BULLISMO …non restare in silenzio…raccolta di racconti PAV edizioni

ERO UNO COME TANTI

Ciao sono Marco e sono seduto davanti al cielo blu, tra poco sarò libero di volare ma prima della libertà voglio raccontarvi di una prigione, quella nella quale ho vissuto io.A dieci anni i vestiti me li comprava la mamma, mi preparava la merenda succulenta e mi accompagnava a scuola per chiacchierare con le altre mamme, a dieci anni tutto era normale, semplice ancora nel mondo incantato. I compagni di scuola erano gli stessi, erano fratelli, tutti ancora concentrati nelle partitelle di calcio, davanti alla scuola e nei noiosi compiti da fare, a dieci anni non conoscevo la paura e la cattiveria.

I dieci anni passano però inesorabilmente come la fine della giovinezza e l’inizio dell’adolescenza.  I miei primi dieci anni li ho qui ancora nel cuore che batte.

Sono sempre stato un bambino normale, forse un po’ troppo robusto per la mia età, ma non mi ero mai posto il problema, la mamma cucinava da Dio e io amavo la sua cucina oltre a tutte quelle che chiamano “schifezze” tipiche ma succulente nella top teen delle risorse umane di noi ragazzini frequentatori abituali delle dispense casalinghe.

Per non parlare poi del fatto che vivevo accanto a un Mc Donald rifugio delle merende pomeridiane e delle feste di compleanno, praticamene avevo la tessera punti come miglior cliente. Ero comunque felice, quella felicità di cui oggi ho poca memoria.

L’impatto con la realtà l’ho avuto sin dal primo giorno della scuola media, dove i miei punti di riferimento, con il mescolarsi di persone diverse, sono andati perduti per sempre.

Una classe nuova con un solo compagno delle elementari, oltre tutto non mi stava neanche tanto simpatico, e probabilmente neanche io a lui, visto la sua facilità di aggregazione con il famoso gruppo dei leader. Inizialmente poco mi importava, cercavo di essere me stesso, portando dentro di me la semplicità e i valori che mi avevano insegnato, cercavo di sopravvivere insomma.

Man mano che i giorni passavano mi rendevo conto che una sorta di emarginazione si era creata attorno a me come una campana nella quale mi avevano posto e dove attorno ad essa le voci rimbombavano come echi amplificati dal silenzio di chi avrebbe dovuto impedire e non soprassedere.

L’unica persona che mi parlava e stava con me era il mio vicino di banco, Andrea sfigato come me, lui era dislessico e aveva problemi nell’apprendimento, ma era un amico anzi lo è ancora, lui non mi ha mai guardato solo con gli occhi, lui è sempre andato oltre.

Tuttavia le cose non si misero molto bene per me, nella scuola incominciarono le voci, le risate i tormenti ed io tornavo a casa sempre più devastato e cominciai a pensare di essere veramente uno sfigato.

Ero grasso, bruttino e senza carisma, dentro di me portavo ancora quella fanciullezza che mi aveva protetto durante le scuole elementari, avrei voluto ritrovarmici ancora dentro, avrei voluto non dovermi caricare di qualcosa che fino ad allora non avevo visto.

Tra un tormento e l’altro passai i primi due anni delle medie nel buio assoluto, subendo ogni sorta di commento, sberleffo, ansia e anche qualche danno fisico. Passavo la maggior parte del tempo nascosto negli angoli più svariati della scuola per non farmi notare, uscivo da scuola e correvo a casa quasi senza fiato per la paura di un assalto del branco.

Il branco, forse i lupi sarebbero stati meno feroci. Il branco era la devastazione psicologica di chiunque non rientrasse nei loro schemi. Abiti firmati, catene al collo, magri e con quintali di gel nei capelli, orecchino e smargiassi all’ennesima potenza.

Non erano esattamente tutti così ma, chi aveva la fortuna di entrare, dopo una accurata selezione da parte dei così detti leader guru del cazzeggio, nel gruppo, automaticamente si doveva adeguare o sottomettere a ciò che legge dettava.

Il livello era pari a zero. Per me che arrivavo da una famiglia che mi aveva sempre insegnato a rispettare delle regole, ad amare il prossimo e a non fare distinzioni di nessun genere tutto quel mondo mi faceva veramente schifo, e comunque non avrei voluto farne parte, purtroppo non potevo nemmeno fare finta di nulla visto che ero il loro sberleffo preferito.

Non ne parlai mai in casa, almeno fino ad allora, cercavo di mascherare la mia sofferenza chiudendomi in me stesso, nello studio e con la mia play station.

Nonostante mi rendessi conto che ero in sovrappeso, continuavo a mangiare in maniera compulsiva ogni cosa mi capitava tra le mani, in continuazione anche la notte di nascosto. Poi mi venivano i sensi di colpa che duravano giusto il tempo per ricominciare, ero entrato senza saperlo in una bulimia nervosa, più mi prendevano in giro e più io punivo me stesso con lo stesso cibo che mi rendeva vittima.

A casa mi credevano felice, io ero morto, morto dentro.

Andare a scuola ormai era una sofferenza, prima di uscire mi abbuffavo di dolci per sopperire la carenza e saltare la merenda, che avrei dovuto fare con gli altri e non volevo che mi vedessero mangiare, arrivavo a casa affamato e mi gettavo sul cibo come uno squalo famelico, riempiendomi la bocca quasi a soffocare.

Mia madre smise per un lungo periodo di comprare merendine e cibo ipercalorico, mi preparava cibi salutari con porzioni ridotte, che mi mettevano ansia solo a guardarle perché già sapevo, che i morsi della fame, mi avrebbero tormentato a fine pasto.

Davanti a lei mentivo e dicevo che ero sazio, nello zaino avevo fatto scorta di ogni genere di schifezza possibile acquistata nella panetteria di fronte scuola e meticolosamente occultata nei vari scomparti nascosti dello zaino. Tutta la paghetta la spendevo in zuccheri e patatine.

I miei genitori lavoravano, facevano i turni ed ero spesso solo con mio fratello maggiore che però si faceva i fatti suoi, preso dalle sue cose e dalla nuova fidanzata. Lui era figo.

Io ero sempre più un tutt’uno con il divano, la play circondato da una montagna di cartocci di carta ormai cadaveri inutili di leccornie che con inesorabile cattiveria si depositavano attorno a ogni parte del mio corpo.

Intanto il tempo passava ed io lievitavo a dismisura ero ormai succube di ogni tipo di scherzo, il mio soprannome era:” palla lardosa”, nessuno mi chiamava più per nome.

Sono arrivato alla 3 media il mio unico desiderio era di finire la scuola e dimenticare…come se fosse stato possibile dimenticare, ma questo io non lo sapevo.

Terza media voleva dire 13 anni, gli anni dove tutto cambia e da dove arrivano, direttamente dal pianeta crescita, i così detti “ormoni” del cambiamento. Avevo sentito parlare di questi “ormoni” e contavo su di loro nel miracolo del cambiamento, come se da un giorno all’altro mi fossi potuto svegliare magro e figo senza fare nulla di che.

Ma la realtà aimè era ben lontana dalla fantasia, e io rimediai solo una faccia piena di brufoli e un prurito al basso ventre che mi teneva sveglio e agitato la notte.

Cominciai a guardare le ragazze, che a loro volta si erano trasformate, forse ancor prima del tempo, ma io ero ottuso e non me ne ero accorto mai. Le guardavo e dentro sentivo qualcosa, farfalle? o era semplicemente la solita fame, quella che ormai era diventata normale abitudine, anche perché a scuola ancora non mangiavo e vivevo di crampi e di ansie pensando solo alla fine delle lezioni per poter sopperire quell’ulteriore sofferenza.

Poi c’era lei, Azzurra, con i suoi capelli rossi e i suoi occhi verdi, il suo sorriso e la sua pelle bianca come il latte. Non mi guardava mai, io la guardavo sempre. Avevo trovato la voglia di andare a scuola avevo trovato una motivazione forte che mi spingeva anche a guardarmi con altri occhi.

Ed è lì che mi accorsi che ero grasso. Azzurra non mi guardava perché ero grasso. Avevano ragione loro, mi vennero i sensi di colpa e divenni da vittima a carnefice di me stesso.

A scuola continuavano a prendermi in giro, mi aspettavano fuori scuola, mi tiravano lo zaino e mi dicevano “ora corri palla di lardo, vai a prendere lo zaino e racconta tutto alla mammina mi raccomando” ero devastato dentro, Azzurra era sempre con loro, ed io morivo dentro lentamente giorno dopo giorno, consumato dalla mia stessa paura.

Cominciai così a non mangiare più fuori pasto, a leggere ogni etichetta per controllare le calorie e a correre ogni giorno al parco sotto casa. A pranzo e cena mi feci ridurre le porzioni adducendo la scusa che volevo mettermi in forma per una gara scolastica. Mia mamma ne fu felice e i primi tempi mi aiutò nell’impresa, ma lei non sapeva a cosa si stava prestando. Lei era complice involontaria di un abisso, quello in cui stavo precipitando.

I risultati si videro subito, il mio metabolismo rispondeva bene, e man mano che il peso calava mi guardavo allo specchio soddisfatto, anche se avrei voluto che tutto accadesse più in fretta, volevo che Azzurra si accorgesse di me. Volevo essere figo.

Finalmente stavo cambiando, i buchi alla cintura erano settimanali, tutto mi andava largo, io ero cambiato …Ma ero grasso.

I compagni smisero di occuparsi di me ormai non ero più la loro “palla di lardo” ma semplicemente uno come tanti uno sfigato comunque e sempre.

Azzurra continuava a non guardarmi, o se lo faceva il suo più che un sorriso sembrava uno scherno, era pietà, commiserazione o schifo. Non l’ho mai saputo.

Quello che vedevo io ora era che ero ancora “troppo grasso

Ormai non mangiavo quasi più nulla, via le merendine, i dolci, i condimenti e le porzioni di pasta abbondanti, in casa era scattato l’allarme e cominciarono a starmi sul collo.

Se prima il cibo era un piacere ora era diventato un vero e proprio incubo, quando si avvicinava l’orario dei pasti andavo in ansia totale. Non potevo non mangiare dovevo fingere che tutto fosse normale e questo mi procurava dei crampi allo stomaco che alla fine dei pasti diventavano delle corse in bagno.

Avevo letto su internet, dove ci sono veri e propri siti specializzati, che si potevano prendere delle purghe e dei diuretici per accelerare il processo di dimagrimento. Ora i diuretici non sapevo proprio dove procurarmeli ma le purghe le vendevano anche al supermercato e senza ricetta. Cominciai a farne uso quotidianamente, se non andavo in bagno almeno due volte al giorno entravo in ansia.

Poi trovai anche il modo per raggirare i miei genitori, mangiavo regolarmente ai pasti, a volte esagerando anche, rendevo tutti felici, e poi andavo in bagno e cacciandomi due dita in gola, le prime volte fu traumatico vi assicuro, buttavo fuori liberandomi del nemico.

Ero alto 1.75 e pesavo 48 kg ma nonostante tutto…ero grasso.

Grasso, grasso, grasso una costante nella mia mente, una parola trascinata nei meandri bui della mia anima chiusa nel suo tormento degli anni più brutti della mia esistenza.

Scattò nuovamente l’allarme rosso, genitori, nonni, zii, amici dei miei, tutti addosso come falchi a controllare ogni mio movimento. Diventai cattivo, intollerante, acido esattamente come tutto ciò che ogni giorno continuavo a vomitare.

Stavo punendo me stesso o gli altri? Non lo so ancora oggi. La mia mente ormai era accecata dalla rabbia repressa, dai soprusi, dai giorni passati a cercare la comprensione, l’amicizia, un gesto gentile, una mano, semplicemente una mano tesa.

Stava finendo la scuola ed io dovevo andare alle superiori, non avrei mai più permesso a nessuno di chiamarmi “palla di lardo” non avrei più permesso a nessuno di mettermi in un angolo, non avrei più permesso a me stesso di essere uno sfigato.

Ma senza rendermene conto ero passato dalla bulimia all’anoressia ero diventato io il bullo di me stesso mi stavo punendo rimuovendo la parte fisica ma continuando a tenere nella testa la parte grassa di me stesso.

Qualcuno aveva fatto il danno, ed ora io stavo facendo il compito sporco, mi stavo autoeliminando.

Non so cosa mi ha fermato, le lacrime nascoste di mia madre, la disperazione nel volto di mia nonna, mio fratello, mio padre e i suoi perché, il mio unico amico Andrea, o il fatto che mi resi conto che stavo male, veramente male.

Mi guardai allo specchio e con gli occhi appannati dal pianto, urlai con tutte le mie forze il dolore che mi straziava il petto, il cuore si spacco in due, la mia anima buia era uscita con tutta la sua forza…non ero grasso, non ero più grasso, la mia testa era libera finalmente libera di vivere con la leggerezza dell’essere. Quell’essere ero io. Finalmente Io.

Mi sono liberato contemporaneamente alla scuola, ho iniziato le superiori consapevole che avrei dovuto fare un percorso seguito da persone competenti per eliminare definitivamente tutte le paure e le ansie che per troppo tempo avevano invaso il mio spazio.

Incontrai subito persone diverse, o forse io ero diverso probabilmente, ho incontrato Luna, un pomeriggio al parco, lei è qui ora accanto a me, bruna occhi scuri e pelle color cioccolato, esattamente l’opposto di Azzurra, e me ne sono innamorato subito, la mia prima e vera storia, sono tornato ad essere gentile, educato e me stesso esattamente come mi hanno insegnato ad essere fin da piccolo.

Ma qualcosa dentro di me è rimasto, mi hanno rubato tre anni di vita, della mia vita, mi hanno rubato la spensieratezza, la gioia e la voglia di vivere, hanno insinuato dentro di me la paura e la voglia di morire, mi hanno fatto del male, mi sono fatto del male, ed ho fatto male a mia volta.

Quindi chiedo scusa a coloro a cui ho fatto male, e pietà per coloro che me ne hanno fatto perché come disse Gesù “Dio perdonali perché non sanno quello che fanno”.

Ora io e Luna stiamo volando, la nostra ennesima tappa di sensibilizzazione, stiamo insieme dal liceo, non ci siamo più lasciati, stiamo andando a Roma a parlare con i ragazzi in una scuola, Luna ha studiato psicologia ed io ho proseguito con architettura , facciamo volontariato da sempre e abbiamo una missione in comune MAI PIU’NESSUNO DOVRA’ SENTIRSI DIVERSO…questa è la nostra lotta contro il bullismo, il male del secolo, questa è la nostra voce al di fuori del coro, questa è la mia storia e vorrei che fosse l’ultima che leggo.

Il cielo non può che essere blu e tutti devono poter volare liberi.

Oggi lo sono finalmente me stesso e non più uno come tanti.  Patrizia Maria Macario

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guarire con la mente…forse si può…parola d’ordine ama te stesso…

Il nostro corpo è intelligente. Questa è una considerazione che pochi fanno concentrando l’intelligenza solo ed esclusivamente nel cervello e al suo sviluppo intellettivo.In pratica è così ma il cervello è una spugna che assorbe oltre che informazioni anche carichi di stress che a sua volta vanno a incidere sulla maggior parte delle malattie soprattutto quelle autoimmuni.

I pensieri, le emozioni e le convinzioni influiscono sulla salute e credo che siamo in grado di guarire più velocemente di quanto noi possiamo pensare e di quanto ci dicano i dottori.

Ogni cosa ha origine dalla mente non soltanto le malattie, il nostro corpo ha una capacità di guarigione della quale i medici non parlano poiché per loro è fantascienza.

Tutti i nostri sensi e le nostre emozioni corpo – mente, sensoriali, udito tatto vista, sono tutte finestre aperte sulla nostra farmacia interiore.

Bisognerebbe andare all’origine della malattia per potersene liberare, cambiando così i segnali che inviamo al nostro corpo. I Pensieri positivi producono sostanze chimiche tonificanti, i pensieri negativi producono sostanze chimiche tossiche.

Newton vedeva il corpo come un dispositivo, una macchina piena di organi con pulsanti e leve che vanno regolati e quindi se c’è qualcosa che non va è sicuramente la conseguenza di un problema, questo poteva andare bene fino al 1925 ma da lì in poi è arrivata una fisica nuova. La fisica quantistica.

La fisica quantistica dice che l’energia invisibile che ci circonda, che in medicina tradizionale non viene considerata, è che non esiste nulla di fisico e che tutto ciò che ci circonda è Energia.

Per semplificare il tema che sarebbe molto lungo e complesso vi porto ad esempio noi consideriamo lo spirito come forza invisibile e in movimento che influisce nel regno fisico, la fisica quantistica ci porta a questo pensiero cioè che le forze invisibili possano influire e avere il possesso su ogni cosa.

Ecco in che cosa consistono queste forze nel campo medico, alla mente e alla coscienza, quindi se vogliamo raggiunge il punto supremo che regola il nostro organismo dobbiamo renderci conto che la nostra forza è il pensiero e quindi l’energia invisibile è la nostra mente.

E’ noi stessi che dobbiamo amare, trasmettendo così endorfine al cervello che a loro volta abbassano i livelli di cortisolo e quindi di stress, tutto questo aiuta il nostro corpo a ricevere segnali positivi e a tenere sotto controllo le patologie.

L’alimentazione gioca un ruolo molto importante per qualsiasi tipo di problema, perché ricordate sempre che il nostro intestino è il nostro secondo cervello se non in alcuni casi addirittura il primo.

Se il nostro intestino funziona male o gli vengono somministrati alimenti dannosi o ai quali lui deve dedicare molto tempo per lo smaltimento, esso emette segnali che vanno direttamente al cervello uno e di conseguenza partono nelle terminazioni nervose segnali negativi che accentuano problematiche e dolori nelle parti già sofferenti o soggette a dolori come nell’artrite.

Molti alimenti sono estremamente infiammatori nelle artriti e in quasi tutte le malattie autoimmuni. Anche se, vi anticipo il commento, tutto ciò che mangiamo oggi non è sano. Ma giusto a punto se il pomodoro vi fa stare bloccate per giorni con dolori perché vi infiamma, è doveroso saperlo ed è scelta mangiarlo.

I medici trattano i sintomi molte volte senza arrivare all’origine del problema, prescrivendo medicinali a volte inutili che hanno effetti collaterali, per poi magari scoprire che non era quello di cui avevamo bisogno e cambiano terapia, intanto noi subiamo gli effetti collaterali di uno sbaglio.

Il 90 per cento di casi di diabete di tipo 2 non sono genetici ma generati dallo stile di vita, la maggior parte delle malattie cardiovascolari non sono legate a problemi di cuore ma dallo stress, con questo non voglio dire che la medicina tradizionale non sia utile, anzi è un salvavita per molte patologie, ma sono convinta che se riuscissimo a cambiare le nostre abitudini alimentari, lo stile di vita e la spiritualità interiore il  nostro corpo avrebbe sicuramente bisogno di molte meno medicine.

Energia, forza e spiritualità e la consapevolezza della radice delle cause che ci portano a stare male possono aiutarci nel combattere le malattie croniche autoimmuni.

Ricordate sempre che nelle malattie autoimmuni il corpo cerca di liberarsi di qualcosa che lo disturba e in questo caso potremmo essere noi stessi a disturbarci alimentandolo, bisogna trovare il modo per farlo morire di fame non dandogli ciò di cui ha necessità per vivere.

Il consiglio migliore è rivolgersi a una nutrizionista per individuare ciò che ci fa bene e ciò che invece danneggia il nostro sistema, ma se ciò non è sempre fattibile potete voi stessi capire inizialmente quali cose notate possano farvi male cercando di capire quando avete più dolori che cosa possa averveli scatenati e provare ad eliminare quegli alimenti per un po’

Io posso solo dirvi che alimenti come il pomodoro, le melanzane, i peperoni e le patate sono controindicati per chi soffre di artrite reumatoide, ma questo per esperienza personale non sono una nutrizionista.

E comunque il fattore stress, problemi quotidiani, ansie, mancanza di adeguato sonno e riposo accendono i ricettori della mente e alimentano il sistema immunitario.

Bisognerebbe dare più valore a sé stessi, osservando ogni cosa che ci circonda con occhi diversi, sfruttando l’energia che ci circonda per piccoli momenti di meditazione e riflessione. A volte anche solo una passeggiata in solitudine nel verde aiuta a generare energia positiva.

Questi segnali aiutano a modificare la nostra percezione tra mente che ha non è elemento unico ma ha uno stato cosciente e uno subcosciente, quella cosciente è creativa e pensa, quella subcosciente continua a occuparsi di qualsiasi cosa stiate facendo, camminare, guidare, parlare.

Quando guardiamo il mondo trasmettiamo al cervello informazioni sull’ambiente che vanno ad adattare il nostro corpo allo stesso, quindi adattiamo noi stessi all’ambiente esterno e modifichiamo la percezione dello stesso, se cambiamo la mente cambiamo anche il pensiero sulla vita, cambiando i segnali che arrivano dentro e modificano le funzioni delle cellule, diventiamo così da vittime a padroni della nostra salute.

Essere positivi non è facile ma volersi bene sì. Piccole cose quotidiane positive solo per noi stessi, osservare non solo con gli occhi, è possibile, eliminare la paura, è possibile, prenderci cura di noi prima degli altri, è possibile. Non arrendersi mai è obbligatorio. Patty5

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…quando il ballo compie il miracolo dell’amore PASSO A DUE…una storia vera

Tutto inevitabilmente era scritto tra le pagine della vita come una danza silenziosa che non ha bisogno di parole, poiché essa appartiene a colei alla quale già è destinata, così come un uomo è destinato alla sua donna in un ballo che non ha fine, fatto non solo di musica e colori ma di anima e corpo ed è sempre così che la paglia prende fuoco e arde di passione se la scintilla di uno sguardo attraversa i confini del cuore. Così ho conosciuto l’amore, il mio ballo proibito.

E’bastato un riflesso, un immagine dietro le mie spalle, ho sentito un brivido lungo la schiena, eppure faceva caldo, mi stavo allenando, ero sudata. Non era freddo quello che ho provato ma qualcosa che non riuscivo a definire, ero particolarmente stanca ma mai abbastanza per saltare le lezioni di latino americano, ballare mi ha sempre dato il modo di scaricare ogni tensione, ogni ansia, ogni vuoto che sentivo dentro da molto tempo ormai.

Ho usato la danza per sfuggire dai problemi e anche quella sera stavo annullando tutto cercando di non pensare a nulla. Eppure sentivo che non era una serata come tutte le altre, qualcosa stava accadendo, ma ancora non avevo capito che forse, proprio quella sera, ciò che avevo sempre agognato, immaginandolo con la fantasia, era lì ad un passo da me.

Non mi sono girata, guardavo il suo volto riflesso nello specchio, il mio corpo non aveva peso, fluttuava leggero seguendo la musica che entrava dentro di me penetrandomi l’anima, i miei piedi sollevati dal pavimento di legno continuavano il ritmo della danza, una rumba, il ballo dell’amore.

La magia era nell’ aria, sentivo come un filo invisibile, che giro dopo giro, mi stava delicatamente avvolgendo, ed io non facevo nulla per liberamene, come se quel filo fosse destinato a legarmi non per rapirmi o farmi prigioniera, ma per avvolgermi come fosse seta, quella di un baco, preziosa e delicata, ed io ne sentivo la forza, la tenacia, il calore. Ma quando finalmente decisi di girarmi per trovare il capo del filo ciò che vidi era il nulla, ti cercai nel riflesso dello specchio e anche lì non riuscii a trovarti, l’unica cosa che mi era rimasta era il calore della mia pelle che ormai era paglia bruciata e il manto di seta nel quale mi rifugiai per i giorni a venire.

Alla lezione successiva ero agitata, se ne accorsero tutti, continuavo a guardare la porta, a fissare gli specchi, a cercare non so neanche io cosa o chi, volevo rivivere quella sensazione, volevo rivedere quel riflesso, volevo girarmi in tempo prima che svanisse, volevo essere nuovamente avvolta dal filo invisibile di seta, fu un attimo, il tempo di una giravolta e tu eri lì accanto a me, non ebbi tempo per fare nulla i miei occhi erano già dentro i tuoi. La mia anima aveva scavalcato ogni barriera ed era andata oltre ogni confine, il mio cuore batteva all’ unisono con il ritmo sfrenato di una salsa, le mie mani erano sudate e fu in quel momento che ritornai un attimo in me stessa, quando ci presentarono, anche se non era necessario, perché chiunque tu fossi stato, eri già parte di me.

“Lui è Nicolò e sarà il tuo partner dalla prossima lezione” mi disse Teresa la proprietaria.

“Va bene”. Risposi, anche se dentro di me era un benissimo, anche se tremavo all’idea di toccarlo, anche se avevo paura, si perché solo in quel momento realizzai che io non potevo, non dovevo, io ero impegnata.

Cosa diavolo stavo facendo, ero impazzita, la realtà arrivò puntuale a buttare acqua su quel fuoco, la ragione fece capolino riportandomi con la testa per terra, ma il corpo continuava a non volerne sapere, angeli e demoni tutti attorno. Quella sera usci da scuola con un peso enorme sulle spalle, coscienza e incoscienza, passione e frustrazione. Telefonai a Marco, come per volermi pulire la coscienza di qualcosa che avevo fatto, si perché il senso di colpa per tutto ciò che avevo provato e anche solo pensato, mi stava togliendo il respiro, il panico di una colpa non commessa ma che avrei voluto commettere.  Un semplice “buona notte amore”, non bastò a placare il tormento che ormai mi era entrato nell’ anima.

Cercai di non pensare, i giorni a seguire li impegnai in ogni cosa possibile pur di non pensare, ma nello stesso tempo contavo le ore al nostro incontro, il nostro primo ballo insieme e ad ogni attimo di pensiero il mio corpo vibrava incondizionatamente.

Dovevo parlare con Teresa, io con Nicolò non ci potevo ballare, lui non era il solito partner di un ballo per una sera, lui era aria, ossigeno, fuoco e passione, lui era vibrazione e ansia, lui era ormai diventato il tormento della mia anima. Mai avevo provato tali sensazioni dimenticandomi completamente del resto del mondo, della mia vita reale del mio fidanzato che fino a quel momento pensavo fosse il mio destino.

Ma il destino è beffardo, era bastata una telefonata fatta a caso una sera ad un’amica, per ritrovarmi in quella scuola, ed era bastato un incontro di sguardi attraverso uno specchio per rimescolare le carte della mia esistenza.

Non ci fu bisogno di parole, arrivai puntuale, anzi in anticipo, il cuore batteva a mille, non riuscivo ad allacciare le scarpe per il tremolio delle mani, le mie gambe ballavano già da sole, il mio sguardo cercava attraverso le tende, che dividevano la sala con l’ingresso, due occhi neri come la pece, ma profondi come l’universo. E tu arrivasti ed io mi persi.

Teresa sorrideva compiaciuta, non aveva voluto sentire le mie ragioni, forse perché non ero stata abbastanza convincente, forse perché nemmeno io lo ero con me stessa, sta di fatto che ero lì proprio dove in fondo volevo essere.

La corrente era così forte che nel momento stesso in cui la sua mano prese la mia vidi come un fulmine passare nel limitato spazio che ancora ci divideva, e quando mi tirò a sé per avvolgermi nell’ abbraccio voluttuoso della danza, già di per sé armonica magia dell’amore, tutte le mie difese si dissolsero nello spazio circostante annullando ogni dimensione, eravamo noi e tutto il mondo fuori.

Leggera come una piuma, guidata dal vento mediterraneo caldo e pungente, trasportata nell’infinito spazio dove nulla aveva più senso. L’unica cosa che aveva senso era quello che stavo provando e lentamente scomparvero tutte le inibizioni e le paure, le incertezze e i dubbi, facendo sì che io non stessi solo danzando, ma in quel momento era come se si stesse svolgendo un rituale di corteggiamento, un atto d’amore cosi come fanno gli uccelli per istinto, noi lo stavamo facendo per passione. Stavamo facendo l’amore ballando, i nostri occhi si penetravano fino ad arrivare all’ anima e il nostro cuore batteva all’unisono, la pelle trasudava calore e sudore, le gambe rispondevano indipendenti, la musica scandiva il tempo con Te quiero la rumba dell’amore.

Questa volta il destino aveva scritto bene le sue pagine, ancora non sapevo cosa sarebbe successo, ma quel momento, anche solo quel momento era un marchio indelebile nella mia anima.

Inutile dire che il destino non si può sfidare e cosi come nella leggenda del filo rosso, che lega le anime gemelle destinate ad incontrarsi in maniera indissolubile, nonostante possano esserci differenze, di età, di ceto sociale, di luogo di nascita, un filo invisibile anche molto lungo le unisce,  può aggrovigliarsi, annodarsi, percorrere tante strade, ma se due anime sono destinate a congiungersi comunque lo faranno in un modo o nell’altro e quando ogni groviglio sarà sciolto nessuno ostacolo potrà impedire le due anime di stare insieme e il legame diventerà sempre più forte, più vivo, più autentico e durerà per sempre.

Ti guardo accarezzo i tuoi capelli, e ripenso a quante cose ho dovuto affrontare da quella magica sera, il mio battito continua a seguire il tuo, sono passati 25 anni eppure sembra ieri, riesci a leggere i miei pensieri e mi sorridi, il tuo sorriso mi procura ancora brividi dentro:

Ho seguito il destino, ho abbandonato una vita che non era la mia e ho sciolto tutti i nodi del filo che mi portava a te, ho lottato, ho creduto, ho pianto, ma mai un dubbio ha attraversato la mia mente. Eri tu la mia essenza vitale.

Mi prendi la mano, mi guardi come solo tu sai fare, oltre giù in fondo fino all’anima, accendi il pc e metti una musica, no non è una rumba la nostra, ma un pezzo di Rino Gaetano a mano a mano e mi inviti a te, chiudo gli occhi solo un attimo e rivedo la sala, gli specchi, la tua presenza, riapro gli occhi no, non sto sognando sei qui davanti a me, ed io mi avvolgo nel tuo abbraccio per iniziare il nostro ballo proibito, quello che non è mai finito, e nonostante il tempo abbia segnato qualche ruga, io ti rivedo come allora e come allora inizio a fare l’amore con te con la stessa passione che rossa come il filo che ci unisce non sbiadirà mai.

Il nostro passo a due, oltre l’infinito, un amore senza fine.

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…dis…turbo…quando non pensare aiuta a guarire…uno spettacolo che fa riflettere…

 

E’ vero potrete pensare che io sia di parte, ma credetemi sono molto critica nei giudizi quando assisto o leggo qualcosa, questo indipendentemente dai protagonisti ed è questo il caso nello specifico. Ho assistito ad uno spettacolo teatrale della compagnia amatoriale IL CACTUS e il titolo era Dis…turbo, e come vi dicevo prima pur essendo di parte, mia sorella Monica è una delle protagoniste, ero pronta a tutto.

Bene questo spettacolo mi ha dato qualcosa di talmente forte che ora anche se tardi sono qui a scrivere per voi.

La trama medica psicologica offre veramente un quadro molto realistico di ciò che viviamo quotidianamente, le nostre ansie, le nostre fobie, le abitudini ma soprattutto un egocentrico sviluppo interiore delle stesse.  Siamo quotidianamente concentrati sui  nostri problemi, dolori, ansie che ci rassegniamo quasi nella condizione di patologico cronico sconnesso.

Quando viviamo i  nostri problemi nella chiusura offriamo agli stessi terreno fertile per amplificarsi dentro e fuori di noi rubandoci così parti di vita sociale e personale.

La comunicazione e l’esternazione degli stessi contribuisce a liberare quel freno che ci fa sentire diversi e isolati, l’ammissione di un problema e la convivenza con lo stesso devono essere liberatori e affrontati non come una condanna ma come una sfida contro tutto e tutti.

Se si riesce ad esternare il proprio problema avendone la consapevolezza di averlo, allora si riesce a guardare oltre senza paura del giudizio o dell’ ignoranza di chi sicuramente schernisce perché forse ha un problema più grande del nostro solo che non lo sa.

Solo chi soffre sa cos’è il dolore. E non voglio con questa frase augurare il dolore o la malattia a nessuno, ma mi piacerebbe che messaggi come questo passassero più spesso, perché è facile giudicare senza sapere ma è difficile e molto più appagante capire chi, magari nascosto dentro la paura di un giudizio, si chiude dentro una solitudine che porta nel buio dell’anima.

Grazie a questi attori che hanno saputo mandare un messaggio forte e chiaro pur nella leggerezza di uno spettacolo divertente, ironico e purtroppo realistico.

Grazie a Monica Macario, Ermanno Basso, Stefano Bovo, Raffaella Buzzi, Mariuccia Ginepro, Letizia Marrone, Carolina Straccia, Patrizia Porello e la regia di Massimiliano Scelsi.

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Lettera a me stessa

 

Il mio domani è ieri il mio oggi è ora…solo così posso pensare per andare avanti

Hai presente il “silenzio” quello vero, quello d’anima. Ecco io sono il silenzio.
Si perché se un’anima è invisibile non è detto che non abbia voce, chiude le porte e urla dentro di sé: la rabbia, la tristezza, l’incomprensione del mondo e convive con la sua paura giorno dopo giorno in una silenziosa solitudine.
Quando la vita ti obbliga a convivere con una patologia, in un mondo dove tutto corre mentre tu resti indietro; dove l’apparenza conta più della sostanza, dove devi capire ma non essere capito, lì arriva il silenzio dell’anima.
Tutto ti si accartoccia dentro, pieno di pieghe che trasudano dolore, ti senti morire, non per ciò che la vita di ha dato, ma per ciò che il mondo ti ha preso. Forte nella tua armatura non ti spezzi, ti pieghi e ti riprendi, lottare è La parola che impari da subito. Resilienza, coraggio, forza, amore vanno dietro di lei e dentro di te si forma il guerriero.

Vivere fantasia, sopravvivere realtà.

“Non urlare” disturbi il silenzio quello che ormai fa parte del mondo “il mio”, quello con cui convivo oltre che con il Lupus, compagno indegno di vita, ma dal quale non mi potrò più liberare.
Mangiami o lupo, consuma il mio corpo, prenditi tutto ciò che io non posso difendere, uccidimi tra le tue fameliche fauci. IO NON HO PAURA. Ho la mia anima, la mia solitudine, il mio silenzio, è lì che vivo tutti i colori dell’arcobaleno, sogno la libertà, la musica, il ballo, e i ricordi di ragazza felice.
Il mio domani è ieri il mio oggi è ora…solo così posso pensare per andare avanti. E… se oggi è un giorno felice raccolgo tutto e conservo, per quando non avrò la forza per esserlo e dovrò vivere di rendita ricordando attimi e pensieri.

Ma tutto ciò ti insegna a guardare in modo diverso ogni cosa, a viverla, a scoprire i colori e le sfumature, a lottare per poter avere, a distribuire equamente gli attimi, a non sprecare i momenti, a sorridere.

Si sorridere, nonostante tutto, sempre, anche se la tua anima in silenzio soffre perché Io convivo con un lupus.
A dire il vero è lui che convive con me, in maniera anche prepotente direi. Pretende di dividere con me ogni attimo della giornata, è geloso, possessivo, mi soffoca, non mi molla un attimo e molte volte mi impedisce di uscire, di vedere i miei amici, di fare tutte le cose che vorrei…Lui decide come dovrà essere la mia giornata, il mio umore, è lui che decide quando portarmi a letto, spesso direi…
Non lo amo, non posso amarlo, non potrò mai farlo per quanto lui a volte divenga docile e mi lasci fare, a volte riesco pure a dimenticarmi che esiste, che mi osserva da dentro e si muove silenzioso, aspetta che io viva attimi di pura felicità per sbucare dal nulla a rovinarmi la festa, a reclamarmi a riportarmi con lui nel buio e nel silenzio.

Non serve che mi ribelli, non mi lascerà mai lo so, non posso cacciarlo, ma il mondo non lo sa. Vivo la mia apparenza continuando a sorridere, perché il sorriso è l’unica medicina che non fa danni e che mi protegge da ogni attimo di avvolgente buio.

Lui la mia ossessione, il mio tormento, la mia paura, la mia rabbia, il ladro di sogni, il bugiardo, l’infame, lui SONO IO
Il lupo sono io.
Il mio corpo non mi ama e mi rifiuta, milioni e milioni di anticorpi ciechi che non riconoscono se stessi e decidono di farsi la guerra dentro di me. “Perché? – Dico io – Perché?”.
In un mondo invaso da batteri e malattie, dove facciamo vaccini, dove combattiamo malattie che distruggono il sistema immunitario… perché il mio decide di essere un condottiero in prima linea, in ogni battaglia, inventandosene anche di immaginarie? Guerriero bendato “svegliati” stai distruggendo te stesso, i tuoi stessi uomini, ma che guerra è questa?

Non ci sono vincitori in questa battaglia, ci sono solo io che perdo pezzi per strada e… tutto per colpa tua.

Maledetto il giorno in cui ti ho incontrato, maledetto il giorno in cui tu hai incontrato me…
Quel giorno 34 anni fa, io ero una farfalla libera e piena di colori, ora farfalla sì, ma sul mio volto un segno indelebile della tua presenza, un marchio di possesso: il tuo primo sgradito regalo.
Ma la vita è bella anche se ci sei tu, la vita è arcobaleno, colori, gente, musica tutte cose che ho imparato ad amplificare e godere di esse nella loro vera essenza, perché la vita è mia, me l’ha donata Dio, ed è una sola e non voglio che venga sprecata da te che mi vorresti inerme, mi vorresti in bianco e nero.

Purtroppo arriverà un’altra sfida lo so, so che tu non ti arrendi mai, ma sarò pronta e il mio sorriso continuerà a disarmarti.

Non vedi quanto sei patetico nei tuoi tentativi di rubarmi l’anima? Non ci riuscirai mai anche se saranno inevitabili altri scontri, ricordati: … salti tu, salto io! morte tua, morte mia! …allora, vedrai sarà la mia anima a ridere felice della tua sconfitta fino alla fine dei tempi, lassù dove tu non puoi entrare e dove potrò, finalmente libera, ballare… e ridere di te.

Lettera-a-me-stessa

Il mistero del gruppo 0 RH negativo, modificazione genetica o aliena

Una percentuale pari al 15% della popolazione mondiale è diversa dal restante 85%. Le differenze sembrano sostanziali in quanto riguardano il fisico, la mente e persino la spiritualità dell’individuo.   Questi individui hanno tutti gruppo sanguigno 0 RH (-) ovvero gruppo sanguigno unico.

L’origine del gruppo sanguigno 0 RH Negativo (-) è un argomento affascinante e controverso allo stesso tempo, quindi, non proprio facile da trattare, tenuto anche conto dello scetticismo generale verso le tesi a sostegno delle varie teorie che cercano di fornire una risposta.

Ognuno cerca di portare acqua al proprio mulino ma quando l’obiettivo di una ricerca è la verità ogni elemento, anche il più insignificante deve essere analizzato, anche quando si tratti di una semplice coincidenza.

La ricostruzione teorica dell’evento che è alla base dell’origine del gruppo 0 RH(-) che mi piace trattare in queste quattro righe, seppure anch’essa con evidenti carenze di elementi chiave che possano confermare alcune delle ipotesi che la supportano, tratta l’argomento partendo da dati reali inconfutabili che vanno a creare la grande curiosità sull’evento, anche se più che di curiosità, potremmo parlare di bisogno di verità assoluta, da sempre obiettivo del pensiero umano.

Partiamo dal dato che una percentuale pari al 15% della popolazione mondiale è diversa dal restante 85%. Le differenze sembrano sostanziali in quanto riguardano il fisico, la mente e persino la spiritualità dell’individuo.

Questi individui hanno tutti gruppo sanguigno 0 RH (-) ovvero gruppo sanguigno unico.

Perché unico? Ebbene, il sangue di questi individui è privo dell’antigene RHESUS  che caratterizza l’85% della popolazione mondiale e che rappresenta il diretto gruppo discendente che accomuna l’uomo alla scimmia (specie dotata anch’essa di questo antigene).

Quindi possiamo affermare che per almeno il 15% della popolazione mondiale la teoria di Darwin sull’Evoluzione della specie, non vale.

Breve parentesi: questo articolo non vuole assolutamente mettere in dubbio le convinzioni e le credenze di ognuno di noi ma semplicemente porre l’attenzione su una delle ricostruzioni teoriche sull’origine di quello che rimane un mistero ancora irrisolto, il gruppo 0 RH Negativo.

Quindi parliamo di questa ipotesi un po’ fantascientifica, partendo dall’Homo Erectus abitante del pianeta Terra 1,5 milioni di anni fa.

Tutto sarebbe partito dall’invasione della terra da parte di una specie ”Aliena” proveniente da NIBIRU, un pianeta del sistema solare a rischio estinzione a causa dell’eccessiva esposizione solare, dalla quale si proteggevano “a scudo” con un metallo di cui il nostro pianeta Terra è ricco, ORO.

Giunti sulla Terra, che per questi Alieni rappresentava un giacimento vitale, il problema principale fu come estrarre questo oro. La soluzione la trovarono  nell’Homo Erectus che sottomisero facilmente al loro potere, essendo dotati di tecnologie e intelligenza superiori, schiavizzandolo per i loro bisogni. Le difficoltà di controllo di questa specie terrestre, indusse gli alieni ad intervenire geneticamente sperimentando prima ed iniettando poi, un sangue diverso da quello di cui era dotato l’Homo Erectus, un sangue che intervenendo sull’assetto genetico lo modificava, rendendo H.E. docile e ammaestrabile.

Questa teoria, oggi viene osteggiata o ancora peggio ignorata, senza tenere conto che segni evidenti di questa manipolazione genetica (Aliena o no che dir si voglia), si ritrovano secoli e secoli dopo l’Homo Erectus, sull’antico Uomo di Cro-Magnon risalente a 40.000 anni fa e sulla popolazione basca di Spagna e Francia, luoghi in cui la popolazione con alto tasso di percentuale RH negativa veniva studiata con esperimenti, test e investigazioni di ogni genere, in ambito genetico e riproduttivo.

Prima della scoperta, nel 1900 dei gruppi sanguigni, il tema sangue era poco compreso con conseguenze a volte tragiche.

Fu durante la guerra civile americana, nel 1861/65 quando almeno 600.000 persone persero la vita, che nacque la necessita di fare trasfusioni di sangue per cercare di salvare le vite dei soldati feriti. I medici militari non ebbero altre opzioni se non quella di iniettare sangue di individui sani e robusti nelle vene dei feriti per cercare di salvare le loro vite. In alcuni casi tutto funzionava alla perfezione, ma in altre occasioni invece, si otteneva esattamente l’effetto opposto, dopo la trasfusione il paziente moriva. Una roulette russa insomma.

Le ragioni di questa differenza di reazione dei pazienti alle trasfusioni di sangue, erano ovviamente sconosciute e quindi le trasfusioni divennero l’ultima risorsa per cercare di salvare una vita umana visto i rischi che comportava.

Solo nel XX secolo, era l’anno 1900, il biologo austriaco Karl Landsteiner   avrebbe scoperto i gruppi sanguigni A, B e 0, che gli valse il premio nobel per la medicina nel 1930. Successivamente due colleghi di Landsteiner avrebbero scoperto il gruppo AB e lo stesso Landsteiner   avrebbe aggiunto ai suoi meriti la scoperta del fattore Rh (e fu anche il primo ad identificare nel 1908, il virus della poliomelite). Un grande scienziato dunque, che passo alla storia per aver cambiato la storia della medicina.

Inutile dire che la sua scoperta fu straordinaria in quanto mise in luce il fatto che il siero sanguigno, ovvero, la porzione liquida che comprende le cellule ematiche, non è identica in tutti gli esseri umani, dimostrando così che il sangue non è tutto uguale, da questa scoperta ci si rese conto delle varie incompatibilità che portarono alla morte nelle trasfusioni del passato.

Ci vollero comunque quarant’anni per scoprire dopo vari esperimenti sulle scimmie, precisamente sui macachi rehesus, compatibili al 93 per cento con l’essere umano e proprio per questo usati come modello per innumerevoli test genetici.

Landsteiner cominciò a iniettare il sangue dei macachi in altri animali con il solo risultato di ottenere dei coaguli che però porto alla scoperta di un antigene o comunemente detto proteina, fino ad allora completamente sconosciuto alla comunità scientifica. Tutto questo non tantissimo tempo fa nel 1940 probabilmente periodo dei genitori di molti di noi.

Si scoprì così l’antigene che venne appunto chiamato RH direttamente dal nome RHESUS a cui faceva riferimento e cioè i macachi. Ma la cosa incredibile è che alcuni individui e non un numero esiguo, circa il 33 per cento, era sprovvisto di questo fattore e da qui la scoperta degli RH NEGATIVI.

I gruppi sanguigni vennero denominati in A B AB e 0 quindi 4 gruppi. Ci si rese conto che nel gruppo 0 mancava l’antigene, inoltre si comprese che si trattava di un sangue universale, ma non compatibile con altri gruppi, ovvero, il donatore con gruppo RH NEGATIVO poteva donare il suo sangue a tutti (individui con gruppo A, B, AB, 0 RH + e -) ma poteva ricevere solo sangue del gruppo Rh negativo, quindi poteva ricevere solo sangue da un donatore con lo stesso gruppo sanguigno.

La mancanza dell’antigene, ovvero la non conoscenza, non comporto solo problemi per le trasfusioni, ma fu anche la causa di molti aborti spontanei. Ma di questo vi parlerò in un altro articolo specifico sul gruppo 0 rh negativo e le sue caratteristiche.

Parlare di una mutazione aliena, quindi, non è una teoria che possiamo sostenere alla leggera, potremmo altresì pensare a una mutazione, così come coloro che hanno la pelle chiara o scura, i capelli biondi o neri, queste mutazioni sono dovute a un pigmento ben determinato la melanina, quindi non possiamo escludere che anche il fattore sanguigno possa aver subito una mutazione genetica spontanea di adattamento a fattori ambientali esterni e quindi non necessariamente indotta da un intervento alieno.

Continuando le mie ricerche storiche mi imbatto in quelli che dovrebbero essere gli RH regnanti ovvero: baschi spagnoli e francesi. A loro ancora oggi è fortemente legata la “leggenda” che li porta ad essere il risultato di una manipolazione genetica della razza umana compiuta appunto da potenti extraterrestri evoluti e che RH regnati abbiano fatto parte di un progetto segreto. Le loro origini risalirebbero a circa 2,6 milioni di anni prima di Cristo, epoca paleolitica fino al 10.000 a.c. L’argomento, di certo, molto affascinante mi porterebbe a scrivere non un articolo, ma un intero libro, quindi mi fermo qui, augurandomi che qualcuno di voi decida di approfondire questa affascinante teoria.

Le caratteristiche fisiche dei baschi, corporatura muscolosa, ampie spalle, braccia massicce e forti ci riporta ai Cro-Magnon con caratteristiche simili agli stessi baschi e allora la domanda nasce spontanea: anche i Cro-Magnon erano rh negativi? Quasi sicuramente si.

Ciò si evidenzia dal fatto che ancora oggi nelle aree dove si rileva il maggior numero di soggetti rh negativo (Canarie e le montagne dell’Atlante-Marocco) gli uomini Cro-magnon proliferarono. Tutto questo da scoperte effettuate da studiosi che fecero risalire questo popolo intorno a 30.000 anni fa questo naturalmente ci porta a pensare che la modificazione genetica di cui sopra avvenne proprio con loro. Un approfondimento in merito a questa antica popolazione vale la pena di farlo, esso è veramente un mondo affascinante per risalire all’evoluzione dell’uomo, considerando che a detta degli studiosi, furono proprio loro gli artefici della scomparsa dell’uomo di Neanderthal e questo a scopo di preservare la specie “Aliena”.

Esistono a questo proposito numerose leggende che ci portano a riflettere su come avvenne l’estinzione sulla terra di alcune specie animali (dinosauri e altre specie). Queste ci riportano al cosi detto spirito di conservazione che potrebbero aver avuto gli extraterrestri per salvare il loro numero crescente di rh negativi, andando a manipolare con un virus letale le altre razze e creando così la loro estinzione.

Ora se dobbiamo rapportarci alle leggende, con poche basi pratiche ma molto teoriche, la storia ci indirizza inevitabilmente verso un gruppo leggendario di potenti entità conosciute con il nome di Annunaki, nel cuore delle antiche culture mesopotamiche (sumeri, assiri e babilonesi).

Si dice che, prima che un gigantesco diluvio devastasse la terra e uccidesse milioni di persone, una potente razza di esseri leggendari discese sulla terra dal cielo, giganti alti dai 2,5 ai 3 metri, rettili bipedi, che avevano il potere di cambiare forma. Questa storia ancora oggi appartiene alle credenze e alle tradizioni dei sumeri. Ma chi erano in realtà gli Annunaki, insegnanti, giudici, esperti in tecnologia, specie di Dei, non venerati in senso religioso, ma per la loro superiorità intellettiva? la cui collocazione, appunto, come anticipato all’inizio, era sul pianeta NIBIRU? Quindi, ritorniamo all’inizio, dove saremmo stati invasi da un popolo alieno a rischio estinzione.

Niburu è un pianeta che si avvicina alla terra ogni 3600 anni e ogni volta in maniera pericolosa provocando danni considerevoli. I motivi per i quali gli Annunaki scelsero la terra furono: la ricerca dell’oro, elemento fondamentale per salvare il loro pianeta e allungare la loro esistenza. A questa ulteriore informazione ci si è collegati nel tempo con la famosa pietra filosofale e la bianca polvere d’oro che secondo le loro teorie sarebbe stato il veicolo della “luce della vita” cioè la formula dell’immortalità e poteri soprannaturali…Higlander insomma per capirci.

Ma anche la Bibbia cita di vite straordinariamente lunghe, Matusalemme e il suo nipote Noè vissero infatti, quasi 1000 anni. Che gli sia stata data la bianca polvere d’oro da generosi Annunaki?

Un passo della Bibbia Giovanni 6:50-51, riporta: “questo è il pane che discende dal cielo perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo disceso dal cielo, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Ecco, tutto questo ci fa pensare che nella sovrapposizione tra scienza e religione gli Annunaki avessero bisogno di questa polvere d’oro per sopravvivere più a lungo di ogni altra specie, mentre gli umani facendo forza sulla fede si accontentarono di quello che poi divenne il tempo dovuto, che all’epoca era di circa 120 anni.

La storia sarebbe ancora molto lunga per arrivare fino ai giorni nostri e agli esperimenti, dalla nascita dell’uomo a quella della donna tramite una sua costola, dalle discendenze ai rapimenti alieni oggi testimoniati da alcune persone, passando poi alle sperimentazioni della Nasa su soggetti ritenuti appetibili per le loro ricerche della verità assoluta e delle manipolazioni genetiche per la creazione dell’essere perfetto.

Un dato su tutti e non a caso, voglio riportarvelo: la più alta percentuale di RH negativi si riscontra in personaggi importanti della storia e dell’attualità, soprattutto nelle monarchie. La famiglia reale britannica per esempio, con la regina Elisabetta in testa che è di sangue 0 RH negativo e dall’alto dei suoi 92 anni suonati gode tutt’oggi di ottima salute.

Potrei parlarvi di questo argomento per giorni e, in ogni caso, non ne verremmo a capo, ognuno ha la sua teoria, la sua fede, le sue credenze, i suoi punti di riferimento. Una cosa però è certa la curiosità non vuol dire modificare il proprio punto di vista, ma semplicemente dare una visione più ampia a ciò che oggi la scienza ancora non riesce a spiegare in maniera certa e tangibile.

Se siete riusciti ad arrivare fino in fondo a quest’articolo, meritate di essere puniti e quindi vi comunico che ne seguirà un altro, a breve, sulle caratteristiche del gruppo O RH negativo e gli eventuali nessi tra alcune patologie fisiche ed emotive.

Per ora ciò che posso dirvi e che io più che aliena mi sento felice che il mio gruppo sanguigno possa dare un goccio di vita a tutti nessuno escluso.

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Le malattie autoimmuni e il dolore dell’anima

La cura del proprio corpo e della propria anima è condizione essenziale per far sì che la macchina possa superare la “revisione” e continuare a viaggiare in sicurezza.

Cosa sapete sulle malattie autoimmuni? Bisogna partire sempre dalle origini delle cose per scoprire, che le conseguenze che da esse ne derivano, sono purtroppo nefaste per la nostra salute e il nostro equilibrio psicofisico.

Il nostro corpo è una macchina perfetta che regge unicamente su una combinazione di variabili a seconda delle origini, dell’ambiente ma soprattutto dalla genetica e dall’ ereditarietà dei fattori che possono comunque influire sull’ insorgenza di malattie presenti nel nostro organismo ma silenti anche per tutto il corso della nostra esistenza.

Noi possiamo essere una delle cause scatenanti.

L’ignoranza di base delle componenti basiche del buon funzionamento del nostro organismo, purtroppo restano tali, o per lo meno non vengono prese in considerazione fino a quando il problema diventa attivo e quindi per forze di causa maggiore deve essere affrontato.

A quel punto il problema diventa malattia e come tale deve essere adeguatamente affrontato con cure e farmaci che inizialmente vanno ad aggredire il nemico per porre fine alle sofferenze che esso crea con la sua venuta.

Poi si inizia inevitabilmente un percorso a scelta, la medicina come unico mezzo di contrasto, o la medicina associata a una consapevolezza di poter modificare o per lo meno alleggerire il percorso di ciò che sembra un labirinto senza uscita.

La cura del proprio corpo e della propria anima è condizione essenziale per far sì che la macchina possa superare la “revisione” e continuare a viaggiare in sicurezza.

Viaggereste voi senza olio nel motore? No! Brucerebbe tutto, e senza benzina? Non potreste andare da nessuna parte.

Quindi è necessario che alla base di tutto ci sia una buona manutenzione e una corretta cura e attenzione di ciò che ci appartiene. In questo caso il nostro corpo.

Ritengo necessario essere seguiti da medici, non sono per le cure fai da te, ma il lavoro più duro ed importante deve comunque sempre partire dalla nostra testa e dall’autostima che abbiamo o che dobbiamo costruire nella nostra mente.

La forza è la determinazione nel voler capire i segnali del corpo, può portarci ad avere il pieno potere di azione nell’ ottenere una buona qualità della vita anche convivendo con una patologia che sembra non essere risolvibile.

Non dico che sia facile, e non dico che sia da tutti, ma come tutte le cose difficili, si inizia piano piano con piccoli gesti quotidiani che possono alleggerire la parte interiore e in molti casi questo basta per rendere meno gravosa l’afflizione del dolore.

Lo stress è nemico della maggior parte delle patologie.

Oggi infatti è diagnostico. In altri termini viene riportato nelle diagnosi mediche come se fosse facile non essere stressati al giorno d’oggi. Ma non deve essere un motivo di accomodamento per giustificare un qualsiasi sintomo fisico.

Esistono fattori molto a rischio per lo stress, il lutto e la separazione ad esempio sono al primo posto nella fascia di stress psicofisico, sono fattori destabilizzanti che scombussolano il sistema immunitario predisponendo chi ha la predisposizione al un tilt fisico e molte volte nell’insorgenza di malattie autoimmuni latenti.

Prendersi cura di sé stessi è un lavoro a tempo pieno senza soste, esiste però una remunerazione a tutto ciò, ed è poter comandare con la propria mente il nostro corpo alleggerendo con la positività dolori e ansie.

Come fare?

Semplice incominciando ad informarsi sulla propria patologia, capire quali cose ci fanno bene e quali potrebbero essere dannose, curare il proprio aspetto sempre nonostante la nostra mente subisca una sorta di rifiuto. Nutrire il nostro corpo con alimenti che possano essere più genuini possibili senza dovervi per questo mortificare per qualcosa a cui voi fa piacere mangiare. Ricordate sempre che ogni rinuncia se viene fatta contro voglia è inutile perché va a sortire esattamente l’effetto boomerang, eliminate con il corpo e colpite con la mente.

Quindi ogni rinuncia deve partire lentamente dalla vostra testa come se fosse una sorta di premio per il vostro corpo e non una sofferenza. Il movimento è importante ma non dovete scalare le montagne o fare body building, semplicemente iniziare a camminare, magari con le cuffiette e una musica che aiutino a non pensare e a disintossicare entrambi gli elementi.

Truccatevi, siate belle per voi stesse, e guardatevi allo specchio sorridendo.

Il mondo se ne accorgerà e se così non fosse voi avrete comunque acquistato punti di autostima che vi serviranno per i momenti più complicati.

Accendete il motore della vostra esistenza e basta scuse, volere è potere e nulla può contro una mente e un corpo che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda all’unisono come una sinfonia d’amore, quello vero, quello per la vita. La vostra.

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