…le malattie autoimmuni… e la sessualità

Tutte le malattie autoimmuni croniche e reumatiche sono caratterizzate da un andamento cronico con remissioni e peggioramenti, molte volte possono creare anche stati di disabilità con evoluzioni invalidanti. Tutto questo influisce oltre che nel fisico anche nella gestione psicoemotiva e sessuale dell’individuo. Mentre per la parte psicologica ci si aiuta con sedute da psicoterapeuti competenti, per la parte sessuale esiste ancora oggi un tabù e comunque è un passaggio ignorato completamente dai medici che hanno in cura un paziente cronico.

L’impatto sessuale varia a seconda della patologia e non deve essere intesa solo nell’atto sessuale in se ,ma come nei soggetti sani, la sessualità è multifattoriale ovvero comprende vari fattori che vanno dal quelli biologici, a quelli psicoemotivi, sia in senso affettivo di coppia, sia in senso culturale e sociale.  Essendo inoltre multisistemica poiché comprende anche il sistema nervoso, vascolare, ormonale, muscolare, metabolico e persino immunitario, in molti casi è veramente debilitante.

Tutto questo influisce notevolmente sulla sessualità e la maggior parte dei pazienti non si trova a proprio agio nel parlare dell’argomento con estranei e purtroppo neanche nella coppia, portando così in molti casi veri e propri punti di rottura dovuti soprattutto all’alterazione della qualità di vita della coppia stessa.

La mancanza di comunicazione porta inevitabilmente e stati di depressione. Il tutto ha delle variabili a secondo della patologia ma sta di fatto che di base rimane sempre qualcosa che condiziona la quotidianità e a sua volta la vita di coppia.

Nell’artrite reumatoide che è caratterizzata dalla distruzione progressiva delle articolazioni comportando vari stati di disabilità, la maggiore difficoltà che si riscontra è dovuta al processo degenerativo della motilità delle anche e delle ginocchia , la dispareunia  che può essere anche associata alla sindrome di Sjiogen, dolore . alle articolazioni e affaticamento, questo porta inevitabilmente alla diminuzione del desiderio sessuale, una riduzione della frequenza e una avversione per lo stesso. I pazienti con Ar soffrono in percentuale maggiore di depressione.

soluzione: comunicazione con il partner e ricerca di posizione che possa agevolare il contatto fisico senza procurare dolore o fastidio sia fisico che mentale

Nella spondilite anchilosante la parte principalmente colpita è lo scheletro assiale ovvero la colonna vertebrale partendo dall’osso sacro, toccando l’anca, salendo su per la colonna fino a compromettere le articolazioni di spalla. I sintomi principali sono i dolori alla schiena e rigidità delle articolazioni. Di questa patologia sono colpiti maggiormente i giovani ai quali però molte volte la diagnosi arriva in fase avanzata poiché il movimento tende a nascondere o addirittura far regredire il dolore. In questi casi dove sono coinvolti pazienti giovani, la vulnerabilità verso i problemi sessuali,  le limitazioni fisiche e gli stress emozionali hanno un elevata percentuale di problemi legati all’approccio verso il sesso.

soluzione: comunicazione verbale del proprio stato fisico, ricerca emotiva di un rapporto emozionale collaborativo, percorso di ricerca e studio del proprio corpo in correlazione con le esigenze di entrambi.

Sindrome di Sjogren malattia prevalentemente femminile che colpisce il tessuto ghiandolare causando secchezza delle mucose. Qui abbiamo poco da dire non esiste nulla di più fastidioso di occhi, pelle, bocca e parti intime completamente prive di umido naturale. A volte risulta anche fastidioso il solo bacio figuriamoci il resto.

soluzione : in molti casi vengono prescritti dosaggi ormonali o pillola , nei casi un cui questo non fosse possibile sempre in complicità e comunicazione esistono in commercio dei prodotti per la lubrificazione che se usati con naturalezza possono anche essere un passaggio leggero e complice della coppia.

Sclerosi sistemica caratterizzata da anomalie vascolari e fibrosi che causano vasculopatia di numerosi organi come pelle, polmoni, tratto intestinale, cuore e reni. Negli uomini è altissima la percentuale di disfunzione erettile associata alla patologia. Nelle donne secchezza, ulcere genitali e difficoltà orgasmiche, con insensibilità in molti casi, essendo associata alla sindrome di Raynaud, di capezzoli, lingua e dita. Tutto questo immagino non abbia bisogno di parole per esprimere come ci si possa sentire quando la malattia è in fase attiva.

soluzioni:  in questo caso è necessario un vero e proprio rapporto di complicità con il partner per poter trovare altri punti chiave sensibili che possano far diventare l’atto non un dovere ma un piacere per entrambi.

Nel LUPUS eritematoso sistemico, tutto l’organismo viene coinvolto sia internamente che esternamente quindi diventa difficile capire effettivamente quale punto del corpo è dolente e quale sta per essere attaccato. La stanchezza è la base principale della rinuncia a una vita sessualmente attiva.

soluzioni dosare la propria energia fisica rinunciando agli eccessi per dedicare il tempo giusto a coccole e gratificazioni con il proprio partner

Il filo conduttore di tutto resta comunque sempre il dialogo sereno sulla sessualità sia con i propri partner che con i medici che ci seguono. Una volta ottenuta questa comunicazione aperta i medici dovrebbero insegnare ai pazienti le varie opportunità per affrontare in modo sereno i problemi in essere.

Innanzitutto bisogna spezzare il circolo vizioso della depressione che tali patologie infliggono inevitabilmente, portando il paziente a non sentirsi più utile in quella che è una parte importante della vita di coppia.

Ora mi direte che non è semplice far capire quando e come vorremmo che tutto ciò avvenisse, ma il male peggiore ce lo facciamo noi considerando l’argomento ancora un tabù, non coinvolgendo il nostro partner nella nostra quotidiana lotta alla sopravvivenza, non indicando specificatamente le sensazioni di ansia e di paura  e di inadeguatezza in cui molte volte ci troviamo. Comunicare e vivere, vivere e conquistare, conquistare e combattere, combattere e ottenere.

Lo sappiamo che la vita degli autoimmuni non è facile, che starci vicino non è facile, ma chi vive con una Guerriera/o di sicuro non vedrà mai la vita in bianco e nero. patty5

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…che cosa posso fare per te?…

 

Una domanda così semplice, così naturale, così piena di significato e di amore: Una domanda che pochi fanno, molti non conoscono, tanti ignorano.

L’avidità mentale dell’individuo prevarica su  l’empatia,  su  l’amore, sulla generosità, sui gesti semplici ma fondamentali, gesti che in alcuni casi sono medicine salvavita dell’anima di chi vive realtà devastanti.

Essere compagno, marito, fratello, sorella, genitore, amico di una persona che convive con una patologia cronica invalidante è una missione importante, è qualcosa che segna l’esistenza ma rende coraggiosi coloro che sono in grado di affrontare questa sfida.

Il malato è cosciente dei propri limiti e nella maggior parte dei casi riesce ad essere autonomo e sufficientemente libero nella gestione, chi invece deve stargli accanto non può immedesimarsi nel percorso di convivenza se non entra dentro la dinamica fisica e psicologica della persona cara.

Non è una questione di sopportazione, non è essere presenti ma assenti fondamentalmente, non è esserci che solleva ogni responsabilità nella difficile quotidianità del paziente, ma è la costante manifestazione di attenzioni, non pietismo, che aiuta a non sentirsi mai soli, pur essendo autonomi.

A volte occorre essere anche duri e determinati per far sì che il soggetto non si crogioli nella condizione malato cronico iniziando così un vittimismo che a lungo andare porta sicuramente allo sfinimento di entrambe i soggetti, ma gli scossoni emotivi esistono proprio per far sì che ogni cosa possa essere affrontata con lo spirito e la determinazione di un combattente al fronte.

E’ estremamente importante che le persone che circondano un malato cronico abbiano la piena e totale consapevolezza della malattia, le forme e le sfumature, le variabili e gli estremi. Questo non vuol dire sostituire il medico o annullare la propria esistenza.

Quando si dichiara ad una persona a  cara “ti voglio bene” resta implicito che tale affermazione significa che  vogliamo il loro di bene e automaticamente il nostro nel vedere e percepire un benessere, quindi è fondamentale capire in che modo possiamo donare del bene. Un gesto, un aiuto materiale o psicologico, una carezza e a volte anche solo una parola detta al momento giusto.

Il malato cronico è sufficientemente in grado di gestire la propria patologia, ciò che lo devasta è il mondo che lo circonda, inconsapevole e ignorante di qualcosa che invece dovrebbero conoscere prima di dichiarare il loro bene.

Se non si capisce, se non si conosce, se si giudica, se non si cerca un punto di incontro…non si può voler bene ma si rende tutto più difficile e complicato per chi della propria esistenza né fa un punto di sostegno non per vivere ma per sopravvivere alla realtà quotidiana.

E’ facile stare fuori e sentirsi martiri per il solo fatto di esserci, il vero martirio è uscire da l’ignoranza e condividere ogni sfumatura dell’anima di coloro che hanno solo bisogno di essere considerati esseri combattivi e presenti.

Il malato cronico non ha bisogno di pietà, il malato cronico ha bisogno della propria dignità e di qualcuno che nel momento stesso in cui ti dice “ti voglio bene” conosca il vero significato della frase con il quale si è impegnato ad andare oltre ciò che gli occhi possono vedere.

Il malato cronico è l’arcobaleno ma solo pochi vogliono condividere una vita a colori. Peccato perché il bianco e nero non è più di moda, e i colori vinceranno la sfida con la vita senza inutili fantasmi affianco. Guerriere per sempre. Patty5

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cure alternative, cure tradizionali…non perdiamo di vista il soggetto, il complemento, e l’oggetto…

In questi giorni di forzato riposo dovuto alla classica botta di influenza bestiale post natalizia,  ho avuto modo di leggere, nei vari gruppi, e nel immenso mondo virtuale, tante filosofie di pensiero relative alla cura di alcune patologie in apparenza invalidanti o addirittura mortali, che per alcuni potrebbero essere risolte con metodologie e cure placebo, partendo appunto da un punto fondamentale che è il nostro cervello, dominio di tutti i nostri guai e le nostre infermità.

Ho sempre considerato il cervello come potente ed unico organo in grado di modificare il corso della nostra esistenza, in esso infatti vengono proiettati pensieri, emozioni, reazioni e molto probabilmente anzi quasi certamente certi malesseri sono condizionati in maniera più o meno invalidante proprio da esso, basti pensare a malattie come l’alzheimer  dove lo spegnimento e il consumo progressivo dei neuroni porta a dimenticare in maniera parziale, fino a quella totale, tutto il bagaglio conservato in quella che è la cosa più importante per l’essere umano, la memoria , quindi la famosa valigia di vita. Ma questa è una delle tante patologie, ne esistono di più gravi, invalidanti e mortali.

Ora qualcuno afferma che in qualsiasi tipo di patologia esiste una causa scatenante e che bisogna non accettare la malattia, pienamente d’accordo, ma resta il fatto che ora la malattia ce l’ho e quindi devo curarla. Tornare all’origine di ciò che l’ha scatenata, ok me l’ha scatenata lo stress e allora? Resta comunque il fatto che continuo a ribadire che ora ce l’ho. Non penso che, avere la consapevolezza di cosa mi abbia scatenato la malattia possa aiutarmi oggi a non sentirne la presenza, il peso e i dolori. Meditazione, Yoga, terapie olistiche, guru e sandokan…e aggiungiamoci pure San Gennaro, possono essere metodi di alleggerimento fisico e mentale per evitare altri tipi di conseguenze, possono aiutarci a sopportare il dolore affinché non entriamo nel giro di tossicodipendenza da antidolorifici e antiinfiammatori ma non tolgono il fatto che in una patologia cronica autoimmune, siamo solo noi i protagonisti del nostro film e del nostro destino.

Il corpo umano è come una macchina, bisogna prendersene cura, se in una macchina non mettiamo l’olio bruciamo il motore, se del nostro corpo non ci prendiamo cura, rimandiamo o non seguiamo determinate indicazioni o i segnali che ci invia, rischiamo di arrivare al punto di non ritorno, cioè doverci affidare completamente alla medicina invalidante e perpetua.

Manca comunque l’informazione, dai 16 e fino ai 25 trent’anni nessuno pensa alle malattie, a come esse possano entrare prepotentemente nella nostra vita sconvolgendola, quindi nessuno viene informato del fatto che la maggior parte delle malattie appartenenti al sistema immunitario sono provocate da un alta componente di stress psico-fisico, ed è giusto sotto un certo punto di vista, a quell’età il mondo è nelle mani di chi lo vive e ci si sente invincibili…degli immortali…quindi a nessuno viene in mente di fare esami, se non a caso per controlli generali o per singoli problemi apparentemente innocui. La predisposizione genetica viene praticamente ignorata, vuoi per ignoranza vuoi per paura. Infatti viviamo in un mondo di struzzi.

La prevenzione a questo punto è solo una bella parola che ormai sentiamo da anni e che, solo se consigliati, come nel caso dei pap-test e delle mammografie, ormai gratuiti e istituiti dalle asl delle regioni, ci sforziamo di fare, ma solo perché sono gratuiti e poco impegnativi, e a volte manco li facciamo sempre per paura o pigrizia, o per la convinzione di essere tutti oncologi esperti e con il delirio di onnipotenza acquisita mista a saccenza chiudiamo la pratica con un “Io sto benissimo”.

Quanti pianti dopo il latte versato.

Quello a cui volevo comunque arrivare con questo articolo è semplicemente la considerazione che diamo alla patologia quando questa fa ormai parte della nostra esistenza. Sappiamo che c’è, ne sentiamo la presenza nel nostro corpo, possiamo fare metodologia alternativa associata, ma dobbiamo curarci, prevenire ad ogni sintomo diverso, informarci prima di assumere qualsiasi sostanza che possa portarci a danneggiare ulteriormente altri organi del nostro già delicato sistema immunitario, non rimandare per nessun altra cosa che riteniamo più importante, perché nulla è più importante della  nostra salute, anche perché senza ogni altra cosa sarebbe impossibile da fare. Io prima di te…sembra egoistico ma non lo è, anzi è la più bella formula d’amore che io conosca.

Il mio consiglio da malata cronica è: fate pure tutti i trattamenti guru, rilassanti, meditativi, manipolanti, saune, oli , massaggi orizzontali, verticali, bagni nella vasca di Lourdes, impacchi di fanghi del madagascar , inzuppatevi direttamente dentro il latte vaccino di mucca tibetana, sparate a zero ogni vostra ansia al povero psicologo di turno, ma ricordatevi che la macchina senza benzina si ferma, noi senza i nostri maledetti medicinali rischiamo la rottamazione e senza gli incentivi.

Facciamo la guerra con l’amore aiutando, chi non sa, a capire chi, non per scelta, ogni giorno cura se stesso per le persone che ama. patty5

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…informare sulla salute…il metodo salvavita…prevenzione…

Fortunatamente oggi, a differenza degli anni passati, le campagne sulla salute sono molte e molto ben definite, agiscono a livello globale ed individuale. Esse hanno principalmente lo scopo di informare, sollecitare e persuadere gli utenti. Purtroppo non sempre viene rispettato il confine tra l’informazione sobria ed equilibrata e la disinformazione che porta all’eccesso di certezze e alla drammatizzazione.

Le campagne della salute sono uno dei tasselli principali per educare le persone al cambiamento, alla valutazione e al controllo della propria salute, ma purtroppo negli anni passati le campagne mediatiche avevano uno scopo ben preciso, quello di disseminare  messaggi ben costruiti, con un basso costo per raggiungere ogni singolo cittadino cercando, in pochi ma decisi passaggi, di cambiare le abitudini degli stessi puntando su un ampia audience e su una sorta di esorcismo celebrale.

La prima campagna sull’HIV  non ottenne certo il risultato sperato, le persone venivano cerchiate di un alone viola che divenne presto il simbolo con cui la società marchiava, non tanto per la malattia, allora ancora poco conosciuta, ma il singolo malato a causa di abitudini e comportamenti malsani, veniva così considerato a soggetto a rischio.

Le campagne mediatiche così come la sensibilizzazione giocano molto sul tipo di messaggio che si vuole dare non certamente sul terrore di chi solo a vederle o sentirne parlare fugge non sentendosi coinvolto dal problema e di conseguenza emargina chi il problema lo vive magari non per colpa sua come nel caso dell’HIV all’epoca delle trasfusioni infette.

Puntare sulla paura della gente non porta le persone a prevenire o smettere di fare alcune delle cose che sono nelle loro abitudini, ma l’informazione e la comunicazione si. Il fumatore incallito non si lascia turbare dalle foto sui pacchetti di sigarette, ma se già vengono limitati gli spazi per il fumo, a tutela di chi non fuma,  viene automaticamente imposto  un comportamento civile e  non un obbligo, e forse magari in quel caso lo stesso potrebbe fumare meno o limitarsi nei suoi spazi a vantaggio della propria salute e a quella degli altri.

Non fare gli screening , oggi pure gratuiti con il Ministero della Salute, per paura di ciò che potremmo sapere e non volere è un po’ come piangere sul latte versato. “La forte paura umana di ciò che ci aspetta nel futuro rende difficile rinunciare ai benefici promessi da interventi di screening.” scrive Iona Healt medico inglese nel suo libro contro il mercato della salute. Qui subentra il buon senso e l’amor proprio prevenire è assai meglio che curare.

La mancanza di fiducia nelle strutture sanitarie l’approccio con medici poco empatici ed alcuni altamente incompetenti, porta nonostante gli sforzi del Ministero della Sanità ad una ulteriore chiusura mentale verso ciò che invece potrebbe essere di estrema utilità in caso di patologie che raramente mostrano sintomi se non in fase acuta.

Resta comunque e sempre valido il rispetto verso noi stessi, ed è l’unica campagna utile per far sì che ogni problema  possa essere affrontato nel corso della nostra vita. Solo noi possiamo modificare le coordinate, dandoci la possibilità di attaccare prima di essere attaccati.

Quindi abbassare le barriere della paura, adottare la strategia di prevenzione, affrontare i problemi, non solo con il cuore, ma con la testa e non spaventarsi di fronte a ciò che a parole può sembrare devastante, che poi a fatti dipende sempre solo dalla nostra forza, per la  gestione e la risoluzione di un qualsiasi problema. Ed è così che si diventa guerrieri molto meglio che restare struzzi.  pm5

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…le parole che non ti ho detto…ma che avrei voluto capissi da solo

C’è inevitabilmente una parte irrazionale che ancora spera in una fusione totale con un altro essere umano al punto di arrivare a pensare che, come due corpi si uniscono formando un unica essenza, anche le menti possano superare ogni barriera e per un incanto non apparentemente umano possano congiungersi attraversando cellule e neuroni fino ad arrivare nella parte più piccola del nostro cervello , la più importante, quella che determina ogni nostro stato d’animo, ogni emozione. Leggere nel pensiero questo è ciò che tutti vorremmo poter fare e poter ricevere.

Sarebbe tutto così semplicemente facile, IO SOFFRO, tu soffri, io rido, tu ridi, io piango, tu piangi e mi senti e capisci cosa sto provando, cosa vivo, quante cose passano dentro la mia testa ogni giorno. Mi viene in mente il film AVATAR quella completa unione, una compensazione totale di due esseri, un legame oltre la fisicità ma unico e totalizzante.

Il sogno, ma la realtà…la realtà è che molte volte non parliamo più, la frustrazione di non essere capite, ci porta a chiudere ogni collegamento con chi ci sta di fronte, si innalzano muri che quello di Berlino nulla a confronto, barriere impenetrabili, angoscia e disperazione si affacciano nella nostra vita, solitudine e rabbia diventano quotidiana dose di distruzione di massa di quel poco di autostima che ci rimane.

Tutto questo porta inevitabilmente in un unica direzione… devastazione di qualunque tipo di rapporto si possa parlare. Comunicare sta diventando più che prendere un ansiolitico o un antidepressivo. In fondo per quelli serve solo un po’ d’acqua.

Comunicare richiede tempo, voglia, argomenti, attenzione. Comunicare significa donarsi all’altra persona per un tempo seppur breve ma intenso, annullare tutto ciò che ci circonda prestando attenzione a chi in fondo ci interessa veramente. Comunicare vuol dire saper ascoltare non solo con le orecchie ma con il cuore. Comunicare  molte volte è la chiave per non perdere chi diamo per scontato, ma che scontato non è.

Quindi a meno che pensiate di essere tutti degli Avatar con poteri extracorporei tali da pensare per due, forse sarebbe il caso di cominciare a comunicare e soprattutto ascoltare ciò che tante volte non è facile dire.

Non esiste il silenzio degli innocenti, perchè chi non comunica è colpevole come chi non ascolta, non bisogna avere paura di tirar fuori anche la parte più intima dei  nostri pensieri , perchè solo così nessuno potrà mai vivere nel rimpianto rifacendo il remake del famoso film…LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO…patty5

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…la mente ammala anche te…digli di smettere…

Tutto ha origine dalla mente inevitabilmente. Ogni parte  del  corpo viene comandata dal nostro cervello, dove sono riposte le risposte, ad ogni nostra azione o pensiero, dove albergano i 5 sensi e dove risiede la soglia delle emozioni e del dolore.

Una mens sana in corpore sano, locuzione latina di Giovenale, molto usata nel nostro secolo per indicare un benessere all’unisono, resta sempre motivo di riflessione anche quando parliamo di malattie, soprattutto quelle autoimmuni quindi indipendenti dalla nostra volontà.  Ma anche senza la locuzione ognuno di noi, per esperienza personale si rende perfettamente conto, soprattutto nell’era  moderna, che una mente affaticata e sotto stress, crea scompensi e malesseri generali al proprio organismo. Oggi la parola stress viene utilizzata per la maggiore, quasi come capro espiatorio, di un male comune e del quale soffre la maggior parte della popolazione, per cui tutto si riduce a un numero variabile e non ben definito di pillole, che calmano, che rilassano, che energizzano, che sconvolgono gli equilibri già instabili della mente posseduta dalla dura quotidianità.

Spesso presi dal rimedio facile e immediato non ci si rende conto che si diventa dipendenti non più dalla nostra volontà ma da una volontà sintetica e risolutiva nell’immediato che però annulla anni e anni di autostima e crescita personale.

Il corpo è una macchina perfetta, ma ahimè non inattaccabile, è nostro dovere prendercene cura e resettare quando necessario per poter ricominciare ad avere il pieno controllo della situazione. Ora voi vi starete chiedendo:”dov’è il tasto reset?”bella domanda. Dentro la nostra testa in una piccola ghiandola chiamata amigdala posta proprio nella parte più interna dei lobi temporali del cervello, molto simile a una mandorla, quindi un nulla rispetto a tutto il resto, ma questa piccola mandorla ha un ruolo chiave nella formazione e nella memorizzazione dei ricordi, è la responsabile del condizionamento della paura, degli stati emozionali,la rabbia, la tristezza, la felicità, l’aggressività e soprattutto nell’aumentare nel nostro corpo la soglia del dolore fisico ed emotivo.

Quando subiamo una forte emozione o un forte dolore, essa innesca fenomeni come la tachicardia, il rilascio degli ormoni dello stress, l’aumento della pressione,l’intensa sudorazione , l’aumento del rimo respiratorio, la sensazione di ansia e paura di non farcela. Nel caso di una patologia autoimmune o no, molte volte associamo questi sintomi alla stessa senza renderci conto di aver involontariamente provocato noi stessi la reazione nella quale ci troviamo. Troppo facile associare ogni cosa alla patologia, molte volte siamo noi gli artefici dei nostri danni fisici.

E’ già difficile avere a che fare con la malattia, se poi noi non riusciamo a contenere almeno in parte le nostre negatività, creiamo un circolo dal quale non riusciamo più a venirne fuori e l’unica soluzione possibile e spegnere il cervello nutrendolo con farmaci che tolgono la facoltà di gestione della nostra persona. Una vita artificiale, una vita parallela, una vita non più nostra.

Qualcuno mi dirà “parli bene tu, che ne vuoi sapere, il dolore a volte è insopportabile, tutto è così difficile…” io non posso che rispondervi che “la vostra mente merita attenzioni prima ancora che il vostro corpo, che dopo 33 anni di lotta oggi  io comando il mio corpo e non lui me, che la mia autostima vola più in alto di un aquila, che ho eliminato ogni vampiro emozionale e ogni negatività , ho imparato ad ascoltare me stessa e che a volte è necessario prendere decisioni drastiche ma necessarie, arrivando al punto di non ritorno, per poter finalmente ricominciare a vivere degna di me stessa”.

Resilienza, forza, coraggio, dignità autostima. I cinque sensi ,unici farmaci non nocivi alla salute.  un abbraccio Patty5

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…e cosi’ facile prendersela con Dio…quando è l’uomo che fa la differenza…

Non ho voluto commentare, discutere, urlare, indignarmi in tutti questi giorni di lutto e dolore, non ho voluto scrivere frasi scontate e postare immagini che girano a catena speculando sul dolore, non ho voluto dire nulla per rispetto al dolore di chi ha vissuto sulla propria pelle, la perdita di una persona cara, ma oggi non riesco proprio a stare zitta.

Dopo aver letto frasi assurde alla ricerca dei colpevoli, mi sono ritrovata a leggere frasi deplorevoli e offensive sull’esistenza di un Dio che se fosse buono e se realmente esistesse non dovrebbe permettere tutto ciò. E qui mi chiedo che tipo di fede ha l’essere umano, una fede a peso e misura a comodo e comando a bello e brutto o addirittura la fede dell’ultimo secondo dove la paura di andare all’inferno cancella anni di bestemmie gratuite.

Ora se si avesse un minimo di conoscenza della vera fede dovreste tornare indietro di ben 2000 anni e chiedervi chi ha messo su quella croce colui che ha cercato di trasmettere la pace e la salvezza, colui che è morto carico dei nostri peccati terreni in nome di una pace eterna non su questa terra dove migliaia di anni prima lo stesso uomo ha scelto il libero arbitrio e quindi ha barattato con una mela il bene con il male.

La terra questa nostra terra è dominata dal male, non è DIO ad aver fatto crollare il ponte, la l’avidità dell’uomo dedito ai propri interessi e speculazioni troppo importanti per pensare che, sarebbe bastato non sprecare in futili e personali vizi arricchendo se stessi , ciò che invece sarebbe stato utile investire per risparmiarci un dolore così grande.

Tutto è sempre colpa di Dio perchè è più facile prendersela con chi esiste solo come capo  espiatorio di una colpa che abbiamo noi esseri umani che non sappiamo gestire questo mondo in cui ci troviamo a vivere. Meno male che lui sta lassù e spero vivamente che ci resti, affinchè almeno ci rimanga la speranza che alla fine di questa follia terrena, esista un paradiso incontaminato.

Ricordate che lui il paradiso ce l’aveva dato siamo noi ad aver scelto l’inferno, quindi non sopporto l’ipocrisia, la bestemmia, la fede a comando, le false idolatrie, i commenti senza conoscenza e la mancanza di rispetto per chi ha perso momentaneamente una persona cara.

Cominciamo invece a pensare a chi ricco delle proprie avidità, che non gli daranno certamente un prive’ con tanto di champagne di marca nell’ aldilà, se ne sta beatamente in stato di grazia senza disturbare la propria anima, unica cosa di cui invece dovrebbero preoccuparsi poichè solo essa un giorno dovrà rendere conto di ciò che ha fatto o non fatto durante la sua permanenza orizzontale. Cenere siamo e cenere ritorneremo, e anche se avvolti da un abito firmato di fronte alla morte siamo tutti nudi e fragili come un soffione al vento.

Resto comunque nella convinzione che un anima pura vola leggera come una lampada cinese illuminata nella notte verso l’infinito, un anima tormentata avrà da fare parecchi scali per poter recuperare quella leggerezza dell’essere che non ha mai voluto ascoltare.

Detto questo, e quindi il mio pensiero, assumiamoci le responsabilità e lasciamo in pace Dio che abbiamo già messo in croce e che già porta il peso enorme dei  nostri peccati senza lamentarsi come invece facciamo noi….patty5

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