…non tutti i medici sono alla menta…alcuni sono all’acido muriatico…

Premetto che sono un eletta, grata, fortunata, per essere seguita da persone meravigliose, competenti, umane e dedite al loro lavoro ma non è stato sempre così.

Nel corso della mia vita ho dovuto purtroppo avere a che fare con medici, che tali erano di nome e di fatto, ma ai quali evidentemente  la scienza aveva rubato il cuore e l’anima.

Fare il medico è quasi come essere la mano destra di DIO la scienza, la ricerca, lo studio, danno a queste autorevoli persone la competenza di salvare la vita, di modificare percorsi a volte segnati, di dare possibilità alle persone di poter condurre una vita quasi normale , ma il medico diventa il confessore, l’amico al quale non si nasconde nulla, un punto di riferimento nella disperazione. Il medico deve avere un cuore deve avere un anima deve saper dare al paziente un sollievo psicologico anche se la situazione a volte non è delle più rosee. Eppure alcuni medici sembrano di ghiaccio, al quale aggiungono una buona componente di cattiveria, che secondo me andrebbe analizzata psicologicamente, completamente gratuita e non richiesta.

Il paziente si sa è la parte debole, incompetente, fragile, spaventata e completamente plasmabile nelle mani di chi, secondo la logica, ha in mano la vita e la qualità di essa, il paziente assorbe informazioni sconosciute e si affida completamente a chi in quel momento è in grado di sostenere in parte il peso di uno stato d’animo affranto e dolorosamente toccato. Il medico diventa come un salvatore, un sostituto di DIO sulla terra, il medico non dovrebbe però approfittare di questo potere se no, non è più un dono, ma diventa superbia, peccato non gradito nelle alte sfere.

Penso sinceramente che dovrebbero inserire nelle materie di studio, di chi ambisce a diventare medico, il tatto e la sensibilità, l’umiltà, la pazienza e ad alcuni pure un anima della quale molti sono carenti.

Le persone che hanno a che fare con malattie croniche, invalidanti, devastanti e a volte con esito funesto, hanno bisogno di essere preparate e guidate nel cammino già difficile della loro esistenza, cercano costantemente un punto di riferimento oltre alla preghiera, una luce nella loro buia esistenza.

Le parole a volte uccidono più della malattia stessa. La realtà non va mascherata certo, ma esistono modi e modi per preparare le persone a sopravvivere ad una vita segnata e ad un percorso tortuoso.

Pochi sono i medici, secondo la mia esperienza personale e delle persone che leggo, che fanno del loro lavoro una scelta di vita, missione di cuore e anima, persone preziose e indispensabili nell’inferno delle malattie e dei dolori di questa umanità colpita da tante rare e sconosciute patologie.

Quindi chapeau a coloro che tengono tra le mani il cuore e l’anima e che donano la loro testa a coloro che hanno bisogno di sapere e non di essere considerati il nulla , perchè certi doni vanno condivisi con chi meno fortunato,altro non chiede che di uscire dall’invisibile pesantezza dell’essere…patty5

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…la gente non sta bene…alla ricerca dei neuroni sopravvissuti…affogati in uno spritz ghiacciato…

Il caldo si  sa fa brutti scherzi, questo è risaputo, lo si evidenziava nei manicomi dove le persone con il caldo diventavano decisamente intolleranti, colleriche e molte volte autodistruttive. Oggi i manicomi non ci sono più, ma se per caso dovessero riaprire non basterebbero le strutture per tutti coloro che apparentemente sembrano normali ma non lo sono affatto.

I matti una volta parlavano da soli a voce alta, oggi tutti parlano a voce alta da soli per strada come se fossero entità proprietarie assolute dello spazio che occupano, con tanto di auricolari, non rendendosi conto che urlano al mondo quello che dovrebbe essere la privacy, ma di fatto non lo è più. Quindi quella che era una certezza di pazzia diventa un luogo comune. I matti che conoscevo io erano persone che tutt’al più parlavano con i sacchetti dell’immondizia o con le cassette della posta, ora la gente ti non ti parla ma ti insulta se non parti al semaforo, se gli parcheggi al posto che pensa sia  suo, se gli passi davanti al supermercato, se guardi, se il tuo carrello lo sfiora, se se se…ogni motivo anche banale è un aggressione verbale se non fisica.

Sui social poi non ne parliamo, ci massacrano con le normative sulla privacy, e poi leggi post dove ogni movimento delle ciglia viene sottoposto a una ricerca spasmodica di like, che poi  non ho mai capito se i suddetti fanno crescere il portafoglio o l’ego.

Gli psicologi ringraziano, visto l’aumento dei casi , alcuni irrecuperabili, che si sono visti piovere come le polpette dal cielo, alimentati da psicosi da selfie non adeguatamente valorizzati e approvati dal pubblico social, da sdoppiamenti di personalità filtrata, dove poi il ritorno alla realtà crea ansie e turbamenti, da persone photoshoppate ai limiti dell’anoressia in crisi da specchi coperti come in Suspiria di Dario Argento e per non parlare degli acculturati della domenica, ai commentatori sportivi, ai geni delle battute, dove ridono solo loro, ai  belli fascinosi fake pieni di commenti lusinghieri di povere casalinghe disperate che non riconoscono una tazza del water da un calice di champagne. La gente non sta bene e si cura con la vostra ingenuità…

Se per caso ti capita di sorridere ad una persona, ecco si il matto sei tu…perchè purtroppo oggi non sorride più nessuno, se sei gentile e ti offri di aiutare , le persone ti guardano con diffidenza, perchè oggi la gente ti frega e non ti aiuta, ti vedono arrivare e manco ti tengono la porta anzi se possono te la chiudono pure, poi i matti siamo noi.

Educazione pari a zero, però vogliamo rispetto, ai miei tempi voleva dire educazione quella che ti insegnavano anche a scuola e che oggi non esiste più, perchè se solo un professore osa rimproverare l’alunno arriva subito l’esercito della salvezza composto da padre, zio, nonno e company a ribaltarti la scrivania. ai miei tempi prendevo mazzate se il prof. mi metteva una nota altro che cavoli a merenda…

Questa dispersione di neuroni volatilizzati nel nulla, donati alla ricerca della notorietà sotto forma di “pubblica” e “condividi”, in una città accaldata che aiuta la moria dei sopravvissuti e rari, almeno ci salva il fatto che accanto ad alcune foto appare il famoso spritz ghiacciato dove si spera i neuroni sopravvivano almeno fino allo scioglimento definitivo del ghiaccio dopo di che ritorna la calura e il buio assoluto…patty 5

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…tutto apparentemente normale…ma che normale non è…

Non avete mai l’impressione di essere in un mondo sbagliato o di essere voi sbagliati per questo mondo?

Ebbene, penso che questa oggi sia la domanda più ricorrente che un essere umano si possa fare. In una società che cavalca l’onda della tecnologia più avanzata, il glamour più sofisticato, le tendenze più in, le famiglie allargate, arcobaleno, variegate gusto puffo, dove  i preti non si sposano ma hanno lunghe relazioni extra Dio, dove si fanno lunghe code per l’ultimo modello tendenza e poi si piange miseria e si richiede l’esenzione per disoccupazione, dove la giustizia punisce chi non merita, tanto per dare esempio, e tiene fuori individui pericolosi che inevitabilmente si sentono autorizzati a finire i lavori non portati a termine, io oggi mi chiedo se l’aliena sono io.

Nata con dei valori, ho sempre pensato di sentirmi sicura in questo che dovrebbe essere il mio pianeta, mentre oggi comincio ad avere grosse crisi esistenziali. La gente non sta bene…non può stare bene perché l’unica medicina,” il rispetto”, che aveva, per poter sopravvivere in questo passaggio terreno, è stata abolita, dalla società, arida, consumista, violenta, ingovernabile, sporca, fuori ogni controllo morale, tutti i punti di riferimento i cardinali della nostra esistenza sono stati stravolti e la gente si ritrova a testa in giù.

La chiusura delle comunicazioni, se non social, ha portato alla chiusura mentale, che come dice un mio collega scrittore …non è una frattura del cranio. L’aumento dei femminicidi  ci porta a pensare allo scarso valore che si dà alla vita, alla paura della solitudine, alla sindrome del possesso. Bollettini non di guerra ma di stragi continue, uomo contro uomo, uomo contro donna, tutti contro tutti. Non è più una questione di vivere ma di sopravvivere cosa alquanto terrificante.

Ma qual’è la cosa giusta, in un mondo di milioni e milioni di persone , di teste, di anime , chi può dirlo, ciò che ognuno può pensare non potrà mai corrispondere allo stesso pensiero unanime di ognuno degli esseri della terra, anche perché se così fosse saremo la razza ariana tanto agognata da Hitler, la perfezione assoluta i burattini di una mente contorta e inumana.

C’e una cosa che ci salva da tutta questa immondizia che ci circonda, l’amore.

Se riusciamo a non  farci rubare l’amore, quello per noi stessi, per le persone che ci stanno accanto, per le cose, per la vita , allora si che siamo ricchi, di una ricchezza assoluta oltre l’infinito immaginabile perché ancora oggi nessuno è riuscito a costruire l’arma letale per distruggere una vita costruita su questa base essenziale e indissolubile.

Non permettete a nessuno di rubarvi l’amore, e se la vostra vita non sarà perfetta potete almeno fare in modo che sia apparentemente normale , anche se normale non è…soprattutto quando l’amore c’è…patty5

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…la sessualità…le malattie immuni e autoimmuni…un incontro al liceo…

Devo ammettere, ero molto spaventata all’idea di dover parlare di un argomento così forte ed impegnativo ai ragazzi dell’Istituto Tecnico Commerciale di Torino la mia città.

In collaborazione con la mia amica dott.ssa Silvia Catalano psicologa presso lo stesso istituto abbiamo pensato a come poter, unendo le forze, trasmettere il lato positivo di quello che apparentemente poteva sembrare qualcosa di estremamente negativo. Per me naturalmente è stato tutto un improvvisare, non avendo ormai da tempo, un contatto diretto con una fascia di giovani vite e quindi di giovani menti.

A parte l’attimo iniziale tutto si è svolto con un silenzio e una partecipazione che mi hanno colpita nel profondo, pensavo di dover faticare di più. Le loro facce, la loro attenzione, le loro domande e la loro partecipazione, per ben 2 ore, sono state per me più di un qualsiasi premio potessi ricevere, e alcuni dei ragazzi del primo turno sono stati presenti anche nel secondo saltando il laboratorio che avevano precedentemente scelto.

Non ho usato parole come malattia, sofferenza, dolori insopportabili, ,morte. ma ho voluto parlare di scelte, di rispetto per se stessi, di resilienza, di coraggio, di forza e di amore per la vita, ho voluto far capire che non ci si deve rassegnare a un destino che sembra segnato, ma bisogna avere il coraggio per dare a se stessi la possibilità di scegliere cosa può aiutarci ad avere una migliore qualità di vita. Vivere ogni attimo con la stessa intensità, gli stessi colori e la stessa gioia ogni giorno. Amare se stessi come prima cosa senza preoccuparsi di ciò che gli altri possano pensare.

Lo stress, l’affaticamento, l’ansia, la mancanza di precauzioni, l’esposizione disordinata al sole, la trascuratezza, non devono essere componenti del quotidiano, la vita piena, curata e ordinata, migliora sicuramente il vivere di chiunque, ragazzi compresi.

Ho descritto il mio percorso, ho parlato del mio libro, delle mie scelte e di quanto mi fossi esposta pur di realizzare almeno in parte i miei sogni, uno tra i quali ed il più importante mio figlio. Lui era li presente e mi ha appoggiato parlando della sua esperienza con una madre lupica e anche un po’ nevrotica (effetto cortisone) e questo ha ulteriormente incuriosito il mio giovane pubblico.

Le domande sono state tante e molto mirate, nessuno era turbato, nessuno era annoiato, nessuno ha pensato alla malattia come impedimento,  anzi hanno capito il messaggio mi hanno fermata ed alcune ragazze mi hanno anche abbracciata.

Ora io,che fino a ieri potevo avere ancora dei dubbi, sul trasmettere e far conoscere questo mondo silenzioso, oggi dubbi non ne ho più e forze permettendo intendo proseguire con questa mia battaglia di conoscenza e comunicazione in tutti i posti dove mi sarà possibile e permesso farlo.

Nascondere non aiuta a capire che il mondo, anche se non è perfetto, è pur sempre il posto dove ognuno di noi deve trovare una dimensione e un’armonia con se stesso, per poter prendersi cura di ogni cosa, possa trovarsi lungo il proprio cammino.

Grazie ragazzi, oggi voi mi avete insegnato a superare quella barriera interiore che per anni mi aveva portato al silenzio, oggi le parole sono uscite dal libro e spero siano entrate nel vostro cuore, come voi siete entrati nel mio.

Ora inizia il mio vero obiettivo, e tu lupo stai in guardia,  ora anche io ho un esercito di giovani cacciatori a difendermi e a noi tu non fai paura…la conoscenza è la medicina dell’anima, posto dove tu non riuscirai mai ad entrare….patty 5

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…nessuno è immune al dolore…storie di vip…storie di lotte comuni…

La facciata che protegge l’immortale vip, che si presenta al proprio pubblico con un indiscutibile look e una presenza scenica, praticamente inattaccabile su ogni profilo della perfezione,è molte volte una vera e propria maschera, che quando cala, dietro i riflettori, diventa  come per ogni essere mortale, un faticoso percorso di vita normale.

Nessuno al di là di ogni ragionevole popolarità, successo e condizione economica diventa immune quando si ritrova a dover affrontare una malattia autoimmune invalidante.

Nulla da dire sul fatto che,avendo notevoli possibilità economiche, certe agevolazioni o corsie preferenziali alleggeriscono, non di poco, il percorso che un comune mortale deve guadagnarsi con tanto di spintoni e urla al vento. Inevitabilmente però chi soffre di malattia autoimmune per quanto possa essere circondato da mille persone resta isolato nel suo dolore che diventa la gabbia del dolore fisico e mentale.

Il dolore dell’anima è e resta uguale per tutti. Vip o no. Si perché siamo fatti tutti della stessa sostanza e quindi non immuni alle malattie autoimmuni. Ogni persona ha la sua storia, ma il dolore che si prova dentro è lo stesso per chiunque si trovi a dover prendere coscienza di un ospite che ti accompagnerà per sempre qualunque cosa tu faccia.

A volte non serve essere circondati da mille persone a volte ne basta una per farti crollare tutte le certezze e la forza che credi di avere, a volte basterebbe una parola per alleviare almeno il dolore dell’anima.

E quindi anche Selena Gomez o Lady Gaga o Seal guadandosi allo specchio e in passato pure Michael Jackson avranno avuto, come tutti i meno fortunati, i loro momenti di riflessione e sconforto, di paure e ansie , di lotte e rabbia, perché  ciò che accomuna tutti non è solo la possibilità, o no, di curarsi ma la libertà che ti viene sottratta e la solitudine che inevitabilmente ti porta a fare continue domande a te stessa, mentre il mondo corre e tu cerchi di stargli dietro.

Il silenzio degli innocenti, si perché colpe non ce ne sono ma silenzi tanti. Mortificazioni e paure chiudono il cerchio e lasciano isolati il dolore e ogni richiesta di aiuto.

Eppure, anche se non visibilmente esistono, eserciti di guerriere, che ogni giorno lottano e cercano di superare ostacoli facili per chiunque,insormontabili per qualcuno, ed è proprio a loro che voglio dedicare tutta la mia ammirazione perché con la loro forza e la loro tenacia non permettono alla vita di rubargli il sorriso.

Tutte nella propria solitudine ma unite dallo stesso senso di vittoria, e questo ci insegna come nella storia, che un grande esercito senza un piano strategico è destinato a perdere, mentre piccoli eserciti ma ben organizzati possono colpire il nemico e neutralizzarlo o per  lo meno controllarlo. (piccola metafora personale).

Non lasciate che il dolore arrivi alla vostra anima, iniziate la cura proprio da li, il resto vi sembrerà una passeggiata magari lunga tipo il cammino di Santiago ma non impossibile, importante avviarsi nella direzione giusta. patty5Cammino-di-Santiago-dritte_APERTURA

 

 

 

 

 

 

…leggera come una piuma…libera come una farfalla…il mondo di BEA…

L’emozione più grande di questo Salone del Libro 2018 è stata quella di conoscere Sara Fiorentino, una giovane donna forte e tenace ed entrare con lei nel meraviglioso mondo di BEA. Chi è Bea? La bambina più bella, forte, coraggiosa che questo mondo potesse aver avuto la fortuna di conoscere. Conosciuta dalle cronache come la bambina di pietra, per la malattia che ha segnato il suo breve cammino, e definita così perchè purtroppo essendo un caso unico al mondo, non gli è stato riconosciuto un nome e una soluzione.

Sara donna, sorella e zia di Bea, il coraggio,la forza,la tenerezza,l’altruismo,tutto racchiuso in una sola persona dal sorriso contagioso e dalla dolcezza dei suoi occhi nel descrivere ogni passaggio della vita di BEA.

Quanti sacrifici, dolore, ansie e lutti nella vita di questa donna, ma quanto coraggio e voglia di dare trasmette nel libro dedicato agli otto anni di vita di sua nipote.

La storia di Bea non è solo una storia unica per il suo percorso, ma è soprattutto un inno al coraggio alla voglia di lottare e vincere, alla ricerca, a chi soffre di malattie rare non  riconosciute e a chi invece vengono riconosciute,ma delle quali non si trovano soluzioni poichè ancora troppo rare per essere prese in considerazione.

Sara ha donato il devoluto delle vendite proprio alla ricerca per far si che non ci siano più pietre nel cammino di nessuno ma solo soffici piume libere di volare senza vincoli e dolori.

Leggera come una piuma libro che non può non toccarvi il cuore, c’è amore anche solo a tenerlo in mano, e quando si arriva alla parola fine l’anima vi si solleva come per incanto immaginando BEA e la sua mamma mano nella mano correre in un verde prato pieno di colori mangiando budino alla vaniglia.

Grazie Sara per averci portato nel mondo di Bea, per aver condiviso con noi la sua storia e le sue battute spiritose, i suoi viaggi e le sue emozioni, ora so che di fronte a qualsiasi cosa esiste sempre un senso e quel senso dobbiamo darlo noi per continuare a credere che lottare per ogni attimo,seppur breve di vita,ci aiuta a vederla senza sfumature ma piena di colori meravigliosamente luminosi.

Ciao BEA, mi raccomando tienimi un po’ di budino che anche io ne vado matta…patty5

Il libro edito dalla PATHOS EDIZIONI è ordinabile on line sul sito ,su tutti i canali di vendita on line e ordinabile in libreria.

il mondo di BEA

 

…vorrei vivere più di un gatto in tangenziale…un film che ispira…

Ho recentemente visto il film di Albanese e Cortellesi Come un gatto in tangenziale, e al di là che l’ho trovato bello e divertente, nonostante la coattezza della trama, anche istruttivo e molto inerente alla realtà.

Oggi noi viviamo due dimensioni chi sta in alto e parla bene ma parla, e chi sta in basso non parla anzi si urla, ma nessuno l’ascolta.

Si perchè è facile dire facciamo questo, quello su e giù  quando si sta su di una poltrona, comodi e in alto,non  è altrettanto facile farlo dal basso seduti su di una cassetta della frutta senza sapere e poter fare nulla.

Se le due realtà venissero scambiate anche solo per un breve periodo forse oggi non staremo ancora qua a parlare di un governo che non c’è.  Nel film di Albanese nei panni del ricco pensatore mondiale e della Cortellesi  nei panni della coatta del borgo dei poveri, le due realtà si mettono in parallelo per unirsi inevitabilmente tramite chi questi pregiudizi e queste diversità non le vive e cioè i giovani ,i ragazzi, i bambini, usando la componente amore come legame indissolubile di un unione tra i popoli, le razze, la gente, l’amore.

Quindi il film insegna che è l’amore ancora una volta il collante per risolvere ogni problema di differenza e socializzazione e non le parole o gli status symbol.

E se portassimo più amore e meno interessi anche in parlamento ,riusciremo secondo voi a creare un governo meno parlato e più sentito?

Bisognerebbe comunque tenere dei corsi per aprire le anime e i cuori perchè mi sa che li ancora tutto rimane ben chiuso compreso il portafoglio. patty5ragazzi-come-un-gatto-in-tangenziale-1024x725.jpg

Quando la recensione ti tocca il cuore❤

       10 MAGGIO : GIORNATA INTERNAZIONALE DEL LUPUS .
Patrizia Macario : Io convivo con un Lupu’s – Libro –
” CHE NESSUNO SI POSSA SENTIRE PIU’ SOLO “

Leggere il libro di Patrizia è fare un viaggio attraverso gli ultimi 30 anni della sua vita, in poche pagine. Ti prende per mano il cuore e ti accompagna attraverso i passaggi più duri e coraggiosi della malattia. Senza lasciare spazio alla disperazione, neppure nei momenti più difficili, sceglie la luce e i colori al buio dell’anima.
Resilienza diventa la sua parola d’ordine a soli 20 anni e lo è ancora.
A Patrizia devo l’avermi fatto comprendere quanto possa essere complicato e difficile il “mettersi a nudo” con il pubblico, ma come dice lei nelle nostre chiacchierate online ” …il significato di questo libro è quello di non far sentire più nessuno, solo. ”

“Proprietaria di un innato ottimismo, tendevo a non tenere per me il carico ma a distribuirlo attraverso la socializzazione, cioè la condivisione del mio dolore per alleggerire la mia anima. Tenevo molte volte ad enfatizzare ogni sorta di problema coinvolgendo anche persone estranee oltre che i miei cari… sentendomi così protagonista di un evento che in quel momento era fonte di angoscia.
Credevo molto nei valori della vita e cercavo di circondarmi di persone che avevano la stessa visione in modo tale da poter esprimere le mie emozioni senza dovermi giustificare.”da “io convivo con un lupu’s”

Grazie Nicoletta Pisano’ un’amicizia nata sul web e custodita nel cuore❤

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…tacco 12 dal fashion…all’uso alternativo…

Avendo abbandonato ormai da tempo l’uso così fashion del ben voluto tacco 12 da spezza caviglia, mi sono chiesta rovistando nel mio sgabuzzino cosa mai potessi fare per rendere ancora vive le coloratissime 30 paia di scarpe dal tacco improponibile che occupano abusivamente un intero ripiano.

Gettarle? giammai…dovessi mai tornare indietro nel tempo e miracolosamente indossarle, (povera illusa) Regalarle? noooo le mie scarpe adorate ai piedi di chissà quale sconosciuta creatura. E allora? In attesa di un illuminazione folgorante, le metto in casa per prendere la conserva di pomodoro che ho avuto la bella idea di piazzare nel ripiano più alto della cucina, poi ci pianto un chiodo visto che non trovo mai il martello, inoltre potrei portarne un paio in borsa come arma contundente anti rapina e che dire del famoso calice improvvisato in un momento di romantico tete-à- tete (a patto che non siano usate e non costino una fortuna se no bevo acqua gassata che è meglio)

Comunque tutta invidia la mia perchè se solo non avessi la certezza di rotolare rovinosamente e fare una di quelle figure che difficilmente dimentichi e dimenticano coloro che hanno il piacere di vederti, comprerei l’intera collezione di Louboutin quelle magnifiche creature con la suola rossa il cui costo crea una permanente naturale ma che sollevano ,non solo di altezza, ma di morale qualunque donna.

Quindi voi fanciulle che ancora leggiadramente potete permettervi tale vezzo, usate e osate il tacco 12 fino a farvi consumare i piedi perchè poi per le comode scarpette da signora c’è sempre tempo, e per prendere la passata, piantare un chiodo, e proteggervi dalle rapine, credetemi qualcuno al vostro fianco lo farà  per voi. Il tacco 12 conquista più di due gocce di Chanel n 5 a letto senza nulla, perchè prima di arrivarci ,devi sempre passare dal tacco 12.

Detto questo metto a posto lo sgabuzzino e guardo e ripenso ai tempi che furono…con le mie 30 paia di tacco 12 e non mi resta che sognare… patty5

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Io convivo con un lupu’s…una storia…la mia…guerriere si diventa…

E’ passato un mese dal giorno che ho preso in mano per la prima volta una copia del libro, che avevo deciso di scrivere, ed è un mese che a parte qualche foto o annuncio, lo tengo sempre qui accanto a me proteggendolo come fosse un neonato.

Non è stato facile scriverlo, e non è facile donarlo al mondo, perché al di la del fatto che si parla di una malattia a molti sconosciuta, si parla di me, del mio privato, dei miei sentimenti, di un vissuto non facile e sofferto, grandi gioie ma grandi dolori, lotte, resilienza, coraggio, paure, incognite, speranze e un futuro al quale non so dare una collocazione ben precisa. Si perché il LUPUS, non ti permette di pensare oltre al quotidiano, non ti avvisa del suo percorso, decide e ti trascina con se in un vortice di paura dove ogni volta ti ritrovi persa e ti aggrappi inesorabilmente alla sola grande volontà di vivere, di superare ancora una volta, di ricominciare.

Ammaccata, ferita, delusa e molte volte priva di qualcosa, offesa nell’animo, cerchi di risalire lentamente fino a sperare che la bestia cada nuovamente in remissione e ti dia il tempo per riprendere le forze fino alla battaglia successiva.

Intanto il tempo passa, tante rinunce, forze che mancano e tanti perché nell’anima. Ma nonostante tutto sono fortunata, perché ho un carattere a differenza della malattia, non remissivo, non ho mai accettato di convivere con la bestia, come la chiamo io, e quindi ho sempre rifiutato ogni limitazione sfidandola, a volte, ho vinto e molte volte ho perso ma non mi sono mai tirata indietro in ogni battaglia.

Avrei voluto una vita diversa, semplice ma diversa, ma sembra illogico dirlo; ” il Lupus” mi ha resa quella che oggi io sono, forte, determinata, empatica e soprattutto ha sviluppato in me capacità di sopravvivenza che non conoscevo. Ogni giorno mi reinvento creando le condizioni adatte al momento, ho appeso le scarpette da ballo al chiodo ma ho dipinto, ricamato, sperimentato ricette fino a che ho aperto un cassetto che avevo persino dimenticato in un vecchio armadio del cuore, e ho trovato la mia strada. Scrivere. Ed è quello che faccio ormai da diversi anni, la mia medicina, il mio esternare ogni sentimento negativo, la mia comunicazione con il mondo, le mie emozioni.

Continuerò a convivere con la bestia poiché purtroppo morte sua morte mia, ma come tutte le convivenze forzate mi prenderò sempre i miei spazi e tutte le cose belle che la vita ha da offrirmi in ogni attimo e in ogni secondo.

Il mio domani è ieri il mio oggi è ora…carpe diem..ed è ora che lasci andare questo neonato e lo mandi nel mondo a trasmettere il messaggio,che uscendomi dal cuore, voglio dare a tutti . FORZA E CORAGGIO la vita vale sempre la pena di essere vissuta anche se non proprio tutta a colori… i colori mettiamoceli noi… e costruiamo la tela che forse non tutti potranno capire, poichè non  tutti sanno apprezzare l’arte. ma se anche solo pochi si fermeranno a guardarla ,sarà comunque qualcosa che resterà del nostro passaggio  in questa vita, nella quale forse si siamo diversi ,ma unici nell’amore che abbiamo per essa.

Quindi che vi posso dire io ho messo a nudo le mie paure, voi liberate le vostre. ciao dalla bella e la bestia… (in questo caso la bestia sono io…) patty5

PRESENTAZIONE UFFICIALE SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

ROMA FRANCOFORTE LONDRA E USA a date da definirsi. SKY TV MEDIASET E RADIO disponibile on line e prossimamente in tutte le librerie in Italia.

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