…informare sulla salute…il metodo salvavita…prevenzione…

Fortunatamente oggi, a differenza degli anni passati, le campagne sulla salute sono molte e molto ben definite, agiscono a livello globale ed individuale. Esse hanno principalmente lo scopo di informare, sollecitare e persuadere gli utenti. Purtroppo non sempre viene rispettato il confine tra l’informazione sobria ed equilibrata e la disinformazione che porta all’eccesso di certezze e alla drammatizzazione.

Le campagne della salute sono uno dei tasselli principali per educare le persone al cambiamento, alla valutazione e al controllo della propria salute, ma purtroppo negli anni passati le campagne mediatiche avevano uno scopo ben preciso, quello di disseminare  messaggi ben costruiti, con un basso costo per raggiungere ogni singolo cittadino cercando, in pochi ma decisi passaggi, di cambiare le abitudini degli stessi puntando su un ampia audience e su una sorta di esorcismo celebrale.

La prima campagna sull’HIV  non ottenne certo il risultato sperato, le persone venivano cerchiate di un alone viola che divenne presto il simbolo con cui la società marchiava, non tanto per la malattia, allora ancora poco conosciuta, ma il singolo malato a causa di abitudini e comportamenti malsani, veniva così considerato a soggetto a rischio.

Le campagne mediatiche così come la sensibilizzazione giocano molto sul tipo di messaggio che si vuole dare non certamente sul terrore di chi solo a vederle o sentirne parlare fugge non sentendosi coinvolto dal problema e di conseguenza emargina chi il problema lo vive magari non per colpa sua come nel caso dell’HIV all’epoca delle trasfusioni infette.

Puntare sulla paura della gente non porta le persone a prevenire o smettere di fare alcune delle cose che sono nelle loro abitudini, ma l’informazione e la comunicazione si. Il fumatore incallito non si lascia turbare dalle foto sui pacchetti di sigarette, ma se già vengono limitati gli spazi per il fumo, a tutela di chi non fuma,  viene automaticamente imposto  un comportamento civile e  non un obbligo, e forse magari in quel caso lo stesso potrebbe fumare meno o limitarsi nei suoi spazi a vantaggio della propria salute e a quella degli altri.

Non fare gli screening , oggi pure gratuiti con il Ministero della Salute, per paura di ciò che potremmo sapere e non volere è un po’ come piangere sul latte versato. “La forte paura umana di ciò che ci aspetta nel futuro rende difficile rinunciare ai benefici promessi da interventi di screening.” scrive Iona Healt medico inglese nel suo libro contro il mercato della salute. Qui subentra il buon senso e l’amor proprio prevenire è assai meglio che curare.

La mancanza di fiducia nelle strutture sanitarie l’approccio con medici poco empatici ed alcuni altamente incompetenti, porta nonostante gli sforzi del Ministero della Sanità ad una ulteriore chiusura mentale verso ciò che invece potrebbe essere di estrema utilità in caso di patologie che raramente mostrano sintomi se non in fase acuta.

Resta comunque e sempre valido il rispetto verso noi stessi, ed è l’unica campagna utile per far sì che ogni problema  possa essere affrontato nel corso della nostra vita. Solo noi possiamo modificare le coordinate, dandoci la possibilità di attaccare prima di essere attaccati.

Quindi abbassare le barriere della paura, adottare la strategia di prevenzione, affrontare i problemi, non solo con il cuore, ma con la testa e non spaventarsi di fronte a ciò che a parole può sembrare devastante, che poi a fatti dipende sempre solo dalla nostra forza, per la  gestione e la risoluzione di un qualsiasi problema. Ed è così che si diventa guerrieri molto meglio che restare struzzi.  pm5

prevenzione

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