…una storia nella storia…la quarantena, i libri e la gioia di vivere… LA TEMPESTA racconto di Ludovica Fusca…

LA TEMPESTA
All’improvviso, il mondo si è fermato.
La mia vita (in realtà non credo solo la mia…) è stata stravolta. Non potevo
più andare a scuola, vedere i miei amici o uscire di casa e i miei genitori
smisero di andare a lavorare.
Restare chiusi in casa per una bambina di otto anni è come una condanna.
La mia vita all’interno delle mura domestiche non esisteva… e sembrava
così noiosa! Ma sia i miei genitori che Lucia, la mia sorella maggiore, mi
dicevano di portare pazienza, che prima o poi sarebbe finita se tutti
fossimo rimasti in casa e che per il momento né io, né Lucia né nessun
altro aveva il permesso di vedere gli altri. Ma non capivo bene il perché…
c’era una tempesta in arrivo?
Una sera lo chiesi a Lucia, che rise non appena sentì la mia teoria.
“Ma no, sciocchina!” mi disse, “è che in giro c’è un male che ancora non
conosciamo bene. Per qualcuno è fatale e siccome si sta cercando di capire
di cosa si tratti dobbiamo restare a casa. In questo modo eviteremo di
ammalarci anche noi o di trasmettere il male agli altri.” Lucia mi spiegò
anche come funzionano dei piccoli esserini cattivi chiamati virus. Ho
pensato che devono essere proprio cattivi! Chissà come mai fanno del
male…
“Quindi non ci dobbiamo preparare all’arrivo di una tempesta?” le chiesi.
“Be’, in un certo senso sì, ma non il genere di tempesta che intendi tu”
rispose. “Che ne dici, mangiamo le patatine guardando un film?”
Quella che i miei genitori e Lucia chiamavano quarantena era molto
noiosa. Dopo giorni passati a giocare e a guardare la TV non ne potevo
più. Volevo uscire! D’altronde i bambini ne hanno bisogno! Volevo essere
libera, libera di correre nei parchi, di giocare a pallone e di andare a
scuola! Sì, mi mancava la scuola! Ed ero arrabbiata perché uno di quei
virus non mi permetteva di fare quello che volevo!
Una sera capii perché era il virus a decidere: si chiamava coronavirus. Era
quindi un re, ma un re cattivo, che ci aveva ordinato di non uscire
altrimenti saremmo morti tutti!
Ma anche Lucia non ne poteva più. Lei ha diciotto anni e le sarebbe tanto
piaciuto andare a fare una passeggiata…
Una volta, dopo pranzo, andò a buttare la spazzatura. Chiesi a mamma se
potevo andare con lei e mi diedero il permesso, purché non mi staccassi da
lei. Io sono una bambina obbediente e feci come mamma mi aveva detto.
Era primavera, io fiori stavano sbocciando e l’aria era frizzantina… e mia
sorella aveva l’allergia. Papà diceva che soffre di una cosa detta asma e per
questo tossiva.
Non appena fummo fuori Lucia iniziò a tossire un po’. Buttammo il sacco
nel cassonetto e ci fermammo un momento a guardare gli alberi.
Un signore stava camminando e io pensai: “Perché lui può uscire e noi
no?”, ma qualcosa lo colpì. Si girò di scatto verso di noi e guardò Lucia,
che stava tossendo, spaventato. Poi le disse: “Mi dispiace per te” e corse
via. Lucia era sbalordita e io mi chiedevo cosa volesse dire quel signore.
“È solo asma…” urlò lei, ma lui era già lontano.
Una volta alla TV avevo visto un sacco di persone ammucchiate fuori dai
supermercati, e mi chiesi di nuovo perché non potevo uscire. Ero
disperata!
Poi mia sorella entrò e spense la TV. Si sedette sul divano accanto a me e
vidi che aveva un libro in mano. Ero incuriosita.
“Voglio raccontarti una storia” disse Lucia, e mi mostrò il libro: La
Tempesta di William Shakespeare. Era famoso! Chissà di cosa parlava quel
libro?
“Inizia con ‘C’era una volta’, vero?”
“No.” Come poteva una storia non iniziare con ‘C’era una volta?’
“Inizia con un naufragio” mi disse Lucia. Che cosa triste!
“Ma non è da qui che voglio partire. Tanto tempo fa, a Milano vi era un
duca e mago di nome Prospero…’’
“Ma c’è anche una principessa in questa storia?’’ Chiesi io impaziente.
“Sì, c’è una principessa’’
“E Prospero usava la magia?’’
“Sì, Prospero usava la magia. Antonio, il fratello di Prospero, gli rubò la
corona! E Prospero e sua figlia Miranda, la principessa della nostra storia,
furono esiliati su un’isola abitata da tanti spiritelli… riesci a
immaginarla?’’
Io chiusi gli occhi e le dissi: “Sì, riesco a immaginarla! Ma è piccola o
grande?’’
Lucia rise. “E’ come la vuoi tu. Tra questi spiritelli c’era Ariel, servitore di
Prospero, che aspirava tanto a riavere la sua libertà. Poi c’era Caliban, che
oltre ad essere schiavo, era figlio di una strega, ed era veramente brutto!’’
Io feci una smorfia immaginando il brutto Caliban.
“Vicino all’isola ci fu un naufragio, provocato da Prospero.’’ continuò
Lucia “A bordo della nave c’erano Antonio, il suo complice Alonso con
suo figlio Ferdinando, Sebastiano e Gonzalo, che aveva invece aiutato
Prospero a fuggire. Prospero, grazie alla sua magia, separò i superstiti. Ma
sull’isola c’erano anche… Trinculo e Stefano! Due marinai. Degli
ubriaconi! Loro cercavano il vino sull’isola! E… oh, ma che sciocca! Mi
sono dimenticata di dirti che Alonso era il re di Napoli! E Ferdinando suo
figlio era un principe.’’
I miei occhi si illuminarono: “Ma allora il principe sposa la principessa!’’
“Cosa ti racconto a fare le storie se già sai come andranno le cose?’’
“Oh no, ti prego! Continua a raccontare!’’
Lucia si finse offesa, ma rise e disse: “E va bene! Sì, Miranda e
Ferdinando infatti si innamorarono a prima vista… e alla fine si
sposeranno unendo i loro regni. Nel frattempo, i malefici piani di Antonio
verranno a galla. Be’, alla fine della storia ognuno avrà ciò che si merita:
Prospero tornerà ad essere il duca di Milano, Miranda e Ferdinando
staranno insieme e i cattivi della nostra storia saranno perdonati… Stefano
e Trinculo… loro non faranno un gran figura! Caliban, maltrattato dai due,
comprende la nobiltà d’animo di Prospero e gli giura fedeltà. Infine non
dimentichiamoci di Ariel… renderà un ultimo favore a Prospero: mare
calmo per la nave che lascerà l’isola. Dopo di che, sarà libero. E poi leggi
qua! Prospero chiede al pubblico di liberare gli attori con un applauso!
Non trovi che sia bellissimo? Veramente tutti fanno parte della storia, e
tutti svolgono un compito importante!’’ Lucia poi sospirò sorridendo.
“Giochiamo alla Tempesta?’’ le chiesi io.
“Amelia, non ho voglia di giocare.’’
“Ma io sì! Leggiamo il libro e nel frattempo giochiamo!’’, ma lei proprio
non ne aveva voglia. “Ti preeeego sorellona!’’
Alla fine si arrese.
“E va bene, ma a due condizioni: stasera mi lascerai leggere tranquilla i
miei libri…’’
“Sì lo prometto!’’
“e poi voglio che tu rifletta: non ti sembra che quello che stiamo vivendo
adesso e La Tempesta siano molto simili?’’
Non capivo cosa volesse dire.
“Pensaci: la tempesta non è forse l’emergenza che stiamo vivendo? Siamo
naufragati, forzati a rinchiuderci nelle nostre isole… o case. Come Ariel
aspiriamo alla nostra libertà che ci manca terribilmente… siamo arrabbiati
come Caliban! Guardiamo gli altri con sospetto… ma siamo in grado di
perdonare e la nostra gioia di vivere, la stessa che anima Trinculo e
Stefano, ci aiuta a tenere duro! E alla fine, l’amore vincerà, e noi
torneremo ad essere liberi! Non smettere di sperare, piccola!’’, poi mi tirò
la guancia sinistra. Odio quando fa così, e lei lo sa benissimo!
“Dai, vuoi venire con me a scegliere un libro dopo cena?’’
Mi divertii un sacco giocando alla tempesta con mia sorella.
E durante quella quarantena forzata scoprii anche la magia di evadere
attraverso i libri.
Ludovica Fusca, 18 anni, studentessa, OrbassanoStorm Dennis hit with strong winds across the UK

 

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