…la finestra della mia vita…in un racconto…per parlarne ancora…sempre…

Leggera come un’anima silenziosa

Libera come un cerbiatto nel bosco

Felice per ciò che ho saputo conservare

Forte per chi non l’ha saputo fare

Viva perché ho saputo lottare….

Io sono ciò che sembro…io esisto…e sono una “Guerriera”.

Se oggi sono qui a raccontare la mia storia il merito è in parte mio e, in parte, di una finestra.

Una sgangherata finestra del 3 piano del reparto di reumatologia dell’ospedale Molinette di Torino, città che mi ha vista nascere, dietro alle non rinnegate origini del sud, a me care e determinanti, per la formazione di questo carattere così delicato, ma forte nello stesso tempo. Carattere combattivo che molte volte mi ha portato a sfidare la vita oltre i limiti consentiti, facendomene pagare caro il prezzo di tanta determinazione.

Accade nella maggior parte dei casi che le scelte importanti della vita ci vengano poste come bivi davanti ai quali dobbiamo prendere una direzione per poter proseguire il cammino, questi bivi sono formati o da due incognite assolute o da una strada certa e una incerta, in questo caso la scelta appare più semplice, ma non sempre è così. Mettiamo il caso che la strada certa sia una scelta di rassegnazione e accettazione, essa comporta un condizionamento totale della propria esistenza e quindi la rinuncia parziale o totale delle proprie aspettative, se però scegliamo la strada incerta dobbiamo avere la consapevolezza che non possiamo sapere a cosa andremmo incontro e dobbiamo puntare solo ed esclusivamente sulle nostre forze e la nostra volontà di riuscire.

Ora nel mio caso la strada certa era al di là della finestra dove potevo porre fine ad ogni limite, ad ogni problema, ad ogni tortuoso aggrovigliamento dell’anima, mentre la strada incerta era una sfida che avrei dovuto affrontare non solo con la testa, il corpo, la pancia, l’anima e la paura, ma anche con la consapevolezza che nessuno poteva dirmi come sarebbe andata a finire. Erano comunque in ogni caso due scelte impegnative “ESSERE O NON ESSERE”, “VIVERE O MORIRE” questo era il problema mio caro Shakespeare, ci avevi visto lungo tu…

Comunque al di là di questo dubbio amletico io volevo vivere ma volevo farlo a modo mio. Quindi mio caro, per modo di dire, LUPUS io non ho saltato la finestra, l’ho chiusa e ti ho sfidato ieri e oggi più che mai.

Avevo 20 anni, il sole dentro e fuori, la vita a colori, la forza di chi ama, l’amore, i sogni. Avevo il mondo tra le mani e il sorriso a rallegrare il cuore, avevo tutto ciò che a quell’età si può desiderare la bellezza e anche le invidie, ma non me ne curavo, sapevo difendermi, sapevo difendermi da tutto perché avevo la testa per poter sconfiggere l’ignoranza e l’aplomb di chi già dall’età di 16 anni lavorava e studiava per potersi permettere tale superiorità e sicurezza

Ma non avevo fatto i conti con il destino, beffardo e crudele, che difronte a tanta determinazione ha voluto mettermi alla prova, senza sconti e senza giri di parole, sapendo che anche se avessi voluto usare la testa o tutte le armi in mio possesso, in quel preciso istante lui aveva vinto la battaglia.

Ma non la guerra.

Ci siamo conosciuti in un pomeriggio di agosto davanti ad una finestra. Una dottoressa, graziosa direi, ma con la delicatezza verbale, di un acuto di soprano in una cristalleria, ha devastato in un nano secondo tutte le mie certezze e il mio mondo perfetto. “LEI HA IL LUPUS”.

Ok ho il Lupus bene e allora? Quindi? Curiamolo, eliminiamolo, togliamoci questo fastidio così posso continuare a vivere la mia storia.

“No forse lei non ha capito, ha il Lupus suo compagno di vita per l’eternità, malattia autoimmune che distrugge tutto ciò che incontra, dentro, fuori, da oggi lei non sarà più una persona normale, non potrà più fare ciò che vuole, dovrà rallentare i ritmi, prendere medicinali, sottoporsi a continui controlli, smettere di fare attività fisiche pesanti, ballare (facevo rock and roll acrobatico) nessun tipo di esposizione al sole, ma soprattutto non potrà avere figli. Prospettive di vita 3/10 anni se tenuta sotto controllo e non in fase attiva, se no chissà” Alla faccia della delicatezza professionale acquisita…una molotov avrebbe fatto meno danni.

Ora capite il perché tutta questa importanza per una sgangherata finestra del terzo piano, la stessa finestra da cui per 17 giorni ho guardato il cielo, il sole e la vita in movimento con tutti i suoi colori, ora era il mio bivio, la mia scelta. Avevo il passato, breve a dir la verità, pieno di colori e voglia di vivere, e un futuro che mi era stato prospettato come un quadro indecifrabile tutto nero con un punto bianco, il punto bianco ero io…completamente persa nel buio.

Ero stanca, tanto stanca, erano mesi che ero piegata in due dai dolori, senza sapere il perché, piena di farmaci presi a caso, devastata dalle parole di Tizio e Caio senza una diagnosi e ora, ora la diagnosi ce l’avevo e sinceramente ne avrei volentieri fatto a meno.

Ora davanti a quella compagna dei giorni miei, la finestra, e il compagno dei giorni futuri, sempre miei, il Lupus, la scelta era a dir poco imbarazzante. Se avessi saltato dalla finestra il lupus sarebbe saltato con me e ciccia…fine dei giochi, se avessi chiuso la finestra io e lui avremmo iniziato uno di quei matrimoni combinati, non voluti, che inevitabilmente ci avrebbero portato battaglie e lotte continue con sfinimento fisico e perdite inevitabili. Ma io sono un capricorno testardo e combattivo e per nulla al mondo avrei potuto rinunciare ai miei sogni, quindi, mio non caro lupus, chiudiamola sta finestra e iniziamo a mettere i puntini sulle “I”.

IO voglio vivere, IO voglio lottare, IO voglio credere, IO voglio vedere i colori, IO voglio ballare (magari non l’acrobatico) IO voglio avere figli, IO da oggi divento una Guerriera, e per quanto tu cercherai di impormi le tue regole, sappi mio non caro Lupus che entrerò nel tuo mondo e ti stupirò in maniera saccente al punto tale che sarai costretto a dormire per lunghi periodi pur di non dover subire la mia presunzione. Sarò io a limitare i tuoi spazi e sarai tu a doverti difendere.

E GUERRA SIA.

Non andò proprio così, il mio lupo ha dormito il tempo necessario per caricarsi ben bene e dietro a una mirata e meditata strategia attaccare me, furbetta, che ogni tanto mi dimenticavo della sua esistenza sottovalutando le sue capacità infide e subdole. Mai distrarsi, il prezzo da pagare diventa inevitabilmente un trofeo per la sua collezione di pezzi umani.

Quindi oggi dopo 34 anni che viviamo insieme, ha colpito il mio cuore, non in senso poetico e passionale, si intende, ma con ferocia, e l’ha costretto a rallentare i ritmi. Poi è caduto in letargo giusto in tempo che io, con una mossa felina, colpendolo a chemio violenta, mi sono presa ciò che desideravo di più al mondo, un figlio. Il meschino, però, rendendosi conto di essere stato fregato si è accanito sui miei reni, piegandomi in due dal dolore e costringendomi a fare una biopsia per capire fino a che punto l’attacco fosse stato devastante. E della tiroide ne vogliamo parlare? Impossibile scendere a compromessi, ho dovuto cedere e abbandonare il campo. Altra anestesia altro pezzo al nemico; poi si è preso altri pezzi di me, invalidanti come donna, ma non come guerriera. Ci siamo scontrati con pause, più o meno lunghe, non senza sentire, nelle pause, la sua ingombrante presenza nella quotidianità, il suo cibo preferito, il cortisone che non ho mai abbandonato dal giorno in cui ci siamo incontrati, e poi… la grande sfida di resistere al dolore per non dargli in pasto altro cibo sublime per lui devastante per me.

Sembra una sorta di vita spericolata alla Vasco Rossi, e poi in fondo lo è. Esagerata, condizionata, come se fosse l’assoluto o l’ultimo, di quelle vite come Steve McQueen rinchiuso in una prigione con il solo desiderio di provare di tutto pur di evadere da ciò che sembra destinato essere il suo il mio mondo per il resto dell’esistenza.

GUERRIERA, mi piace il suono di questa parola, il significato, la forza che racchiude, la speranza, la gioia, la resilienza, l’amore, un concentrato di significati di percorsi emotivi, di speranze. Ogni persona che convive con una patologia cronica diventa guerriera perché non si nasce ma lo si diventa e ogni giorno aumenta la voglia di combattere, di vivere, di guardare dalla finestra del mondo tutte le sfumature di colore che esistono, oltre l’arcobaleno oltre l’infinito.

E poi c’è il cuore, quello nascosto, quello che abbraccia l’anima e danza con lei, lui che batte ogni secondo per ricordarmi che sono viva, che mi regala emozioni e palpitazioni, che mi aiuta a superare i momenti difficili, lui sa che potrà anche un giorno fermarsi, ma mai e poi mai dovrà arrendersi, perché quel giorno davanti a quella sgangherata finestra, insieme, abbiamo deciso di chiuderla, ed insieme, lui con il  battito e l’anima di conforto, ed io con la mia tenacia e la mia forza di volontà, abbiamo iniziato il nostro cammino di Santiago, e ancora stiamo camminando perché solo Dio sa quando finalmente esausta, ma soddisfatta, potrò sedermi sotto una quercia,  a leggere il libro, della mia meravigliosa vita, finalmente sola, libera e eternamente orgogliosa di essere stata guerriera in vita e orgogliosamente guerriera oltre la stessa. patty5

RACCONTO CLASSIFICATO AL 3° POSTO SAN BENEDETTO DEL TRONTO IDEA DONNA

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