appagante capire chi, magari nascosto dentro la paura di un giudizio, si chiude dentro una solitudine che porta nel buio dell’anima.

Grazie a questi attori che hanno saputo mandare un messaggio forte e chiaro pur nella leggerezza di uno spettacolo divertente, ironico e purtroppo realistico.

Grazie a Monica Macario, Ermanno Basso, Stefano Bovo, Raffaella Buzzi, Mariuccia Ginepro, Letizia Marrone, Carolina Straccia, Patrizia Porello e la regia di Massimiliano Scelsi.

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Lettera a me stessa

 

Il mio domani è ieri il mio oggi è ora…solo così posso pensare per andare avanti

Hai presente il “silenzio” quello vero, quello d’anima. Ecco io sono il silenzio.
Si perché se un’anima è invisibile non è detto che non abbia voce, chiude le porte e urla dentro di sé: la rabbia, la tristezza, l’incomprensione del mondo e convive con la sua paura giorno dopo giorno in una silenziosa solitudine.
Quando la vita ti obbliga a convivere con una patologia, in un mondo dove tutto corre mentre tu resti indietro; dove l’apparenza conta più della sostanza, dove devi capire ma non essere capito, lì arriva il silenzio dell’anima.
Tutto ti si accartoccia dentro, pieno di pieghe che trasudano dolore, ti senti morire, non per ciò che la vita di ha dato, ma per ciò che il mondo ti ha preso. Forte nella tua armatura non ti spezzi, ti pieghi e ti riprendi, lottare è La parola che impari da subito. Resilienza, coraggio, forza, amore vanno dietro di lei e dentro di te si forma il guerriero.

Vivere fantasia, sopravvivere realtà.

“Non urlare” disturbi il silenzio quello che ormai fa parte del mondo “il mio”, quello con cui convivo oltre che con il Lupus, compagno indegno di vita, ma dal quale non mi potrò più liberare.
Mangiami o lupo, consuma il mio corpo, prenditi tutto ciò che io non posso difendere, uccidimi tra le tue fameliche fauci. IO NON HO PAURA. Ho la mia anima, la mia solitudine, il mio silenzio, è lì che vivo tutti i colori dell’arcobaleno, sogno la libertà, la musica, il ballo, e i ricordi di ragazza felice.
Il mio domani è ieri il mio oggi è ora…solo così posso pensare per andare avanti. E… se oggi è un giorno felice raccolgo tutto e conservo, per quando non avrò la forza per esserlo e dovrò vivere di rendita ricordando attimi e pensieri.

Ma tutto ciò ti insegna a guardare in modo diverso ogni cosa, a viverla, a scoprire i colori e le sfumature, a lottare per poter avere, a distribuire equamente gli attimi, a non sprecare i momenti, a sorridere.

Si sorridere, nonostante tutto, sempre, anche se la tua anima in silenzio soffre perché Io convivo con un lupus.
A dire il vero è lui che convive con me, in maniera anche prepotente direi. Pretende di dividere con me ogni attimo della giornata, è geloso, possessivo, mi soffoca, non mi molla un attimo e molte volte mi impedisce di uscire, di vedere i miei amici, di fare tutte le cose che vorrei…Lui decide come dovrà essere la mia giornata, il mio umore, è lui che decide quando portarmi a letto, spesso direi…
Non lo amo, non posso amarlo, non potrò mai farlo per quanto lui a volte divenga docile e mi lasci fare, a volte riesco pure a dimenticarmi che esiste, che mi osserva da dentro e si muove silenzioso, aspetta che io viva attimi di pura felicità per sbucare dal nulla a rovinarmi la festa, a reclamarmi a riportarmi con lui nel buio e nel silenzio.

Non serve che mi ribelli, non mi lascerà mai lo so, non posso cacciarlo, ma il mondo non lo sa. Vivo la mia apparenza continuando a sorridere, perché il sorriso è l’unica medicina che non fa danni e che mi protegge da ogni attimo di avvolgente buio.

Lui la mia ossessione, il mio tormento, la mia paura, la mia rabbia, il ladro di sogni, il bugiardo, l’infame, lui SONO IO
Il lupo sono io.
Il mio corpo non mi ama e mi rifiuta, milioni e milioni di anticorpi ciechi che non riconoscono se stessi e decidono di farsi la guerra dentro di me. “Perché? – Dico io – Perché?”.
In un mondo invaso da batteri e malattie, dove facciamo vaccini, dove combattiamo malattie che distruggono il sistema immunitario… perché il mio decide di essere un condottiero in prima linea, in ogni battaglia, inventandosene anche di immaginarie? Guerriero bendato “svegliati” stai distruggendo te stesso, i tuoi stessi uomini, ma che guerra è questa?

Non ci sono vincitori in questa battaglia, ci sono solo io che perdo pezzi per strada e… tutto per colpa tua.

Maledetto il giorno in cui ti ho incontrato, maledetto il giorno in cui tu hai incontrato me…
Quel giorno 34 anni fa, io ero una farfalla libera e piena di colori, ora farfalla sì, ma sul mio volto un segno indelebile della tua presenza, un marchio di possesso: il tuo primo sgradito regalo.
Ma la vita è bella anche se ci sei tu, la vita è arcobaleno, colori, gente, musica tutte cose che ho imparato ad amplificare e godere di esse nella loro vera essenza, perché la vita è mia, me l’ha donata Dio, ed è una sola e non voglio che venga sprecata da te che mi vorresti inerme, mi vorresti in bianco e nero.

Purtroppo arriverà un’altra sfida lo so, so che tu non ti arrendi mai, ma sarò pronta e il mio sorriso continuerà a disarmarti.

Non vedi quanto sei patetico nei tuoi tentativi di rubarmi l’anima? Non ci riuscirai mai anche se saranno inevitabili altri scontri, ricordati: … salti tu, salto io! morte tua, morte mia! …allora, vedrai sarà la mia anima a ridere felice della tua sconfitta fino alla fine dei tempi, lassù dove tu non puoi entrare e dove potrò, finalmente libera, ballare… e ridere di te.

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Il mistero del gruppo 0 RH negativo, modificazione genetica o aliena

Una percentuale pari al 15% della popolazione mondiale è diversa dal restante 85%. Le differenze sembrano sostanziali in quanto riguardano il fisico, la mente e persino la spiritualità dell’individuo.   Questi individui hanno tutti gruppo sanguigno 0 RH (-) ovvero gruppo sanguigno unico.

L’origine del gruppo sanguigno 0 RH Negativo (-) è un argomento affascinante e controverso allo stesso tempo, quindi, non proprio facile da trattare, tenuto anche conto dello scetticismo generale verso le tesi a sostegno delle varie teorie che cercano di fornire una risposta.

Ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino ma quando l’obiettivo di una ricerca è la verità ogni elemento, anche il più insignificante deve essere analizzato, anche quando si tratti di una semplice coincidenza.

La ricostruzione teorica dell’evento che è alla base dell’origine del gruppo 0 RH(-) che mi piace trattare in queste quattro righe, seppure anch’essa con evidenti carenze di elementi chiave che possano confermare alcune delle ipotesi che la supportano, tratta l’argomento partendo da dati reali inconfutabili che vanno a creare la grande curiosità sull’evento, anche se più che di curiosità, potremmo parlare di bisogno di verità assoluta, da sempre obiettivo del pensiero umano.

Partiamo dal dato che una percentuale pari al 15% della popolazione mondiale è diversa dal restante 85%. Le differenze sembrano sostanziali in quanto riguardano il fisico, la mente e persino la spiritualità dell’individuo.

Questi individui hanno tutti gruppo sanguigno 0 RH (-) ovvero gruppo sanguigno unico.

Perché unico? Ebbene, il sangue di questi individui è privo dell’antigene RHESUS  che caratterizza l’85% della popolazione mondiale e che rappresenta il diretto gruppo discendente che accomuna l’uomo alla scimmia (specie dotata anch’essa di questo antigene).

Quindi possiamo affermare che per almeno il 15% della popolazione mondiale la teoria di Darwin sull’Evoluzione della specie, non vale.

Breve parentesi: questo articolo non vuole assolutamente mettere in dubbio le convinzioni e le credenze di ognuno di noi ma semplicemente porre l’attenzione su una delle ricostruzioni teoriche sull’origine di quello che rimane un mistero ancora irrisolto, il gruppo 0 RH Negativo.

Quindi parliamo di questa ipotesi un po’ fantascientifica, partendo dall’Homo Erectus abitante del pianeta Terra 1,5 milioni di anni fa.

Tutto sarebbe partito dall’invasione della terra da parte di una specie ”Aliena” proveniente da NIBIRU, un pianeta del sistema solare a rischio estinzione a causa dell’eccessiva esposizione solare, dalla quale si proteggevano “a scudo” con un metallo di cui il nostro pianeta Terra è ricco, ORO.

Giunti sulla Terra, che per questi Alieni rappresentava un giacimento vitale, il problema principale fu come estrarre questo oro. La soluzione la trovarono  nell’Homo Erectus che sottomisero facilmente al loro potere, essendo dotati di tecnologie e intelligenza superiori, schiavizzandolo per i loro bisogni. Le difficoltà di controllo di questa specie terrestre, indusse gli alieni ad intervenire geneticamente sperimentando prima ed iniettando poi, un sangue diverso da quello di cui era dotato l’Homo Erectus, un sangue che intervenendo sull’assetto genetico lo modificava, rendendo H.E. docile e ammaestrabile.

Questa teoria, oggi viene osteggiata o ancora peggio ignorata, senza tenere conto che segni evidenti di questa manipolazione genetica (Aliena o no che dir si voglia), si ritrovano secoli e secoli dopo l’Homo Erectus, sull’antico Uomo di Cro-Magnon risalente a 40.000 anni fa e sulla popolazione basca di Spagna e Francia, luoghi in cui la popolazione con alto tasso di percentuale RH negativa veniva studiata con esperimenti, test e investigazioni di ogni genere, in ambito genetico e riproduttivo.

Prima della scoperta, nel 1900 dei gruppi sanguigni, il tema sangue era poco compreso con conseguenze a volte tragiche.

Fu durante la guerra civile americana, nel 1861/65 quando almeno 600.000 persone persero la vita, che nacque la necessita di fare trasfusioni di sangue per cercare di salvare le vite dei soldati feriti. I medici militari non ebbero altre opzioni se non quella di iniettare sangue di individui sani e robusti nelle vene dei feriti per cercare di salvare le loro vite. In alcuni casi tutto funzionava alla perfezione, ma in altre occasioni invece, si otteneva esattamente l’effetto opposto, dopo la trasfusione il paziente moriva. Una roulette russa insomma.

Le ragioni di questa differenza di reazione dei pazienti alle trasfusioni di sangue, erano ovviamente sconosciute e quindi le trasfusioni divennero l’ultima risorsa per cercare di salvare una vita umana visto i rischi che comportava.

Solo nel XX secolo, era l’anno 1900, il biologo austriaco Karl Landsteiner   avrebbe scoperto i gruppi sanguigni A, B e 0, che gli valse il premio nobel per la medicina nel 1930. Successivamente due colleghi di Landsteiner avrebbero scoperto il gruppo AB e lo stesso Landsteiner   avrebbe aggiunto ai suoi meriti la scoperta del fattore Rh (e fu anche il primo ad identificare nel 1908, il virus della poliomelite). Un grande scienziato dunque, che passo alla storia per aver cambiato la storia della medicina.

Inutile dire che la sua scoperta fu straordinaria in quanto mise in luce il fatto che il siero sanguigno, ovvero, la porzione liquida che comprende le cellule ematiche, non è identica in tutti gli esseri umani, dimostrando così che il sangue non è tutto uguale, da questa scoperta ci si rese conto delle varie incompatibilità che portarono alla morte nelle trasfusioni del passato.

Ci vollero comunque quarant’anni per scoprire dopo vari esperimenti sulle scimmie, precisamente sui macachi rehesus, compatibili al 93 per cento con l’essere umano e proprio per questo usati come modello per innumerevoli test genetici.

Landsteiner cominciò a iniettare il sangue dei macachi in altri animali con il solo risultato di ottenere dei coaguli che però porto alla scoperta di un antigene o comunemente detto proteina, fino ad allora completamente sconosciuto alla comunità scientifica. Tutto questo non tantissimo tempo fa nel 1940 probabilmente periodo dei genitori di molti di noi.

Si scoprì così l’antigene che venne appunto chiamato RH direttamente dal nome RHESUS a cui faceva riferimento e cioè i macachi. Ma la cosa incredibile è che alcuni individui e non un numero esiguo, circa il 33 per cento, era sprovvisto di questo fattore e da qui la scoperta degli RH NEGATIVI.

I gruppi sanguigni vennero denominati in A B AB e 0 quindi 4 gruppi. Ci si rese conto che nel gruppo 0 mancava l’antigene, inoltre si comprese che si trattava di un sangue universale, ma non compatibile con altri gruppi, ovvero, il donatore con gruppo RH NEGATIVO poteva donare il suo sangue a tutti (individui con gruppo A, B, AB, 0 RH + e -) ma poteva ricevere solo sangue del gruppo Rh negativo, quindi poteva ricevere solo sangue da un donatore con lo stesso gruppo sanguigno.

La mancanza dell’antigene, ovvero la non conoscenza, non comporto solo problemi per le trasfusioni, ma fu anche la causa di molti aborti spontanei. Ma di questo vi parlerò in un altro articolo specifico sul gruppo 0 rh negativo e le sue caratteristiche.

Parlare di una mutazione aliena, quindi, non è una teoria che possiamo sostenere alla leggera, potremmo altresì pensare a una mutazione, così come coloro che hanno la pelle chiara o scura, i capelli biondi o neri, queste mutazioni sono dovute a un pigmento ben determinato la melanina, quindi non possiamo escludere che anche il fattore sanguigno possa aver subito una mutazione genetica spontanea di adattamento a fattori ambientali esterni e quindi non necessariamente indotta da un intervento alieno.

Continuando le mie ricerche storiche mi imbatto in quelli che dovrebbero essere gli RH regnanti ovvero: baschi spagnoli e francesi. A loro ancora oggi è fortemente legata la “leggenda” che li porta ad essere il risultato di una manipolazione genetica della razza umana compiuta appunto da potenti extraterrestri evoluti e che RH regnati abbiano fatto parte di un progetto segreto. Le loro origini risalirebbero a circa 2,6 milioni di anni prima di Cristo, epoca paleolitica fino al 10.000 a.c. L’argomento, di certo, molto affascinante mi porterebbe a scrivere non un articolo, ma un intero libro, quindi mi fermo qui, augurandomi che qualcuno di voi decida di approfondire questa affascinante teoria.

Le caratteristiche fisiche dei baschi, corporatura muscolosa, ampie spalle, braccia massicce e forti ci riporta ai Cro-Magnon con caratteristiche simili agli stessi baschi e allora la domanda nasce spontanea: anche i Cro-Magnon erano rh negativi? Quasi sicuramente si.

Ciò si evidenzia dal fatto che ancora oggi nelle aree dove si rileva il maggior numero di soggetti rh negativo (Canarie e le montagne dell’Atlante-Marocco) gli uomini Cro-magnon proliferarono. Tutto questo da scoperte effettuate da studiosi che fecero risalire questo popolo intorno a 30.000 anni fa questo naturalmente ci porta a pensare che la modificazione genetica di cui sopra avvenne proprio con loro. Un approfondimento in merito a questa antica popolazione vale la pena di farlo, esso è veramente un mondo affascinante per risalire all’evoluzione dell’uomo, considerando che a detta degli studiosi, furono proprio loro gli artefici della scomparsa dell’uomo di Neanderthal e questo a scopo di preservare la specie “Aliena”.

Esistono a questo proposito numerose leggende che ci portano a riflettere su come avvenne l’estinzione sulla terra di alcune specie animali (dinosauri e altre specie). Queste ci riportano al cosi detto spirito di conservazione che potrebbero aver avuto gli extraterrestri per salvare il loro numero crescente di rh negativi, andando a manipolare con un virus letale le altre razze e creando così la loro estinzione.

Ora se dobbiamo rapportarci alle leggende, con poche basi pratiche ma molto teoriche, la storia ci indirizza inevitabilmente verso un gruppo leggendario di potenti entità conosciute con il nome di Annunaki, nel cuore delle antiche culture mesopotamiche (sumeri, assiri e babilonesi).

Si dice che, prima che un gigantesco diluvio devastasse la terra e uccidesse milioni di persone, una potente razza di esseri leggendari discese sulla terra dal cielo, giganti alti dai 2,5 ai 3 metri, rettili bipedi, che avevano il potere di cambiare forma. Questa storia ancora oggi appartiene alle credenze e alle tradizioni dei sumeri. Ma chi erano in realtà gli Annunaki, insegnanti, giudici, esperti in tecnologia, specie di Dei, non venerati in senso religioso, ma per la loro superiorità intellettiva? la cui collocazione, appunto, come anticipato all’inizio, era sul pianeta NIBIRU? Quindi, ritorniamo all’inizio, dove saremmo stati invasi da un popolo alieno a rischio estinzione.

Niburu è un pianeta che si avvicina alla terra ogni 3600 anni e ogni volta in maniera pericolosa provocando danni considerevoli. I motivi per i quali gli Annunaki scelsero la terra furono: la ricerca dell’oro, elemento fondamentale per salvare il loro pianeta e allungare la loro esistenza. A questa ulteriore informazione ci si è collegati nel tempo con la famosa pietra filosofale e la bianca polvere d’oro che secondo le loro teorie sarebbe stato il veicolo della “luce della vita” cioè la formula dell’immortalità e poteri soprannaturali…Higlander insomma per capirci.

Ma anche la Bibbia cita di vite straordinariamente lunghe, Matusalemme e il suo nipote Noè vissero infatti, quasi 1000 anni. Che gli sia stata data la bianca polvere d’oro da generosi Annunaki?

Un passo della Bibbia Giovanni 6:50-51, riporta: “questo è il pane che discende dal cielo perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Ecco, tutto questo ci fa pensare che nella sovrapposizione tra scienza e religione gli Annunaki avessero bisogno di questa polvere d’oro per sopravvivere più a lungo di ogni altra specie, mentre gli umani facendo forza sulla fede si accontentarono di quello che poi divenne il tempo dovuto, che all’epoca era di circa 120 anni.

La storia sarebbe ancora molto lunga per arrivare fino ai giorni nostri e agli esperimenti, dalla nascita dell’uomo a quella della donna tramite una sua costola, dalle discendenze ai rapimenti alieni oggi testimoniati da alcune persone, passando poi alle sperimentazioni della Nasa su soggetti ritenuti appetibili per le loro ricerche della verità assoluta e delle manipolazioni genetiche per la creazione dell’essere perfetto.

Un dato su tutti e non a caso, voglio riportarvelo: la più alta percentuale di RH negativi si riscontra in personaggi importanti della storia e dell’attualità, soprattutto nelle monarchie. La famiglia reale britannica per esempio, con la regina Elisabetta in testa che è di sangue 0 RH negativo e dall’alto dei suoi 92 anni suonati gode tutt’oggi di ottima salute.

Potrei parlarvi di questo argomento per giorni e, in ogni caso, non ne verremmo a capo, ognuno ha la sua teoria, la sua fede, le sue credenze, i suoi punti di riferimento. Una cosa però è certa la curiosità non vuol dire modificare il proprio punto di vista, ma semplicemente dare una visione più ampia a ciò che oggi la scienza ancora non riesce a spiegare in maniera certa e tangibile.

Se siete riusciti ad arrivare fino in fondo a quest’articolo, meritate di essere puniti e quindi vi comunico che ne seguirà un altro, a breve, sulle caratteristiche del gruppo O RH negativo e gli eventuali nessi tra alcune patologie fisiche ed emotive.

Per ora ciò che posso dirvi e che io più che aliena mi sento felice che il mio gruppo sanguigno possa dare un goccio di vita a tutti nessuno escluso.

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Le malattie autoimmuni e il dolore dell’anima

La cura del proprio corpo e della propria anima è condizione essenziale per far sì che la macchina possa superare la “revisione” e continuare a viaggiare in sicurezza.

Cosa sapete sulle malattie autoimmuni? Bisogna partire sempre dalle origini delle cose per scoprire, che le conseguenze che da esse ne derivano, sono purtroppo nefaste per la nostra salute e il nostro equilibrio psicofisico.

Il nostro corpo è una macchina perfetta che regge unicamente su una combinazione di variabili a seconda delle origini, dell’ambiente ma soprattutto dalla genetica e dall’ ereditarietà dei fattori che possono comunque influire sull’ insorgenza di malattie presenti nel nostro organismo ma silenti anche per tutto il corso della nostra esistenza.

Noi possiamo essere una delle cause scatenanti.

L’ignoranza di base delle componenti basiche del buon funzionamento del nostro organismo, purtroppo restano tali, o per lo meno non vengono prese in considerazione fino a quando il problema diventa attivo e quindi per forze di causa maggiore deve essere affrontato.

A quel punto il problema diventa malattia e come tale deve essere adeguatamente affrontato con cure e farmaci che inizialmente vanno ad aggredire il nemico per porre fine alle sofferenze che esso crea con la sua venuta.

Poi si inizia inevitabilmente un percorso a scelta, la medicina come unico mezzo di contrasto, o la medicina associata a una consapevolezza di poter modificare o per lo meno alleggerire il percorso di ciò che sembra un labirinto senza uscita.

La cura del proprio corpo e della propria anima è condizione essenziale per far sì che la macchina possa superare la “revisione” e continuare a viaggiare in sicurezza.

Viaggereste voi senza olio nel motore? No! Brucerebbe tutto, e senza benzina? Non potreste andare da nessuna parte.

Quindi è necessario che alla base di tutto ci sia una buona manutenzione e una corretta cura e attenzione di ciò che ci appartiene. In questo caso il nostro corpo.

Ritengo necessario essere seguiti da medici, non sono per le cure fai da te, ma il lavoro più duro ed importante deve comunque sempre partire dalla nostra testa e dall’autostima che abbiamo o che dobbiamo costruire nella nostra mente.

La forza è la determinazione nel voler capire i segnali del corpo, può portarci ad avere il pieno potere di azione nell’ ottenere una buona qualità della vita anche convivendo con una patologia che sembra non essere risolvibile.

Non dico che sia facile, e non dico che sia da tutti, ma come tutte le cose difficili, si inizia piano piano con piccoli gesti quotidiani che possono alleggerire la parte interiore e in molti casi questo basta per rendere meno gravosa l’afflizione del dolore.

Lo stress è nemico della maggior parte delle patologie.

Oggi infatti è diagnostico. In altri termini viene riportato nelle diagnosi mediche come se fosse facile non essere stressati al giorno d’oggi. Ma non deve essere un motivo di accomodamento per giustificare un qualsiasi sintomo fisico.

Esistono fattori molto a rischio per lo stress, il lutto e la separazione ad esempio sono al primo posto nella fascia di stress psicofisico, sono fattori destabilizzanti che scombussolano il sistema immunitario predisponendo chi ha la predisposizione al un tilt fisico e molte volte nell’insorgenza di malattie autoimmuni latenti.

Prendersi cura di sé stessi è un lavoro a tempo pieno senza soste, esiste però una remunerazione a tutto ciò, ed è poter comandare con la propria mente il nostro corpo alleggerendo con la positività dolori e ansie.

Come fare?

Semplice incominciando ad informarsi sulla propria patologia, capire quali cose ci fanno bene e quali potrebbero essere dannose, curare il proprio aspetto sempre nonostante la nostra mente subisca una sorta di rifiuto. Nutrire il nostro corpo con alimenti che possano essere più genuini possibili senza dovervi per questo mortificare per qualcosa a cui voi fa piacere mangiare. Ricordate sempre che ogni rinuncia se viene fatta contro voglia è inutile perché va a sortire esattamente l’effetto boomerang, eliminate con il corpo e colpite con la mente.

Quindi ogni rinuncia deve partire lentamente dalla vostra testa come se fosse una sorta di premio per il vostro corpo e non una sofferenza. Il movimento è importante ma non dovete scalare le montagne o fare body building, semplicemente iniziare a camminare, magari con le cuffiette e una musica che aiutino a non pensare e a disintossicare entrambi gli elementi.

Truccatevi, siate belle per voi stesse, e guardatevi allo specchio sorridendo.

Il mondo se ne accorgerà e se così non fosse voi avrete comunque acquistato punti di autostima che vi serviranno per i momenti più complicati.

Accendete il motore della vostra esistenza e basta scuse, volere è potere e nulla può contro una mente e un corpo che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda all’unisono come una sinfonia d’amore, quello vero, quello per la vita. La vostra.

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…le malattie autoimmuni… e la sessualità

Tutte le malattie autoimmuni croniche e reumatiche sono caratterizzate da un andamento cronico con remissioni e peggioramenti, molte volte possono creare anche stati di disabilità con evoluzioni invalidanti. Tutto questo influisce oltre che nel fisico anche nella gestione psicoemotiva e sessuale dell’individuo. Mentre per la parte psicologica ci si aiuta con sedute da psicoterapeuti competenti, per la parte sessuale esiste ancora oggi un tabù e comunque è un passaggio ignorato completamente dai medici che hanno in cura un paziente cronico.

L’impatto sessuale varia a seconda della patologia e non deve essere intesa solo nell’atto sessuale in se ,ma come nei soggetti sani, la sessualità è multifattoriale ovvero comprende vari fattori che vanno dal quelli biologici, a quelli psicoemotivi, sia in senso affettivo di coppia, sia in senso culturale e sociale.  Essendo inoltre multisistemica poiché comprende anche il sistema nervoso, vascolare, ormonale, muscolare, metabolico e persino immunitario, in molti casi è veramente debilitante.

Tutto questo influisce notevolmente sulla sessualità e la maggior parte dei pazienti non si trova a proprio agio nel parlare dell’argomento con estranei e purtroppo neanche nella coppia, portando così in molti casi veri e propri punti di rottura dovuti soprattutto all’alterazione della qualità di vita della coppia stessa.

La mancanza di comunicazione porta inevitabilmente e stati di depressione. Il tutto ha delle variabili a secondo della patologia ma sta di fatto che di base rimane sempre qualcosa che condiziona la quotidianità e a sua volta la vita di coppia.

Nell’artrite reumatoide che è caratterizzata dalla distruzione progressiva delle articolazioni comportando vari stati di disabilità, la maggiore difficoltà che si riscontra è dovuta al processo degenerativo della motilità delle anche e delle ginocchia , la dispareunia  che può essere anche associata alla sindrome di Sjiogen, dolore . alle articolazioni e affaticamento, questo porta inevitabilmente alla diminuzione del desiderio sessuale, una riduzione della frequenza e una avversione per lo stesso. I pazienti con Ar soffrono in percentuale maggiore di depressione.

soluzione: comunicazione con il partner e ricerca di posizione che possa agevolare il contatto fisico senza procurare dolore o fastidio sia fisico che mentale

Nella spondilite anchilosante la parte principalmente colpita è lo scheletro assiale ovvero la colonna vertebrale partendo dall’osso sacro, toccando l’anca, salendo su per la colonna fino a compromettere le articolazioni di spalla. I sintomi principali sono i dolori alla schiena e rigidità delle articolazioni. Di questa patologia sono colpiti maggiormente i giovani ai quali però molte volte la diagnosi arriva in fase avanzata poiché il movimento tende a nascondere o addirittura far regredire il dolore. In questi casi dove sono coinvolti pazienti giovani, la vulnerabilità verso i problemi sessuali,  le limitazioni fisiche e gli stress emozionali hanno un elevata percentuale di problemi legati all’approccio verso il sesso.

soluzione: comunicazione verbale del proprio stato fisico, ricerca emotiva di un rapporto emozionale collaborativo, percorso di ricerca e studio del proprio corpo in correlazione con le esigenze di entrambi.

Sindrome di Sjogren malattia prevalentemente femminile che colpisce il tessuto ghiandolare causando secchezza delle mucose. Qui abbiamo poco da dire non esiste nulla di più fastidioso di occhi, pelle, bocca e parti intime completamente prive di umido naturale. A volte risulta anche fastidioso il solo bacio figuriamoci il resto.

soluzione : in molti casi vengono prescritti dosaggi ormonali o pillola , nei casi un cui questo non fosse possibile sempre in complicità e comunicazione esistono in commercio dei prodotti per la lubrificazione che se usati con naturalezza possono anche essere un passaggio leggero e complice della coppia.

Sclerosi sistemica caratterizzata da anomalie vascolari e fibrosi che causano vasculopatia di numerosi organi come pelle, polmoni, tratto intestinale, cuore e reni. Negli uomini è altissima la percentuale di disfunzione erettile associata alla patologia. Nelle donne secchezza, ulcere genitali e difficoltà orgasmiche, con insensibilità in molti casi, essendo associata alla sindrome di Raynaud, di capezzoli, lingua e dita. Tutto questo immagino non abbia bisogno di parole per esprimere come ci si possa sentire quando la malattia è in fase attiva.

soluzioni:  in questo caso è necessario un vero e proprio rapporto di complicità con il partner per poter trovare altri punti chiave sensibili che possano far diventare l’atto non un dovere ma un piacere per entrambi.

Nel LUPUS eritematoso sistemico, tutto l’organismo viene coinvolto sia internamente che esternamente quindi diventa difficile capire effettivamente quale punto del corpo è dolente e quale sta per essere attaccato. La stanchezza è la base principale della rinuncia a una vita sessualmente attiva.

soluzioni dosare la propria energia fisica rinunciando agli eccessi per dedicare il tempo giusto a coccole e gratificazioni con il proprio partner

Il filo conduttore di tutto resta comunque sempre il dialogo sereno sulla sessualità sia con i propri partner che con i medici che ci seguono. Una volta ottenuta questa comunicazione aperta i medici dovrebbero insegnare ai pazienti le varie opportunità per affrontare in modo sereno i problemi in essere.

Innanzitutto bisogna spezzare il circolo vizioso della depressione che tali patologie infliggono inevitabilmente, portando il paziente a non sentirsi più utile in quella che è una parte importante della vita di coppia.

Ora mi direte che non è semplice far capire quando e come vorremmo che tutto ciò avvenisse, ma il male peggiore ce lo facciamo noi considerando l’argomento ancora un tabù, non coinvolgendo il nostro partner nella nostra quotidiana lotta alla sopravvivenza, non indicando specificatamente le sensazioni di ansia e di paura  e di inadeguatezza in cui molte volte ci troviamo. Comunicare e vivere, vivere e conquistare, conquistare e combattere, combattere e ottenere.

Lo sappiamo che la vita degli autoimmuni non è facile, che starci vicino non è facile, ma chi vive con una Guerriera/o di sicuro non vedrà mai la vita in bianco e nero. patty5

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