…La perfetta imperfetta…racconto finalista premio Bukowski…

Ti ho scelta come si sceglie un fiore tra milioni di altri bellissimi fiori, ti ho scelta per il tuo profumo di fresco e di pulito, come era la tua anima, ti ho scelta ma poco avrei potuto fare se tu non mi avessi guardato, dando al mio cuore speranza, ti ho scelta e ancora oggi dopo tanti anni ti risceglierei senza nessun’ombra di dubbio. Ma tu amore mio dove sei?

E’ una bellissima giornata di maggio, i colori dalla finestra sembrano un quadro dipinto di Monet, con le sue sfumature, il verde brillante, il cielo con qualche nuvola, tanta pace attorno. Sorseggio il mio caffè in solitaria mentre attendo il tuo risveglio, oggi voglio portarti al lago, lì dove eravamo soliti andare a sedere sulla panchina, tenendoci per mano in silenzio, mentre cercavamo di incrociare i pensieri, un gioco il nostro che ci faceva ridere, quasi mai pensavamo alle stesse cose, ma quelle poche volte che succedeva, erano sempre pensieri legati a noi due, al nostro passato e a ciò che ci aveva unito, e tu ti arrabbiavi quando i miei pensieri erano distratti, magari dal fatto che da lì a poco sarebbe iniziata la partita.

Non ti è mai piaciuto il calcio ed ora mi rendo conto, di quanto hai sopportato in tutti questi anni di supplizio forzato nelle mie serate sportive. Facevi finta di compiacermi, lo so, non sei mai stata brava a mentire, ti sforzavi e la dimostrazione erano quelle due rughette tirate ai lati della bocca, la tua bellissima bocca.

Non ti sei mai lamentata, forse avresti dovuto farlo, almeno ora avrei qualcosa a cui aggrapparmi per trovarti almeno un difetto. Si perché ora io non riesco a trovarti difetti. Forse li hai, forse li hai avuti, ma io innamorato perso me li sono persi tutti strada facendo.

Mi ricordo ancora quella volta che sono riuscito a portarti allo stadio, pioveva, eri spaventata da tutta quella gente, dalle urla dei tifosi, dallo spazio, cercavi per compiacermi, di fingere  entusiasmo ma peccato che sbagliavi sempre i tempi, eri dolcissima, tenera e smarrita nel tuo impermeabile giallo, sembravi un pulcino bagnato e ti stringevi a me guardandomi con i tuoi occhioni innamorati, penso che in quel momento, nessun uomo sulla terra potesse amare una donna come io stavo amando te.

Hai deciso di stare a casa, di occuparti di me e dei nostri figli Carlotta e Davide, volevi vederli crescere senza perdere neanche un respiro, hai lasciato il tuo amato lavoro da insegnante di sostegno e hai preso noi per mano sostenendoci uno per uno, in ogni nostra esigenza.

 

A ripensarci oggi, mi sento un po’ anzi molto in colpa per tutti i carichi che hai dovuto sopportare, ma non c’è stato un solo giorno in cui il sorriso non abbia sfiorato il tuo viso.

Litigavamo spesso, soprattutto per i ragazzi, ma dovevamo comunque e sempre fare pace, non sopportavi i silenzi e i musi lunghi, non volevi che andassimo a dormire con gli “insoluti interiori” come li chiamavi tu. Ma soprattutto non riuscivamo a dormire se il tuo viso non poggiava nell’incavo della mia spalla –  “cinque minuti e poi mi sposto”  -mi dicevi, ma poi ti addormentavi e io dolcemente ti adagiavo sul cuscino baciandoti la fronte e molte volte restavo a guardarti follemente preso dal movimento del tuo respiro e dal battito del tuo cuore nella notte.

Per me eri bella, lo sei ancora ora, la più bella creatura dell’intero universo, ma anche se così non fosse stato, nulla poteva importarmi i miei occhi vedevano solo una meravigliosa creatura la “perfetta imperfetta” come ti chiamavo io, ed eri mia.

Di te amavo il tuo modo di inventarti ogni giorno, non sei mai rimasta passiva, corso di cucina, con noi come cavie, yoga, per aiutarti a meditare e trovare la tua pace interiore, dipingevi, oddio a volte forse troppo, come quella volta che ti lanciasti nella camera dei ragazzi, trasformando le pareti in una foresta piena di animali, ricamavi, cucivi i vestiti per carnevale, e poi il giardino, le tue meravigliose rose, e le torte, i ragazzi ne andavano matti, e a dire il vero pure io.

Di te ho amato forse prima di tutto la tua testa, quel modo di esprimerti, di ragionare di voler vedere oltre le cose, il tuo modo perfetto di conservare ogni ricordo ogni pensiero positivo, si perché quelli negativi li eliminavi subito, ricordavi ogni cosa, ricordavi ogni parola, ogni luogo, e ogni volto.

Io dimenticavo persino la lista della spesa sul tavolo figurati. Ma tu nonostante tutto non mi rimproveravi mai, mi dicevi “l’ho scritta io vuoi che non me la ricordi? Si in effetti mi sono chiesto molte volte perché ti ostinavi a scriverla se tanto sapevi perfettamente a mente ciò che dovevamo comprare. ”Esercizio mentale scrivo e ricordo” – dicevi – già ho sposato un genio io, mica vattelapesca.

Comunque il fatto che alle parole crociate vincevi sempre tu, un pochino mi dava fastidio devo ammetterlo, alcune volte mi sono sentito alienato mentre tu non mi davi manco il tempo di leggere le domande. Oggi sono alienato dal dolore per non poterti chiedere risposte a domande che non so farti.

Mi fanno male queste mattine, alcune mi fanno male ancora di più, te ne sei andata dal mio mondo, e io per non morire sono dovuto entrare nel tuo, il mio cuore è come un sacchetto di coriandoli, pieno di colori, si i nostri, ma frantumato in mille piccoli pezzi, ogni giorno ne prendo una manciata e la spargo nell’aria con la speranza che tu possa raccogliere qualche frammento, che un barlume di reminiscenza torni a farti sorridere, torni a farmi guardare da te con gli occhi dell’anima, dell’amore, della vita…la nostra.

  • Buongiorno Maria, dormito bene?
  • Buongiorno Papà –
  • Ti ho preparato la colazione, oggi voglio portarti al lago, ti ricordi il lago?
  • Grazie, no io non sono mai stata al lago
  • Si ci sei stata ti ci ho portato l’altra settimana non ricordi?
  • No papà io non sono mai stata al lago

Non insisto mi arrendo. Ho imparato ad arrendermi ormai. Piccole cose, piccoli passi.

  • Perché andiamo al lago?
  • Voglio parlare con te sulla panchina, una panchina speciale, voglio raccontarti la storia di Andrea e Maria, li conosci?
  • No chi sono? Lei si chiama come me?
  • Si lei si chiama come te, ed ha due splendidi ragazzi Carlotta e Davide e pure due nipotini Mirko e Angela due angeli bellissimi
  • Che bello papà e io li conosco?
  • Si te li ho fatti vedere ieri sono venuti a trovarti, ti ricordi quei due ragazzi di ieri? E i bambini che ti hanno portato i dolci?
  • No io ieri ero a Messa, non c’ero io, peccato però, mi piacciono i bambini.
  • Non fa nulla Maria torneranno, torneranno ancora e ancora li vedrai Maria.
  • Ora finisci la colazione e preparati che usciamo.
  • Bello e dove andiamo?
  • Al lago Maria, al lago.

So che può sembrare un paradosso, ma il fatto che non mi abbia escluso completamente dalla sua vita, anche se con un diverso ruolo, mi fa sentire vivo, mi fa sentire ancora parte del suo universo, mi fa ancora sperare in quei pochi momenti in cui, prendendomi la mano, sento che passo da padre a marito, da marito nuovamente a padre, sento che il suo cuore mi appartiene e che io appartengo a quella parte nascosta nella sua testa che non morirà mai. Voglio credere che sia così perché l’amore è senza fine.

Oggi la giornata è bellissima, il sole caldo passa attraverso i rami degli alberi di olivi che circondano il lago, il silenzio è spezzato solo dal canto degli uccelli, la quiete è rassicurante e io sono fiducioso, oggi sento che forse Maria torna a trovarmi, spero, credo, ne ho bisogno.

Prima di uscire Maria ha letto i post it appesi sulla parete, sono i suoi non li ho mai staccati, speravo che leggendoli e rileggendoli qualcosa potesse rammentare, ma come tutte le mattine ha commentato: “però quante cose ha da fare la mamma oggi” e poi “ma la mamma non può più fare tutte queste cose, la mamma è andata via. Nascondo una lacrima.

Siamo in silenzio, oggi non ho la forza di raccontarti di noi, oggi non ho la forza di essere respinto, oggi ho solo bisogno di starti vicino e guardare il lago, respirare il tuo profumo e guardarti negli occhi, rubarti frammenti di anima e portarli a me, tenerti per mano e sentire il calore della tua pelle, oggi ho bisogno d’amore Maria, oggi ho bisogno di te.

Non so più cosa pensi, cosa provi, non so più dove hai messo il mio amore, eppure ce lo siamo detti Maria, – ti amerò finché morte non ci separi – perché mi hai lasciato solo? Perché?

La tua mano accarezza la mia, non mi illudo, ma ti sento, sento l’amore, non quello di una figlia, ma quello di una donna, la mia, sei tu amore mio, sei tu, sei tornata, sei accanto a me. La tua mano stringe la mia, i tuoi occhi guardano dentro i miei, il tuo amore ricompone i pezzi sparpagliati del cuore, i battiti fanno eco nello spazio immenso che ci circonda, ti sento Maria, ti sento e sei di nuovo mia:

  • Andrea, portami a casa, ho tante cose da fare oggi. Andrea ti amo.
  • Si vita mia ti porto a casa, le facciamo insieme tutte le cose…io ti amo ancora di più se possibile.
  • Stringimi Andrea non farmi andare via
  • Ti stringerò tutte le volte che vorrai, tutte le volte che tornerai, tutte le volte che me lo chiederai e anche quando non lo farai. Ti stringo Maria perché il mio mondo è attorno alle mie braccia, il mio mondo sei tu.

Siamo a casa Maria è di nuovo andata via, in quel mondo che solo lei conosce, ma non mi importa, domani la riporterò al lago e se anche non mi riconoscerà se per lei sarò suo padre, se non mi terrà per mano, io sarò lì ed ogni giorno l’amerò come il primo giorno, e ogni volta la corteggerò, la proteggerò, la  riporterò a me, e ogni volta la sposerò come se fosse la prima volta e questo folle amore non avrà fine, fino al giorno in cui l’ultima stella dell’universo si spegnerà e tutt’attorno regnerà il buio.

Ma anche lì amore mio la tua luce saprà far brillare ogni galassia e il mio amore per te ti seguirà nell’infinito. patty5

copertina_bukowski_inediti_di_ordinaria_follia_vol_7_400

 

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